Il Ddl a sostegno della competitività dei capitali vuole incentivare la quotazione delle società e diffondere l’azionariato della Borsa. L’aumento del limite massimo di voti per azione può essere utile, a patto di non dimenticare la tutela delle minoranze.
Autore: Federico Riganti
Federico Riganti è Professore Associato in Diritto dell’economia e dei mercati finanziari presso l’Università di Torino, Dipartimento di Management, Affiliate al Collegio Carlo Alberto di Torino, oltreché Adjunct Professor presso l’ESCP Europe Business School, Turin Campus. Vanta numerose pubblicazioni scientifiche e interventi a convegni nazionali e internazionali, principalmente in materia di diritto dei mercati finanziari (con specifico riferimento ai temi della sostenibilità e della previdenza complementare), risparmio gestito, diritto societario. È avvocato del Foro di Torino. È membro, altresì, di diverse associazioni, tra le quali l’Associazione dei Docenti di Diritto dell’Economia (ADDE), l’European Banking Institute (EBI), l’Associazione Europea per il Diritto Bancario e Finanziario (AEDBF) e l’European Corporate Governance Institute (ECGI). È inoltre fellow dell’Istituto Bruno Leoni.
La decisione di prorogare i poteri di intervento statali in settori strategici appare difficilmente giustificabile. L’area di azione e di monitoraggio andrebbe invece delimitata per emancipare i settori regolamentati da un costoso “occhio” pubblico.
Il ministero dell’Economia ha disciplinato i requisiti e i criteri di idoneità per gli esponenti bancari. Puntano ad alzare la qualità di amministratori e controllori. Ma si tratta pur sempre di un intervento esterno in dinamiche propriamente societarie.
Il voto plurimo nelle società quotate doveva essere introdotto in Italia attraverso il decreto Rilancio, ma l’idea è stata alla fine abbandonata. La norma aveva certo spunti positivi. Ma non mancavano le perplessità. In particolare, sulle sue finalità.
Nell’emergenza sanitaria anche il governo italiano ha ampliato i suoi poteri speciali per evitare acquisizioni predatorie di società considerate di rilevanza strategica per l’economia. È una mossa condivisibile, purché rimanga limitata e provvisoria.