Ci sono pochi, pochissimi luoghi in Italia dove trovare informazioni economiche serie, approfondite, originali, indipendenti. Lavoce.info è uno di questi luoghi. 27 giugno 2005
Autore: Desk Pagina 168 di 203
Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".
Auspico che si consolidi nel tempo il successo che Lavoce.info ha saputo conquistare nel corso dei suoi primi tre anni di vita. Il sito è oggi una bussola che consente ad un numero crescente di cittadini di orientarsi nel dibattito sulla politica economica e sociale, che in Italia è spesso agitato e confuso. Di questo osservatorio ho sempre apprezzato il rigore dell’analisi, la competenza specialistica dei collaboratori, la pacatezza dei giudizi e il costante rifiuto della demagogia. Sono certo che l’autorevolezza dei promotori garantirà a questo strumento di informazione e divulgazione di conservare l’indipendenza e l’autonomia, mantenendo alta la qualità della critica. 29 giugno 2005
Siete bravi e cattivi. Nella speranza che sappiate mantenervi altrettanto bravi e, se possibili, altrettanto cattivi con governi diversi dallÂ’attuale. Naturalmente tra ventÂ’anni. 30 giugno 2005
C’è un vizio di fondo, nella cultura politica ed economica italiana: un deficit profondo di riformismo. Un vizio vecchio e radicato. Che produce riforme parziali, incompiute, rinviate. E che non consente di cambiare le priorità della politica nazionale, di considerare il futuro delle nuove generazioni (riscrivendo – ecco una priorità finora tradita – un patto generazionale che liberi energie e ricostruisca il tessuto della fiducia e delle aspettative positive di lungo periodo), di reagire in base alle condizioni dei mercati internazionali e di scommettere dunque realmente sullo sviluppo. Questo deficit di riformismo alimenta talvolta un solido pessimismo. Una sfiducia nelle possibilità di guida e di definizione di un senso della complessità italiana. Una tentazione di dar ragione a chi più volte nella nostra storia ha sentenziato sull’inutilità , più che nell’impossibilità , di governare gli italiani.
A guardare meglio, però, si rintracciano testimonianze esemplari di tentativi di dare corpo a una autentica cultura riformista che, attenta ai problemi e agli interessi, fuori dagli schieramenti precostituiti e alle appartenenze partigiane, individui problemi e proponga soluzioni. Tentativi nobili, nella storia della Repubblica (lÂ’esperienza del settimanale “Il Mondo” diretto da Mario Pannunzio, dal Â’49 al Â’66, tanto per fare lÂ’esempio migliore). E presenti nellÂ’esperienza della cultura cattolica, di quella liberale, di quella socialista e, pur se in minoranza, nello stesso mondo del Pci (le voci rappresentate dagli ambienti vicini a Giorgio Amendola) e nelle file sindacali (Vittorio Foa, per fare un solo nome).
Oggi, di riformismo pragmatico, attento ai valori di sintesi tra competizione e solidarietà , c’è un effettivo bisogno. E ci sono voci che ne esprimono le valenze , di ricerca e di proposte. Trasversalmente, rispetto al centro sinistra e al centro destra della politica italiana. Con occhio attento allÂ’Europa. E alle più stimolanti iniziative politiche e culturali a livello internazionale. LÂ’esperienza de “lavoce.info” appartiene in pieno a questa cultura del riformismo. E le attività degli studiosi che vi fanno capo testimoniano di un impegno di studio che è patrimonio prezioso a disposizione della politica e della cultura italiana. Un patrimonio innovativo. Autonomo. Autorevole. In grado di sollecitare riflessioni approfondite sullo sviluppo italiano in chiave europea, sulla base di una analisi attenta dei dati e dei problemi. “la voce.info”, insomma, come “fabbrica delle idee” per una evoluzione moderna della politica in generale e della politica economica e sociale italiana in particolare, in grado di coniugare le culture del mercato e della competizione con le logiche delle regole e delle istituzioni democratiche.
Mercato, legalità , sviluppo, solidarietà . Senza moralismi. Ma con un profondo senso etico della concorrenza, della selezione di merito, della valorizzazione del capitale umano e sociale. Un’esperienza, insomma, da approfondire. E da sostenere, con spirito critico. E lungimirante animo appunto riformatore. Senza rifiutarsi alle polemiche. E senza rinunciare a guardare, studiare, criticare, proporre. Anche se in minoranza, perfino in sostanziale solitudine. Il riformista, si sa, è solitario. E pessimista, appunto. Un pessimista, però, creativo. E non rassegnato. 30 giugno 2005
Lavoce.info è una voce stimolante e provocatoria anche per Confindustria e per il suo Presidente. Buon compleanno! 1 luglio 2005
Partecipo molto volentieri al “compleanno” di lavoce.info,di cui sono assiduo lettore.
