Quando in una classe universitaria cresce il numero di donne, migliora il clima di studio e di collaborazione, senza che ne soffrano i risultati accademici. È una lezione particolarmente interessante per i corsi di laurea ancora a prevalenza maschile.

Un’indagine sulle interazioni nelle classi dell’università

L’università non è solo un luogo in cui si acquisiscono competenze tecniche, ma anche un’esperienza fatta di confronto con i compagni, interazioni quotidiane, formazione di aspettative, pressione competitiva e senso di appartenenza. Una crescente letteratura mostra come contesti di apprendimento e di lavoro più equilibrati dal punto di vista di genere siano spesso associati a dinamiche più cooperative, a una minore conflittualità e, in alcuni casi, a risultati migliori. Come si manifestano questi effetti all’interno delle aule universitarie?

Nel paper Female Peers and Student Outcomes in University analizziamo cosa succede quando aumenta la quota di studentesse nelle classi universitarie e se la composizione di genere dei compagni di corso influisca sul modo in cui gli studenti vivono l’università e sui risultati che ottengono. In particolare, esaminiamo quattro dimensioni dell’esperienza universitaria: gli atteggiamenti legati alla mascolinità, il modo in cui gli studenti percepiscono l’impatto dell’ansia sul proprio rendimento, le interazioni in aula e i risultati accademici.

Combinando dati amministrativi, come voti e numero di esami sostenuti, con un’indagine originale che raccoglie informazioni su atteggiamenti, percezioni e interazioni in aula, il nostro studio stima in modo credibile l’effetto causale della presenza femminile su queste dimensioni. È possibile grazie a un contesto istituzionale particolare: nell’università analizzata gli studenti vengono assegnati ogni anno in modo casuale a classi diverse. Ciò consente di confrontare studenti simili tra loro, esposti però a un diverso numero di compagne di corso.

Gli atteggiamenti legati alla mascolinità

La prima dimensione analizzata riguarda gli atteggiamenti legati alla mascolinità. Partendo dalle domande del “Conformity to Masculine Norms Inventory” (Cmni), misuriamo quanto gli studenti e le studentesse aderiscano a idee come: l’importanza di “vincere” fin dai primi esami, l’apprezzamento per il rischio, la convinzione che le minoranze non siano più svantaggiate, il desiderio di essere percepiti come persone di successo. Non sono di per sé atteggiamenti negativi. Tuttavia, quando diventano dominanti, possono alimentare un clima iper-competitivo, in cui la collaborazione è scoraggiata e l’errore è vissuto come un fallimento personale. I risultati mostrano che una più larga quota di studentesse riduce significativamente l’adesione a questi atteggiamenti, sia per studenti sia per studentesse.

Ansia da performance, relazioni tra studenti e risultati accademici

La seconda dimensione riguarda il rapporto tra salute mentale (preoccupazione, ansia) e performance. Utilizziamo una misura che cattura quanto gli studenti percepiscono che preoccupazione o ansia incidano sul loro rendimento accademico. I risultati sono chiari: nelle classi con più studentesse, gli studenti percepiscono un impatto minore dell’ansia sul proprio rendimento. Non significa che il sentimento scompare, ma che l’ambiente può renderlo più gestibile.

La terza dimensione riguarda le interazioni tra studenti. Il nostro questionario chiede se i compagni condividono appunti, se l’attenzione dei compagni è concentrata solo sugli studenti migliori, se si verificano commenti svalutanti, o se si sente spesso dire che servono voti altissimi per avere successo. Anche qui, la composizione di genere gioca un ruolo importante. Una maggiore presenza femminile è associata a una maggiore condivisione di appunti e a una minore enfasi sui “top performer”. Inoltre, diminuisce la percezione, sia per maschi che per femmine, che solo voti molto alti siano necessari per avere successo.

I nostri dati smentiscono la credenza che un clima più collaborativo e meno stressante possa andare a scapito dell’eccellenza. L’aumento della presenza femminile è infatti associato anche a migliori risultati accademici. Gli studenti esposti a più compagne di corso ottengono voti mediamente più alti e superano un numero maggiore di esami. In particolare, migliorano le performance delle ragazze negli insegnamenti quantitativi, spesso percepiti come più competitivi.

La figura 1 mostra l’effetto stimato di un aumento di 10 punti percentuali della quota di studentesse in una classe sulle dimensioni analizzate (in deviazioni standard).

I risultati suggeriscono che la composizione di genere non è solo una questione di equità, ma anche di efficienza. È particolarmente rilevante se si considera che in molti corsi di laurea, soprattutto nelle discipline tradizionalmente maschili, come ingegneria o finanza, la presenza femminile è ancora limitata. Promuovere una maggiore presenza di studentesse non significa introdurre quote rigide nelle classi, ma investire in orientamento, informazione e politiche che riducano le barriere all’ingresso. Significa, inoltre, prestare maggiore attenzione alla dimensione sociale dell’università, accanto a quella strettamente didattica e alla creazione di un ambiente più inclusivo. L’università non è solo il luogo in cui si trasmettono conoscenze, ma anche uno spazio in cui si formano persone e relazioni: la diversità di genere può contribuire a creare un clima più equilibrato, in cui tutti gli studenti abbiano maggiori possibilità di esprimere il proprio potenziale.

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