Il rapporto degli esperti Onu per la promozione della giustizia razziale denuncia discriminazioni ancora diffuse nella società italiana. Critiche alla gestione dell’immigrazione, al sovraffollamento nelle carceri e ai comportamenti delle forze di polizia.

Le criticità della società italiana

Venerdì 10 maggio si è conclusa la visita in Italia dei rappresentanti del Meccanismo Onu per la promozione della giustizia razziale nelle forze dell’ordine. Nel corso della settimana trascorsa nel nostro paese, gli esperti hanno visitato centri di detenzione, Cpr, strutture della Polizia di stato e Carabinieri a Roma, Milano, Napoli e Catania. Hanno avuto un colloquio con la Commissione Segre e si sono concentrati sulla gestione dell’accoglienza ai migranti. Il report della visita, presentato in conferenza stampa, verrà discusso davanti al Consiglio dei diritti umani a Ginevra il prossimo settembre.

Il Meccanismo di esperti ha rilevato numerose criticità nel sistema italiano di promozione della giustizia razziale. In particolare, ha evidenziato il persistere di razzismo sistematico e discriminazione razziale in vari aspetti della società, comprese barriere strutturali che impediscono l’accesso al mondo del lavoro, educazione e sanità. Ha criticato la mancanza di indipendenza dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) e dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, soffermandosi anche sull’assenza di meccanismi di applicazione delle loro decisioni.

I rilievi sulle forze dell’ordine

Per quanto riguarda le forze dell’ordine, sono state evidenziate frequenti pratiche di profilazione raziale contro africani e discendenti di paesi africani come base delle operazioni di controllo e, per limitare il fenomeno, è stata incoraggiata l’organizzazione di corsi di formazione sulla discriminazione razziale, oggi assenti. È stata fortemente criticata l’assenza di un meccanismo indipendente, non giudiziale, di controllo delle forze di sicurezza che possa prevenire tali fenomeni. In questo contesto, è stata altresì criticata l’assenza di mezzi d’identificazione delle forze di sicurezza, impedendo trasparenza e controllo. Inoltre, è stato evidenziato come la composizione delle forze di sicurezza non corrisponda alla diversità della popolazione, con effetti negativi sulla loro percezione e operato. È stato rilevato come le difficoltà a ottenere la cittadinanza italiana e l’assenza di misure per favorire l’arruolamento di persone di discendenza non europea comprometta fortemente il lavoro delle forze dell’ordine in tema di discriminazione razziale.

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Sovraffollamento nelle carceri

Le parole più dure sono state utilizzate per descrivere il sovraffollamento carcerario e sovra-rappresentazione degli stranieri, soprattutto di origine africana, con carenza di misure per rispondere alle loro necessità, quali traduttori e traduttrici e mediatori e mediatrici culturali.

Sono state inoltre evidenziate le denunce di torture e trattamenti disumani e degradanti nelle carceri Cesare Beccaria di Milano, Santa Maria Capua Vetere di Caserta e nelle strutture penitenziarie di San Gimignano e Reggio Emilia. È stata analizzata con attenzione la gestione del fenomeno migratorio, con l’ascolto di numerose testimonianze che hanno evidenziato frequenti abusi da parte delle forze dell’ordine. Gli esperti sottolineano come i servizi d’immigrazione dovrebbero essere gestiti da agenzie statali e non ospitati nelle strutture di polizia. L’utilizzo di forme detentive come centri di rimpatrio e hotspot è stato criticato aspramente, come limitazione non proporzionata della libertà personale. Gli esperti si sono anche espressi sull’accordo con l’Albania per la creazione di centri per le persone soccorse in mare, manifestando seria preoccupazione per la potenziale violazione dei diritti umani.

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