La testimonianza di un collaboratore di giustizia ha fornito una mappa precisa dei luoghi dove la camorra ha interrato i rifiuti illegali. In quelle stesse zone si registra un netto aumento dei casi di tumore. A riprova dei gravi danni causati alla salute.
I danni provocati dallo smaltimento illegale dei rifiuti
Lo smaltimento illegale dei rifiuti a opera della camorra ha accresciuto i morti per tumore? La domanda è semplice, la risposta no. Confrontare comuni più o meno contaminati nelle province di Napoli e Caserta, e vedere come variano i decessi, non basta a stabilire un nesso causale. I luoghi dello smaltimento illegale possono coincidere con quelli in cui gli altri fattori che incidono sui tumori hanno una maggiore capacità di mordere. In questo spazio d’incertezza, nel corso del tempo esponenti delle istituzioni – tra cui Beatrice Lorenzin, ministro della Salute dal 2013 al 2018 – hanno richiamato gli stili di vita come possibile causa esplicativa dell’eccesso di mortalità. Di recente, tuttavia, sulla base di indizi sempre più pressanti, la forza di ipotesi alternative al nesso tra sversamenti illegali e tumori si è affievolita. Nel gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver impedito l’esposizione dei cittadini a un rischio grave e accertabile; lo ha fatto senza esigere la prova d’un nesso causale tra contaminazione e tumori. Nesso che, se provato, darebbe maggiore cogenza all’azione pubblica in favore dei residenti delle aree compromesse. Nesso che costituisce il focus di un nostro recente lavoro.
La geografia di Carmine Schiavone
Il nostro punto di partenza è la testimonianza resa nel 1997 da Carmine Schiavone, esponente del clan dei Casalesi, poi collaboratore di giustizia. Schiavone descrisse con notevole precisione non solo i meccanismi del traffico di rifiuti, ma anche la sua geografia. Svelò, cioè, i luoghi in cui i rifiuti furono interrati a partire dall’avvio della grande trasformazione della monnezza in oro.
In base alla sua ricostruzione, l’interramento non avvenne a casaccio, ma lungo specifiche direttrici. In particolare, lungo l’Asse Mediano, il cui tracciato fu stabilito all’inizio degli anni Ottanta, e lungo l’antica via Domitiana (figura 1).
Figura 1 – Le direttrici dello smaltimento illegale indicate da Carmine Schiavone

Con l’avvio del traffico illecito, nel 1988, gli scavi e i terrapieni prodotti dalla costruzione dell’Asse Mediano offrirono luoghi facilmente accessibili nei quali interrare i rifiuti.
Adatta allo scopo si rivelò anche la direttrice che corre lungo la via Domitiana, che attraversa luoghi sabbiosi del litorale, particolarmente idonei allo scavo.
Quando cominciarono i traffici, la Camorra sfruttò dunque due direttrici preesistenti. È una circostanza particolarmente favorevole per l’analisi, perché spinge a ritenere che i cittadini dei comuni attraversati da queste direttrici siano stati casualmente esposti alla contaminazione e che la loro probabilità di ammalarsi non sia statisticamente diversa da quella dei cittadini residenti altrove, una volta che tale probabilità sia depurata dagli effetti degli sversamenti.
L’effetto sulla mortalità
Utilizzando i dati Istat sulle cause di morte in Campania dal 1982 al 2023, confrontiamo l’evoluzione dei divari di mortalità tra i comuni attraversati dalle direttrici indicate da Schiavone (comuni esposti) e tutti gli altri. Poiché molti tumori hanno tempi di latenza lunghi, non ci attendiamo alcuna differenza nella mortalità prima che gli effetti dell’esposizione possano emergere; mentre ci attendiamo che con il passare del tempo si manifesti un divario crescente tra comuni esposti e non esposti. Ed è esattamente ciò che rileviamo.
Come mostra la figura 2, l’eccesso di mortalità nei comuni esposti emerge dopo il 2000, acutizzandosi dal 2011 in poi.
Figura 2 – Effetto sulla mortalità tumorale nei comuni attraversati dalle direttrici di smaltimento illegale

