L’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti è un passo avanti, ma non basta per rispondere alle sfide che il sistema pensionistico ha di fronte. La diffusione dei fondi pensione passa per un cambiamento anche culturale.

Previdenza complementare e adesione automatica

Dal 1° luglio 2026 sono in vigore le nuove norme in tema di previdenza complementare, introdotte dall’ultima legge di bilancio.

Tra le soluzioni offerte dall’aggiornato quadro normativo di riferimento, il meccanismo dell’adesione automatica ai fondi pensione, previsto per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione (esclusi i lavoratori domestici) e non solo, costituisce un punto di svolta importante. Promette infatti di aumentare i “numeri” – e, così, la rilevanza – del sistema pensionistico complementare, non particolarmente efficiente in Italia, con evidenti vantaggi tanto per le coperture di welfare complessivamente inteso, quanto per lo sviluppo del mercato finanziario, nel quale confluirà il risparmio previdenziale raccolto e incanalato dagli operatori della previdenza privata.

Come evidenziato da Francesco Vella in un suo recente articolo su lavoce.info, l’adesione automatica alla previdenza complementare rappresenta una scelta tutt’altro che casuale.

Distinguendosi quale precisa e fondamentale opzione nel percorso eurounionale di crescita e competitività, delineato dai rapporti Letta e Draghi, l’auto-enrolment è, infatti, un elemento centrale sia per la “tenuta” del sistema di sicurezza sociale sia per le strategie proprie di quella Savings and Investments Union che riconosce alla previdenza complementare un ruolo cruciale nell’ambito del mercato unico dei capitali e nel supporto ai settori strategici dell’Unione.

Gli ingranaggi del nuovo meccanismo

L’adesione automatica è un chiaro esempio di nudge, cioè di “spinta gentile” volta a orientare le scelte individuali verso risultati considerati desiderabili, senza eliminare la libertà di scelta degli interessati.

Il meccanismo dell’opzione predefinitaispirato agli insegnamenti delle scienze comportamentali e indirizzato a disegnare l’architettura delle scelte – si inserisce in un contesto preciso, all’interno del quale, complici molteplici fattori, entra in crisi il modello dell’attore perfettamente razionale e diviene necessario adottare “contromisure” efficaci per aiutare chi deve prendere una decisione a orientarsi verso scelte più consapevoli ed efficienti.

Declinata in questi termini, e rapportata alle difficoltà della società odierna (dai bias cognitivi all’overload informativo, ma non solo), l’adesione automatica “sfrutta” un comportamento apparentemente “anomalo” e “irrazionale” dei cittadini.

Nel caso di specie, la nuova disciplina riconosce così all’inerzia e, dunque, al silenzio del lavoratore – il quale entro il termine di 60 giorni non abbia rinunciato alla previdenza complementare – il valore di “manifestazione implicita di volontà di conferma dell’adesione già avvenuta in via automatica, ex lege, al momento dell’assunzione” (in questi termini vedi Covip, deliberazione del 19 giugno 2026).

Nella prospettiva indicata, il nuovo meccanismo appare particolarmente interessante, segnando il passaggio da un modello caratterizzato da un “opt-in tacito” a favore della previdenza privata a un sistema nel quale, invece, quest’ultima diviene la scelta di default, salva la possibilità del lavoratore di esercitare un pieno ed espresso opt-out.

Come precisato dalla Covip, “il funzionamento del suddetto automatismo fa sì che al momento della prima assunzione il lavoratore sia considerato “aderente” alla previdenza complementare. (…) Rispetto alla previgente normativa più ampi sono, poi, gli effetti conseguenti alle adesioni automatiche (…), dal momento che risulta prevista non più solo la devoluzione al fondo di riferimento (…) dell’intero Tfr ma anche il versamento della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore, nella misura definita dagli accordi”.

Il nudge è un punto di forza (ma anche di partenza)

Lasciando sullo sfondo i tecnicismi e le questioni aperte dalla nuova disciplina, va detto che il meccanismo del nudge “vince ma non convince” del tutto, quantomeno nella sua portata taumaturgica rispetto a un contesto socio-economico italiano particolarmente “affaticato” e vicino a un “punto di non ritorno” (come correttamente affermato su lavoce.info nell’approfondimento di Vella), verso il quale l’adesione automatica parrebbe non bastare.

