Cercare online informazioni sulla propria salute può aiutare a comprendere meglio sintomi e malattie. Può però anche alimentare preoccupazioni e aumentare il ricorso ai servizi sanitari. I dati europei mostrano le due facce del paziente digitale.

Dal medico a Google, e ritorno

Un mal di testa che non passa, uno strano dolore alla schiena, un valore fuori norma nelle analisi. Prima ancora di telefonare al medico, sempre più spesso la prima risposta viene cercata online. È il comportamento di quello che possiamo definire il “paziente digitale”: una persona che utilizza Internet anche per raccogliere informazioni sulla propria salute.

La ricerca di informazioni sanitarie online è ormai entrata nelle abitudini quotidiane e la pandemia ha accelerato il fenomeno, anche tra le fasce di popolazione più anziane. È una trasformazione potenzialmente positiva. Il costo di accesso all’informazione sanitaria si è drasticamente ridotto e un paziente più informato può comprendere meglio la propria condizione e partecipare più attivamente alle decisioni terapeutiche.

Ma c’è anche un’altra possibilità. Cercare un sintomo online significa confrontarsi con una quantità enorme di informazioni di qualità molto diversa. Un disturbo comune può essere associato, nel giro di pochi clic, a patologie molto più gravi. L’informazione può allora non rassicurare il paziente, ma renderlo più preoccupato.

Quale dei due effetti prevale? È la domanda che affrontiamo in un nostro recente studio, utilizzando i dati di Share (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), la principale indagine europea su salute, invecchiamento e pensionamento. Il nostro campione comprende persone dai 50 anni in su: i risultati riguardano dunque la popolazione adulta e anziana e non possono essere automaticamente estesi alle generazioni più giovani.

La geografia europea del “dottor Google”

L’analisi riguarda quasi 14mila persone residenti in 18 paesi europei, intervistate nel 2021 nell’ambito della seconda Share Corona Survey. L’analisi procede in due direzioni. Una prima fotografia descrittiva mostra come ricerca di informazioni sanitarie online, accesso ai servizi e salute percepita si distribuiscano nei diversi paesi europei. Successivamente analizziamo come questi tre fenomeni siano legati tra loro a livello individuale.

Le mappe mostrano una notevole eterogeneità tra paesi. La ricerca di informazioni sanitarie online è più diffusa nell’Europa settentrionale e tende a diminuire spostandosi verso Sud ed Est. La cattiva salute percepita è invece più frequente in diversi paesi dell’Europa meridionale e sud-orientale e nei paesi baltici. Informazione, accesso alle cure e salute sono fenomeni intrecciati, che risentono anche delle differenze nell’accesso alle tecnologie, nei sistemi sanitari e nelle condizioni socioeconomiche della popolazione.

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Figura 1 – Ricerca di informazioni sanitarie online e accesso ai servizi sanitari in Europa

Figura 2 – Cattiva salute percepita in Europa

Nota: le mappe riportano, per i paesi inclusi nel campione, la quota di persone che cerca informazioni sanitarie online, che si è rivolta a un professionista sanitario e che dichiara una salute cattiva o mediocre. Periodo di riferimento: giugno-agosto 2021. Fonte: elaborazioni degli autori su dati Share.

Un nuovo divario digitale

Anche all’interno dei singoli paesi il paziente digitale non è uguale per tutti. La probabilità di cercare informazioni sanitarie online cresce con il livello di istruzione e il reddito ed è più alta tra chi possiede migliori competenze informatiche e una maggiore capacità di comprendere e utilizzare le informazioni sulla salute.

Anche l’età conta. Nel nostro campione utilizza Internet per cercare informazioni sanitarie circa una persona su due tra i 50 e i 69 anni, contro meno di una su quattro tra gli ultrasettantenni. Emergono quindi diverse dimensioni del divario digitale. L’età è associata alla frequenza con cui Internet viene utilizzato per cercare informazioni sulla salute; istruzione e competenze contribuiscono invece alla capacità di trovare, comprendere e valutare l’affidabilità di ciò che si trova online.

Più informati, ma anche più preoccupati

Che cosa succede quando si cercano informazioni sulla propria salute online?

Agli intervistati viene chiesto se abbiano utilizzato Internet per cercare informazioni sulla propria salute, se si siano rivolti a un professionista sanitario e come valutino complessivamente il proprio stato di salute. L’analisi considera congiuntamente le tre dimensioni, perché chi sta male può essere più propenso a cercare informazioni, ciò che trova può influenzare la decisione di rivolgersi a un medico e la stessa esperienza di cura può essere associata alla percezione del proprio stato di salute.

I risultati mostrano due meccanismi di segno opposto. Da un lato, cercare informazioni sanitarie online riduce di circa 1,7 punti percentuali la probabilità di percepire la propria salute come cattiva o mediocre. L’accesso alle informazioni può aiutare a conoscere meglio sintomi e patologie e a gestire con più consapevolezza la propria salute.

Dall’altro, la ricerca online aumenta di circa 6 punti percentuali la probabilità di rivolgersi a un medico o a una struttura sanitaria. Il maggiore ricorso ai servizi è a sua volta associato a una peggiore percezione della propria salute. Considerando insieme i diversi canali, nelle nostre stime è questo secondo meccanismo a prevalere.

Ciò non significa che andare dal medico faccia peggiorare la salute. L’esito che analizziamo è la salute percepita, che incorpora anche preoccupazione e percezione della propria vulnerabilità. Nei casi più estremi, il processo può assumere le caratteristiche della cosiddetta cybercondria: la ricerca ripetuta di informazioni aumenta l’ansia per la propria salute, che può alimentare nuove ricerche e un maggiore ricorso ai servizi sanitari.

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L’età fa la differenza

Il meccanismo emerge soprattutto tra gli individui tra 50 e 69 anni, che sono anche quelli che utilizzano più frequentemente Internet per informarsi sulla salute. In questo gruppo osserviamo sia il beneficio diretto della ricerca online sulla salute percepita, sia l’effetto di segno opposto che passa attraverso il maggiore ricorso ai servizi sanitari. Nel bilancio complessivo prevale il secondo. Tra gli ultrasettantenni, invece, il meccanismo è meno evidente. È un risultato importante anche in prospettiva: le generazioni che entreranno nelle età più avanzate nei prossimi anni avranno una familiarità con Internet molto maggiore rispetto agli anziani di oggi.

Il problema non è cercare, ma saper cercare

La conclusione non è che dovremmo smettere di cercare informazioni sanitarie online. Internet può rendere il paziente più informato e più coinvolto nella gestione della propria salute. Ma la disponibilità di informazioni non garantisce, da sola, decisioni migliori.

La sfida riguarda anche l’offerta di informazione sanitaria. Le istituzioni pubbliche, a partire dal ministero della Salute, possono contribuire a rendere i contenuti sanitari affidabili più facilmente accessibili e, soprattutto, immediatamente riconoscibili come tali. Allo stesso tempo, occorre investire nelle competenze necessarie per cercare, comprendere e valutare criticamente ciò che si trova online. In un ambiente digitale in cui fonti attendibili convivono con informazioni incomplete o fuorvianti, rendere disponibile buona informazione non basta: bisogna aiutare le persone a riconoscerla.

Il paziente digitale non sostituisce dunque il medico. Può arrivare alla visita più informato, ma anche più preoccupato. La questione non è più se le persone cercheranno informazioni sulla propria salute online: lo fanno già. La questione è quali informazioni troveranno e quanto saranno in grado di interpretarle.

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