Le nostre stime indicano un aumento della mortalità nei comuni esposti compreso tra 0,17 e 0,19 decessi aggiuntivi ogni mille abitanti, che si traduce in un eccesso di mortalità tra il 7,5 e l’8,5 per cento. L’effetto è particolarmente forte lungo l’Asse Mediano, la direttrice lungo la quale la testimonianza di Schiavone è più accurata (eccesso di mortalità pari a circa il 15 per cento).
Ora, se il risultato fosse dovuto a differenze strutturali tra i comuni, dovremmo osservare un divario anche prima che gli effetti dello smaltimento comincino presumibilmente a manifestarsi. Osserviamo, invece, un effetto che emerge gradualmente e s’intensifica col tempo.
La gradualità potrebbe riflettere, oltre ai tempi d’insorgenza della malattia, anche quelli necessari per il raggiungimento d’una soglia critica di rilevanza, tramite accumulo, della contaminazione ambientale. Ciò sarebbe coerente con quanto molti studi suggeriscono, secondo cui l’esposizione cronica a basse dosi d’una miscela di sostanze tossiche determinerebbe la maggiore mortalità.
Falsi trattamenti
La prossimità a una grande arteria stradale può associarsi a molte altre caratteristiche che incidono sulla salute. Per questo motivo abbiamo ripetuto l’analisi utilizzando come “falso trattamento” altre direttrici, senza però osservare alcuna differenza di mortalità nei comuni da esse attraversate. Una di queste è la Nola-Villa Literno, caso interessante perché corre parallelamente all’Asse Mediano e attraversa territori caratterizzati da una forte presenza camorristica. L’altra è la Telesina (figura 3).
Figura 3 – La Nola-Villa Literno e la strada statale 372 Telesina

A una conclusione coerente con la nostra, ovvero l’esistenza d’un nesso tra contaminazione e tumori, perviene un lavoro presentato di recente su questo sito, che sfrutta una diversa circostanza – la direzione dei venti – per determinare l’esposizione dei cittadini. Questo lavoro si concentra sugli effluvi tossici dei roghi, sebbene, come gli autori correttamente ammettono, il vento non sia l’unico possibile canale di propagazione dei contaminanti. Nella Terra dei fuochi, i fuochi sono, paradossalmente, solo una parte del problema.
Il costo meno visibile della criminalità organizzata
I costi della criminalità organizzata sono generalmente calcolati in termini di distorsione nell’allocazione delle risorse. Il caso della Terra dei fuochi indica un’altra dimensione rilevante, la salute, che spinge a intervenire su bonifiche, sorveglianza sanitaria, contrasto alla criminalità. Si tratta di esigenze la cui urgenza cresce con la consapevolezza d’un nesso di causalità tra rifiuti e tumori, che, per le tecniche utilizzate o per la prospettiva assunta, le analisi epidemiologiche non hanno sinora evidenziato. Anche per l’oggettiva difficoltà d’individuare il complesso meccanismo di trasmissione che conduce dalla contaminazione all’insorgenza della malattia.
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Sergio Beraldo è Professore associato di Economia politica presso l’Università di Napoli ‘Federico II’ e research fellow del Center for Studies in Economics and Finance (CSEF). I suoi interessi di ricerca ricadono nell’ambito dell’Economia pubblica e della Teoria economica delle istituzioni.
Ricercatrice presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche, si occupa di ricerca in ambito di economia sanitaria e diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie.
Fabio Leone è dottorando in Economics, Analytics and Decision Sciences presso la scuola IMT Alti Studi Lucca, e laureato in Economia e Commercio presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Napoli Federico II. I suoi interessi di ricerca riguardano l’Economia Pubblica, con una particolare attenzione per l’economia sanitaria.
È professoressa associata di Economia politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Napoli Federico II e ricercatrice affiliata al Center for Studies in Economics and Finance (CSEF). È un’economista specializzata in microeconomia applicata. La sua ricerca si concentra su economia pubblica e politiche pubbliche, disuguaglianze ed empirical banking.
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