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Dentro il labirinto: il programma Gol visto dagli operatori

Il programma Gol vuole riqualificare milioni di persone non occupate e disoccupate, attivando migliaia di corsi di formazione. A che punto siamo? Una ricerca basata sulla produzione di metafore racconta l’esperienza degli operatori di orientamento.

Metafore per descrivere l’esperienza di orientamento

Il programma Gol – Garanzia occupabilità lavoratori – è parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza e intende riqualificare persone inoccupate e disoccupate: entro il 2025 sono previsti colloqui di orientamento con 3 milioni di persone e l’attivazione di alcune migliaia di corsi di formazione.

Una ricerca che ho svolto in due fasi, nel 2023 e poi nel 2024, nell’ambito del Registro nazionale orientatori ha chiesto a 139 operatori di orientamento autoselezionati di compilare un questionario descrivendo la loro percezione del programma Gol, degli utenti del programma, del proprio ruolo attraverso metafore. La modalità espressiva ha permesso di far emergere rapidamente e in sintesi gli aspetti più rilevanti percepiti dai rispondenti. Gli operatori sono dipendenti di centri per l’impiego, agenzie formative e agenzie per il lavoro.

Cosa pensano del programma

Sul programma Gol, più della metà degli operatori ha espresso una metafora negativa. Il riferimento più comune è stato al labirinto.

L’elevata insoddisfazione degli operatori è dovuta a due motivi principali. Il primo è che con molti utenti gli operatori non hanno tempo sufficiente per svolgere il loro lavoro: la compilazione di documenti amministrativi toglie tempo alla componente orientativa del colloquio; inoltre, le ore totali di orientamento da destinare a ogni utente vengono decise in misura predominante da un algoritmo e non dall’operatore.

Il secondo motivo è che non sempre sono disponibili opportunità formative che permettano di aumentare in modo sostanziale l’occupabilità degli utenti.

Per gli operatori che lavorano come liberi professionisti per agenzie formative e agenzie per il lavoro coinvolte nel programma un ulteriore motivo di insoddisfazione è l’esiguità della retribuzione.

Il compenso orario riconosciuto dal ministero del Lavoro alle agenzie formative e alle agenzie per il lavoro che svolgono colloqui Gol è di circa 38 euro l’ora, più un premio una tantum in caso di assunzione. Agli operatori liberi professionisti vengono spesso assegnati i casi più difficili (perciò con scarse possibilità di ottenere l’indennità premiale) e un compenso orario intorno ai 20 euro per ora di colloquio, che include anche i costi di viaggio e le attività di back office, e che non viene pagato nel caso, abbastanza frequente (10-20 per cento dei casi), in cui l’utente non si presenti al colloquio.

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Su questo aspetto, che mortifica la professionalità degli operatori e allontana da Gol i più capaci, sarebbe opportuno un intervento del ministero del Lavoro, da una parte aumentando i compensi orari per le agenzie e dall’altra prevedendo un compenso minimo sostanzialmente più alto (almeno 40 euro l’ora) per chi lavora come libero professionista. Oppure dovrebbe prevedere che le attività Gol possano essere svolte solo da operatori con contratto di lavoro dipendente (anche a termine). 

Cosa pensano degli utenti

Per quanto riguarda gli utenti, gli operatori sono colpiti soprattutto dalla loro eterogeneità e fragilità. Altri operatori segnalano passività, ignoranza sul programma, la partecipazione obbligatoria ai colloqui di orientamento. E alcuni utenti sono più interessati al sostegno al reddito che al reinserimento lavorativo.

Pur lavorando in un programma che viene percepito con grossi limiti, e con utenti fragili, gli operatori che ritengono di poter ottenere risultati sono circa il doppio di quelli demoralizzati. Gli operatori ottimisti descrivono il proprio ruolo utilizzando espressioni quali “faro”, “direttore d’orchestra”, “sarto”, “allenatore”, “bastone che aiuta chi cammina”, “una mano che sostiene”, “un alpinista che accompagna in cima alla montagna”.

Al contrario, gli operatori demoralizzati si descrivono utilizzando metafore quali “annientamento”, “vertigine”, “Sisifo”, “una strada in salita percorsa al buio”, “mulini a vento”, “la depressione di Woody Allen”, “un arco con le frecce spuntate”, “uno che svuota il mare con un cucchiaio”. È auspicabile che, dopo la prima fase di rodaggio, ministero del Lavoro e regioni e province autonome concordino una serie di modifiche volte a rendere più incisivo il programma, in particolare una maggiore flessibilità nella profilazione degli utenti, una più rapida attivazione di opportunità formative congruenti con le necessità di quanti hanno bisogno di riqualificarsi, uno snellimento delle procedure amministrative.

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L’autonomia differenziata tra economia e Costituzione

  1. Savino

    Siamo culturalmente indietro. Non siano riusciti a fare qualcosa di diverso dal buttare soldi a pioggia. Tante persone adulte dovrebbero domandarsi cosa fare da grande e guardarsi indietro rispetto a quanta gente nel mondo è davvero in difficoltà. Le immagini di chi sfida le intemperie sui barconi, ad esempio, per avere un vita migliore, questa volta dovrebbero davvero far riflettere.

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