Lavoce.info

Autore: Desk Pagina 160 di 208

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Una traccia del vostro lavoro

Cari amici, è con vero piacere che mi associo ai tanti che in occasione del quarto compleanno de lavoce.info, vi rivolgono oggi parole di augurio. Le vostre analisi, le vostre critiche, le vostre riflessioni sono state in questi anni uno stimolo intelligente e sempre puntuale all’analisi e, in più di un’occasione, all’azione. Sono certo che anche nei recenti provvedimenti di riforma decisi dal Consiglio dei Ministri di qualche giorno fa avrete trovato qualche traccia del vostro intelligente lavoro.

Con amicizia

Romano Prodi, Roma 3 luglio 2006

Sommario 27 giugno 2006

Si avvicina il nostro compleanno: vi chiediamo due minuti per rispondere a un questionario. Ci servirà per migliorare il servizio. Grazie.

La timida crescita del 2006 rischia di durare poco se non si fa qualcosa per allentare i vincoli che frenano l’economia italiana. Con un petrolio così caro, è sempre più urgente che il governo riempia di contenuti la delega in bianco che chiede per liberalizzare i mercati dell’elettricità e del gas. Senza dimenticare il risparmio energetico e le fonti alternative. Un po’ di coraggio ci vorrebbe anche per ridurre drasticamente gli aspetti anti-competitivi dell’affido di incarichi in-house (cioè senza appalto pubblico) nella pubblica amministrazione. Tenendo a mente che, come si impara dall’esperienza degli altri paesi Ocse, far passare le riforme non è un’impresa impossibile anche per governi deboli o poco coesi, soprattutto se i cittadini sono informati sui loro costi e benefici.  Speriamo di trovare queste riforme nel Dpef, che secondo la legge, deve essere consegnato al Parlamento entro il 30 giugno. 

Otto squadre si contendono la vittoria ai mondiali di calcio. Chi vince avrà davvero vantaggi economici?

Roberto Convenevole commenta l’articolo di Arachi, Fiorio e Zanardi sull’Iva. La controreplica degli autori.

Sommario 20 giugno 2006

Dunque, si ri-vota, stavolta sulla Costituzione. Una scheda per capirne di più ed un “vero o falso” su quanto che si dice sui media e nel dibattito politico. Centro-destra e centro-sinistra hanno idee opposte sul referendum, ma entrambe vogliono cambiare la Costituzione. Ma perché cambiarla? E dove farlo? Per l’efficacia e la stabilità dei governi è forse più utile riformare la legge elettorale che introdurre il premierato. E il decentramento dei poteri è un dato di fatto, con cui bisogna imparare a convivere.  A proposito di federalismo: più che la spaccatura del Paese, con la riforma il rischio è la moltiplicazione dei centri decisionali e la perdita di autonomia tributaria degli enti locali con connessi problemi di irresponsabilità finanziaria e aumento della spesa pubblica. Proprio ora che si sta tentando di imporre invece un vincolo rigido sul bilancio delle Regioni. In ogni modo, Costituzione a parte, è forse lo stesso istituto del referendum che meriterebbe di essere riformato.

Continua il miracolo dei nuovi di posti di lavoro; si chiama, in grande parte, immigrazione.

Aggiornamenti sul calcio: Il gol non segna la crescita, Le società calcistiche, colossi finanziari con i piedi d’argilla.

 Nicola Lacetera e Mario Macis rispondono ai commenti dei lettori.

Vero o falso? Capitolo secondo

Già in campagna elettorale abbiamo assistito allo spettacolo di chi “la spara più grossa” nel dibattito politico, e abbiamo dunque cercato di fare un po’ di chiarezza su dati e cifre, spesso citati a vanvera. Sul referendum costituzionale, anche se si tratta di una tematica apparentemente più ristretta, si rischia lo stesso. Questa settimana riproponiamo dunque il nostro “Vero o falso?” Informeremo i lettori (contando anche sul loro aiuto) su sviste o eventuali errori.

Sommario 16 giugno 2006

Il cuneo fiscale e contributivo resta ancora per molti aspetti un oggetto misterioso. Ma cosa è questo cuneo, come è composto e quali sono le conseguenze di una riduzione di una o più delle sue componenti? EÂ’ importante distinguere tra le parti del cuneo formate da imposte e quella formata da contributi. Non è vero che un taglio del cuneo sui salari più bassi sarebbe un sussidio implicito all’agricoltura perchè sono relativamente pochi i lavoratori salariati nel settore e si potrebbe contestualmente abolire il regime speciale dei sussidi di disoccupazione per i lavoratori agricoli. Il vero problema è che il governo sembra intenzionato a mantenere le politiche di sussidio allÂ’agricoltura, con motivazioni ambientali assai poco condivisibili. Per finanziare il taglio del cuneo è stata formulata lÂ’ipotesi di un ritocco delle aliquote Iva. Oltre agli effetti sullÂ’inflazione, preoccupano gli aspetti redistributivi.