I motivi? Beh, sono tanti. Da ogni newsletter c’è sempre qualcosa da imparare.
Poi sono convinto che oggi in Italia tra destra e sinistra non ci siano grandi differenze: la differenza vera è tra statalisti e liberisti. Sono sicuro che, fatte le dovute proporzioni, su lavoce.info ci siano certamente meno statalisti che qui in Parlamento.
Non ho critiche particolari. Anzi, la verità è che posso solo dire “grazie” a lavoce.info per le analisi, le informazioni e gli stimoli sempre utili e costruttivi. 1 luglio 2005
Due i tratti distintivi del nostro modo di fare informazione. Costiamo poco, per cui i nostri finanziatori sono i lettori, che ci permettono di sopravvivere senza dover dipendere da aiuti dello Stato o da contributi di questa o quella grande impresa. La seconda caratteristica unica del nostro sito è il fatto di avere in comune un metodo di analisi. Questo ci permette di giudicare la coerenza di una misura di politica economica con determinati obiettivi. Possiamo così contribuire all’esercizio del controllo democratico, facendo da “cani da guardia” della politica economica in Italia.
Non c’è tre senza quattro. Vogliamo continuare e migliorare, forti delle nostre caratteristiche distintive: indipendenza finanziaria e un comune metodo di analisi. Per tutelare l’indipendenza dei giornali, bisognerebbe introdurre regole come quelle a suo tempo suggerite da Luigi Einaudi. Magari condizionando al loro rispetto la concessione dei contributi statali per l’acquisto della carta. E’ possibile risanare i conti pubblici tagliando le tasse? E quali spese tagliare? Apriamo il dibattito. Mentre il decreto sul Tfr rischia di aprire una nuova crepa nei conti pubblici futuri, offrendo compensazioni molto generose alle imprese e una tassazione molto bassa delle pensioni private. Per risparmiare basterebbe informare davvero. Ancora la Cina. Per spiegare come funziona davvero la teoria dei vantaggi comparati.
Grazie a tutti coloro che ci hanno mandato testimonianze per il nostro compleanno. E grazie a tutti coloro che ci manderanno i loro contributi, permettendoci così di andare avanti.
Aggiornamenti:
L’Africa al G8Â di Paolo de Renzio, 7-07-2005.
In questo anno di attività abbiamo ricevuto auguri, apprezzamenti e critiche dai nostri lettori e dalla stampa su carta e online. Offriamo qui una raccolta di quelli più significativi.
La scuola italiana non funziona. Ma non è un problema di risorse: nei paesi che spendono quanto lÂ’Italia in formazione primaria e secondaria, la performance dei quindicenni è di gran lunga migliore che da noi. E’ un problema di qualità degli insegnanti? E’ difficile, ma non impossibile, misurarla e dovrebbe essere maggiormente incentivata. Ma per farlo bisogna affermare la cultura della valutazione, vincendo fortissime resistenze alle rilevazioni. La valutazione sulla base di parametri oggettivi è ancora più importante nel caso dei concorsi universitari. Apriamo il confronto su due proposte alternative. La prima propone di mantenere i concorsi per l’ingresso nella carriera universitaria a livello decentrato, attribuendo agli atenei locali anche la responsabilità finale (e lÂ’onere economico corrispondente) della conversione a tempo indeterminato dei contratti di docenza e/o ricerca. La seconda propone di tornare ai concorsi nazionali per combattere il malcostume dei concorsi fasulli. Ma non basta probabilmente riformare i concorsi. Perchè lÂ’università italiana incentivi la ricerca bisogna smettere di premiare solo (e troppo) lÂ’anzianità di servizio, rendendo il sistema impermeabile alla concorrenza esterna, come dimostrano i dati sui pochissimi docenti stranieri presenti in Italia. Mentre le risorse disponibili al sistema universitario italiano non sono cresciute in termini reali negli ultimi 5 anni, il governo ha scommesso sulle iniziative di eccellenza come l’Istituto italiano di tecnologia. Se ne è parlato più prima della sua nascita che adesso che sta per concludersi la fase di startup. Al commissario unico e al direttore scientifico dell’Iit abbiamo formulato alcune domande per capire lo stato di avanzamento di questo progetto. Ospitiamo le risposte di Vittorio Grilli, commissario unico dell’Iit e Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’istituto.Â
Aggiornamenti:
La direttiva che non svela segreti, di Andrea Manzitti, 30-06-2005