Le ragioni dello scetticismo circa le capacità del solo auto-enrolment di risolvere le criticità del sistema domestico sono diverse e poggiano, principalmente, sulle gravi anomalie che lo connotano e nei confronti delle quali il ricorso alla previdenza complementare dovrebbe essere incentivato con vigore ancora maggiore, oltreché accompagnato da una serie di ulteriori interventi dedicati. 

Sono infatti molteplici le motivazioni che impongono un cambio di rotta coraggioso per le politiche in tema previdenziale. Tra queste, l’inverno demografico e i problemi di copertura, così come un mondo del lavoro in trasformazione e un sistema pensionistico pubblico per molto tempo iniquo, “reo” di confondere previdenza e assistenza e “miope” innanzi a cambiamenti epocali da tempo già prevedibili, caratterizzano in negativo un paese nel quale il bisogno di aumentare l’adesione al comparto “complementare” è più che mai urgente.

Al fine di favorire la diffusione dei fondi pensione è necessario adottare azioni mirate. Azioni che non possono tuttavia trovare fonte nelle sole politiche pubbliche, richiedendo  un maggiore coinvolgimento attivo degli interessati, in un contesto che riconosca la dovuta centralità a principi fondamentali del nostro ordinamento, tra i quali non va scordato quello di solidarietà intergenerazionale.

Il problema delle pensioni, tra educazione finanziaria e “diritti acquisiti

Il tema, allora, sembra spostarsi dal piano delle mere regole  a quello di una cultura finanziaria e previdenziale nei confronti della quale l’adesione automatica pare da sola non essere in grado di costruire quella consapevolezza necessaria a gestire – a livello macro – le sfide poste dai cambiamenti e – a livello micro – la posizione previdenziale di ogni singolo lavoratore.

In questa prospettiva, accanto all’adozione di meccanismi di nudge, diviene dunque essenziale intervenire con adeguate strategie di boost che siano capaci – “magie” dell’inerzia a parte – di rafforzare competenze e capacità di decisione autonoma e informata dei soggetti interessati, anche con riferimento al problema delle pensioni. 

Nello scenario descritto, lo “sforzo collettivo” verso la costruzione di un’architettura pensionistica più efficiente coinvolge dunque diversi livelli di intervento. E deve essere in grado di confrontarsi senza preconcetti con temi complessi – quali sono quelli dei “diritti acquisiti”, della distribuzione di sacrifici e benefici tra generazioni e della tassazione, veri “elefanti nella stanza” – evitando facili semplificazioni e “contaminazioni” politiche di sorta.

Il lusso di poter scegliere

A valle delle criticità e della situazione descritte, in conclusione, si può avanzare una provocazione, relativa al perdurante carattere completamente libero e volontario del ricorso alla previdenza complementare, in un contesto senza dubbio complesso e nel quale posizioni individuali, incentivi pubblici e necessità sistemiche si muovono secondo geometrie variabili, necessariamente destinate a trovare nuovi punti di equilibrio.

Si possono infatti scorgere alcuni segnali che sembrano testimoniare l’apertura verso un sistema regolatorio caratterizzato da logiche diverse rispetto a quella della totale libertà d’adesione rimessa alla decisione “in positivo” dei lavoratori paiono. È in questo scenario che l’adesione automatica, pur preservando (anche se con una modalità articolata) la libertà individuale di adesione sancita dalla legge, nello specifico attraverso l’opt-out, risulta a tutti gli effetti capace di introdurre un meccanismo idoneo a superare un’impostazione volontaristica pura, tradizionalmente basata sull’opt-in.

Ragionare su diverse modalità di adesione alla previdenza complementare, più o meno “vincolanti”, non è certo compito semplice. Ma è bene iniziare a farlo, almeno fino a quando le trasformazioni demografiche, economiche e sociali in atto ci consentiranno ancora il “lusso” di riservare il carattere obbligatorio al solo pilastro pubblico del nostro sistema pensionistico.

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