Armando Tursi commenta le proposte di riforma della Legge Biagi.

Com’è difficile rinunciare all’Irap

Messa sotto accusa in Europa, invisa al precedente Governo, ma difficile da sostituire con un’imposta migliore. LÂ’Irap è comunque il terzo tributo del nostro ordinamento, dopo Irpef e Iva. Oltre a essere il principale delle Regioni italiane. Prima di tagliarla, si dovrebbe indicare la copertura per la perdita di gettito. E si dovrebbe evitare di minare la coerenza del sistema tributario. Dare più spazio di manovra delle Regioni sull’Irpef non risolve il problema della sperequazione territoriale delle risorse e soffre dell’assenza di alcuni cespiti dalla base imponile dell’imposta sui redditi, mentre attribuire alle Regioni imposte sui consumi non garantisce adeguati spazi di autonomia.

Un popolo di evasori

In Italia lÂ’evasione fiscale è alta. Tra il 27 e il 48 per cento del Pil ufficiale, dicono alcuni calcoli. Anche lÂ’indagine della Banca dÂ’Italia ha dedicato una sezione al fenomeno. Evidenziando la necessità di controlli più severi su particolari settori produttivi, tipologie di contribuenti e aree del paese. Altre stime indicano che la base Irpef di autonomi e di piccole imprese è evasa tra il 55 e il 70 per cento. Sull’Iva, il valore aggiunto non dichiarato è fra il 30 e il 40 per cento; sull’Irap, la base imponibile non dichiarata supera il 30 per cento. E la poetica definizione di “impresa moonlighting” spiega perché la fiscalità agevolata nel Mezzogiorno non sembra aver favorito lÂ’emersione di impresa.

E vinca il più furbetto

Tutta colpa della pay-tv se il calcio italiano si trova in un circolo vizioso in cui i divari sportivi ed economici si alimentano a vicenda. Più le grandi squadre si rafforzano, più aumenta lo squilibrio, peggiore risulta l’equilibrio competitivo. A migliorare la situazione, poi, non ha certo contribuito la “sospensione” delle leggi ordinarie, come è accaduto al codice civile con il decreto salvacalcio. Intanto, lo Stato aspetta dalle società 650 milioni di imposte arretrate. Soluzioni? La supelega europea, terne arbitrali scelte a livello europeo, il salary cap per i calciatori. O lÂ’applicazione di un sistema fortemente progressivo alle quote d’iscrizione a Lega e campionato, per rispttare le regole antitrust.

Tav, o non Tav: questo è il dilemma

Su lavoce.info, il dibattito sulla linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione è iniziato ben prima che la questione diventasse “nazionale”. E’ un’opera “strategica”? I contrari ritengono che i costi sarebbero ben più alti dei benefici. E che altre infrastrutture sono ben più urgenti. D’altra parte, il progetto potrebbe essere rimodulato in funzione della sola domanda merci, riducendo così i rischi di una domanda insufficiente. Anche perché non è affatto certo che riesca a liberare le valli piemontesi dai Tir. Ma c’è anche chi sostiene che con la Tav si avrebbe un miglioramento delle condizioni ambientali, mentre rinunciarvi comporta una perdita di competitività e di quote del commercio mondiale.

L’Europa nel Patto

Un nostro sondaggio ha confermato che i giovani italiani continuano a essere filo-europei e voterebbero a favore del Trattato costituzionale. Perché hanno poca fiducia nel nostro sistema politico e nelle nostre istituzioni e l’Europa piace perché ci protegge dai nostri stessi errori. Eppure, il nuovo Patto resta troppo indulgente verso alcuni paesi. Affidare il giudizio sul rispetto delle regole all’Ecofin è svantaggioso per noi. Perché senza la garanzia che i deficit eccessivi siano osservati da vicino da un’istituzione indipendente, le agenzie di rating alzeranno lo spread sui titoli italiani. Se poi si vuole rilanciare la crescita economica, va attuato il processo di riforme strutturali di Lisbona.

Pagina 160 di 208

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén