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Capitali coraggiosi per imprenditori audaci

I progetti innovativi necessitano di ingenti capitali. In più, solo alcuni avranno successo. È per questo che la finanza alternativa è fondamentale nella scommessa per favorire l’innovazione, remunerare chi ha avuto intuito e generare impatto sociale.

Come finanziare l’innovazione

Sempre più imprenditori sviluppano idee e progetti per contribuire a risolvere grandi problemi sociali: per esempio, il cambiamento climatico, la povertà o il mancato accesso all’istruzione e alla conoscenza da parte delle fasce deboli della popolazione.

In questo difficile percorso, gli imprenditori non possono avere la certezza di riuscire. Anche perché, come diceva Albert Einstein, questi problemi non possono essere risolti utilizzando la stessa mentalità che ha contribuito a crearli. Tradotto: i problemi vanno risolti innovando. Vi è la necessità di fare ricerca e sviluppare nuove tecnologie, nuovi prodotti e servizi, nuovi modelli di business e governance.

Ecco allora che sono necessari molti capitali per finanziare la ricerca, sapendo che solo alcuni saranno remunerati (spesso molto bene), mentre altri non avranno successo. La finanza è fondamentale in questa scommessa: servono capitali coraggiosi forniti da chi, per mestiere, studia le imprese e valuta se sono idonee a evolvere. Il private capital assolve a questi compiti: favorisce l’innovazione, remunera chi ha avuto intuito e genera impatto sociale. È la nuova finanza, la cosiddetta finanza alternativa.

Partiamo con una definizione di finanza alternativa (fonte: Azimut Direct): “Con il termine finanza alternativa si fa riferimento a tutte quelle operazioni al di fuori dell’ordinario circuito bancario, e che hanno come controparte altri soggetti privati, come il crowdfunding, piattaforme online che permettono una user experience digitale e rapida come nel caso dell’invoice trading, o ancora fondi di investimento e operatori specializzati in soluzioni di debito ed equity a medio-lungo termine”.

Perché vi è bisogno di una finanza alternativa?

Bisogna innanzitutto chiedersi perché vi sia bisogno di una finanza alternativa al debito bancario. In altre parole, perché il debito bancario non è la scelta migliore per finanziare progetti innovativi? Le cause sono molteplici e risiedono in specifiche caratteristiche dei progetti innovativi che non si adattano al modello di business, al profilo di rischio e al tipico modo di operare delle banche, rendendo quindi tali progetti “non bankable”. Specificamente:

  • incertezza dei ritorni: non consente alla banca di predire con una sufficiente approssimazione la generazione di flussi di cassa del progetto;
  • specificità e intangibilità delle risorse: in caso di insuccesso del progetto, rendono altamente improbabile per la banca il recupero del valore degli asset liquidati (essendo tali asset non utilizzabili in altri progetti);
  • regolare disponibilità di capitale per sviluppare l’innovazione: che non può essere garantita dalla banca vista la correlazione positiva tra disponibilità di capitale di debito e ciclo economico;
  • profilo di rischio elevato: risulta spesso non in linea con quello della banca.
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Il venture capital

Il venture capital  rappresenta lo strumento principale di finanza alternativa. I fondi di venture capital sono investitori attivi strutturati come limited partnerships, che corrispondono a società in accomandita, dove il socio accomandatario è il general partner che decide dove, quando e come investire le risorse finanziarie dei soci accomandanti (per esempio, fondi assicurativi, fondi pensione, banche, stato, imprese) raccolte sul mercato. Il loro modello di business è quello di massimizzare i ritorni finanziari dei propri investimenti nel più breve tempo possibile a mezzo di exit positive (quotazione sul mercato borsistico, vendita delle imprese in portafoglio a soggetti acquirenti come, ad esempio, fondi di private equity). Per perseguire l’obiettivo, i fondi di venture capital necessitano di forti diritti di controllo nei consigli di amministrazione delle imprese investite al fine di spingerne la crescita e la redditività.

Nelle figure 1 e 2 vengono mostrati gli ultimi dati disponibili circa la raccolta fondi di venture capital e l’ammontare investito nelle fasi iniziali del ciclo di vita dei progetti (seed, start-up), in Italia e nei principali paesi europei. Per maggiori dettagli e spiegazioni si vedano i rapporti del Venture Capital Monitor promosso da Aifi

Figura 1

Fonte: Invest Europe

Figura 2

Fonte: Invest Europe

Nuovi trend

Quali sono i nuovi trend? In primo luogo, un nuovo fenomeno è quello del cosiddetto “blended finance”. In un articolo pubblicato il 27 maggio 2023 sul Corriere della Sera-Innovazione, Paola Pica descrive i vantaggi di queste operazioni a capitale pubblico e filantropico, capaci di attrarre risorse private dove da sole non riuscirebbero ad arrivare. In parole semplici, il blended finance è una sorta di impact investing dove gli investitori investono in progetti finalizzati a generare sostenibilità ambientale e sociale offrendo sistemi per raggiungere standard di governance più elevati, che consentono ai nuovi imprenditori di ridurre il rischio dei loro progetti.

Un secondo trend è quello delle imprese familiari che investono in venture capital. Mario Daniele Amore, Valerio Pelucco e io abbiamo condotto uno studio dove mostriamo come i fondi di corporate venture capital (Cvc) a conduzione familiare rappresentino un terzo del mercato Cvc e investano in modo differente rispetto ai fondi tradizionali. Questi “nuovi” operatori potrebbero essere i nuovi capitali coraggiosi per gli imprenditori audaci di domani.

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  1. Angelo

    Ho la sensazione di aver già sentito questa logica: privatizzare i guadagni, socializzare le perdite…

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