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Piani urbani integrati: quelli che restano nel Pnrr

Con la decisione della Commissione europea sul Pnrr rivisto, si chiude la diatriba sui progetti attuati dai comuni. Non c’è la totale cancellazione proposta dal governo. C’è invece la conferma degli investimenti in rigenerazione urbana, benché ridotti.

Il via libera della Commissione alla revisione del Pnrr

Venerdì 24 novembre, la Commissione europea ha chiuso la questione della revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che il governo italiano aveva avviato in agosto con la presentazione di una proposta di riformulazione complessiva.

Rimandando a un prossimo articolo l’analisi più generale della soluzione concordata con la Commissione europea, qui vogliamo concentrarci su uno dei punti più controversi della revisione presentata dal governo ad agosto: il completo definanziamento di nove linee di investimento – per un totale di 16 miliardi da ricollocare appunto sulla nuova missione REpowerEU – in gran parte relativi a misure per le quali comuni e città metropolitane sono responsabili dell’attuazione (più di 12 miliardi).

Gli enti territoriali hanno subito contestato la cancellazione dei programmi, affermando che il loro percorso di attuazione è sostanzialmente in linea con le scadenze del Piano. Anzi, hanno lamentato l’insensatezza di depennare iniziative per le quali i lavori sono già iniziati e gli enti appaltanti hanno già assunto obbligazioni vincolanti con soggetti terzi con l’espletamento delle gare. Di fronte alle critiche, il governo si è impegnato a confermare il finanziamento degli investimenti, ma dirottandoli su linee di intervento che abbiano scadenze meno stringenti (programmi di coesione europei e nazionali).

Ora la decisione della Commissione europea sul nuovo Pnrr chiude la diatriba con una soluzione di mezzo: da quanto si apprende dalla stampa, vengono cancellati i “piccoli interventi dei comuni”, come proposto dal governo, ma vengono invece confermati gli investimenti in rigenerazione urbana e i Piani urbani integrati, come richiesto dai sindaci, seppure in misura parziale in confronto agli stanziamenti originari: rispettivamente 2 miliardi e 900 milioni. Naturalmente tutti, governo e sindaci, cantano vittoria.

I Piani urbani integrati

Proviamo a considerare in maggiore dettaglio uno dei programmi oggetto di contrasto: quello dei Piani urbani integrati (M5C2 Investimento 2.2). Si tratta di un intervento rivolto “a migliorare le periferie delle città metropolitane creando nuovi servizi per i cittadini e riqualificando le infrastrutture della logistica, trasformando così i territori più vulnerabili in smart city e realtà sostenibili”.

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Prima della revisione del Piano, le risorse complessivamente disponibili erano significative: 2,6 miliardi di euro, di cui 2,5 assicurate dal Pnrr. Il programma coinvolge 14 città metropolitane che si sono viste approvare 31 Piani urbani integrati: si va dagli interventi per “Palermo: metropoli aperta” a quelli per “La grande Bologna” o per “Torino metropoli aumentata”, tanto per richiamare quelli di più ampia dimensione finanziaria. Sulla linea di investimento Piani urbani integrati, il cronoprogramma del Pnrr originario prevede ancora due target da realizzare, uno nazionale e l’altro europeo: entro fine 2024 (target italiano) l’erogazione del 30 per cento delle risorse complessive sulla base dei Sal rendicontati; entro il primo semestre 2026 (target europeo) il completamento degli interventi di pianificazione integrata che coprano un’area di almeno 3 milioni di metri quadrati da parte di tutte le 14 città metropolitane coinvolte. Gli altri milestone/target già scaduti sono stati raggiunti.

A seguito della revisione del Piano da parte della Commissione europea, il finanziamento per i Piani urbani integrati si è ridotto da 2,5 miliardi a 900 milioni, e il target finale europeo è stato ridimensionato prevedendo ora il completamento di almeno 300 progetti.

Il punto sull’attuazione

Per comprendere le ragioni della rimodulazione, è utile capire a che punto è lo stato di attuazione dei Piani urbani integrati. Abbiamo associato ai 608 progetti previsti dai 31 Piani urbani integrati finanziati dal Pnrr (derivati dall’ultimo decreto interministeriale con cui si assegnano le risorse ai progetti ammessi al finanziamento) i corrispondenti 2.028 bandi di gara attivati dalle città metropolitane e dai comuni per l’esecuzione dei lavori così come fotografati dall’archivio dell’Autorità nazionale anticorruzione-Anac all’inizio di novembre.

Il quadro complessivo del grado di avanzamento di ciascuno è riassunto nella tabella 1.

Tabella 1 – Piani urbani integrati finanziati: importi messi a gara e finanziamento PNRR.

Per il complesso dei Piani urbani integrati sono stati avviati bandi corrispondenti a quasi il 45 per cento dei finanziamenti Pnrr originariamente stanziati (circa 1,1 miliardi). Si tratta di un risultato significativo, che non sembra indicare un problema di ritardo strutturale per questo intervento, come invece assunto dal governo a sostegno della sua richiesta di definanziamento integrale della misura. Certamente, guardando ai singoli Piani urbani integrati, le quote degli importi messi a gara sono molto differenziate.

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In particolare, due Piani attivati dalla città metropolitana di Napoli (riqualificazione degli insediamenti di Scampia e di Taverna del Ferro) sembrano ancora al palo, mentre all’opposto una serie di interventi promossi dalle città metropolitane di Milano, Torino, Cagliari, Firenze e dalla stessa Napoli (“Smart city Napoli nord”) mostrano tassi di attivazione delle gare vicini o superiori all’80 per cento.

Più che una cancellazione dell’intero programma Piani urbani integrati – come aveva proposto inizialmente il governo – queste evidenze suggeriscono una sua revisione più selettiva, che identifichi le situazioni di maggiore criticità che rischiano di non arrivare alla conclusione dei lavori a metà 2026. E in effetti sembrerebbe proprio questo l’approccio seguito dalla Commissione europea che ha ridotto, ma non annullato, gli stanziamenti del programma e abbassato l’asticella dell’obiettivo da realizzare entro la scadenza del Pnrr.

Infatti se per esercizio si identificassero nella tabella quei Piani urbani integrati che mostrano i più elevati tassi di avanzamento e che assommano nel loro complesso a un finanziamento Pnrr di 900 milioni (cioè proprio l’ammontare fissato dalla revisione della Commissione europea), il semaforo verde del proseguimento del Pnrr scatterebbe per tredici di loro (evidenziati in grassetto) corrispondenti a 325 progetti, quelli che hanno attivato gare per almeno (circa) metà degli importi loro disponibili (718 milioni). Per gli altri diciotto Piani urbani integrati, che finirebbero per uscire dal Pnrr, il governo dovrà trovare fonti di finanziamento alternative anche tenendo conto che, comunque, per questi interventi le città metropolitane hanno già attivato nel complesso gare per 382 milioni di euro.

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Per l’euro digitale il percorso è ancora lungo

  1. Savino

    Costruire uno stadio non è integrazione urbana e non è un atto di resilienza

  2. Matteo Barbero

    Due considerazioni da responsabile Pui.
    La prima sui dati di avanzamento finanziario nella cui analisi occorre tenere conto della particolarità dei c.d. appalti integrati perlopiù aggiudicati tramite Invitalia per i quali non sempre l’aggiudicazione corrisponde ad una effettiva messa a terra dell’investimento (in questi casi occorre verificare gli ordini di attivazione effettivamente staccati).
    La seconda sull’impatto della rimodulazione del target, che evidentemente farà smarrire in parte il carattere integrato delle progettualità sviluppate dalle singole Città metropolitane privilegiando un approccio per singolo Cup che potrebbe portare a produrre una maggiore dispersione delle risorse.

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