dico sempre che nel muro contro muro di questo maggioritario senza garanzie, occorrerebbe creare delle intercapedini, punti di ventilazione per vivere, diciamo. Ecco, se non vi offendete, voi avete creato,siete,unÂ’intercapedine….Auguri! 26 giugno 2005
Autore: Desk Pagina 171 di 206
Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".
Lavoce.info ha avuto il grande merito di aver innovato i tradizionali canali dell’informazione economica e di aver messo in luce numerosi e brillanti economisti. E’ diventato così uno strumento di lavoro indispensabile.
Due i tratti distintivi del nostro modo di fare informazione. Costiamo poco, per cui i nostri finanziatori sono i lettori, che ci permettono di sopravvivere senza dover dipendere da aiuti dello Stato o da contributi di questa o quella grande impresa. La seconda caratteristica unica del nostro sito è il fatto di avere in comune un metodo di analisi. Questo ci permette di giudicare la coerenza di una misura di politica economica con determinati obiettivi. Possiamo così contribuire all’esercizio del controllo democratico, facendo da “cani da guardia” della politica economica in Italia.
Non c’è tre senza quattro. Vogliamo continuare e migliorare, forti delle nostre caratteristiche distintive: indipendenza finanziaria e un comune metodo di analisi. Per tutelare l’indipendenza dei giornali, bisognerebbe introdurre regole come quelle a suo tempo suggerite da Luigi Einaudi. Magari condizionando al loro rispetto la concessione dei contributi statali per l’acquisto della carta. E’ possibile risanare i conti pubblici tagliando le tasse? E quali spese tagliare? Apriamo il dibattito. Mentre il decreto sul Tfr rischia di aprire una nuova crepa nei conti pubblici futuri, offrendo compensazioni molto generose alle imprese e una tassazione molto bassa delle pensioni private. Per risparmiare basterebbe informare davvero. Ancora la Cina. Per spiegare come funziona davvero la teoria dei vantaggi comparati.
Grazie a tutti coloro che ci hanno mandato testimonianze per il nostro compleanno. E grazie a tutti coloro che ci manderanno i loro contributi, permettendoci così di andare avanti.
Aggiornamenti:
L’Africa al G8Â di Paolo de Renzio, 7-07-2005.
In questo anno di attività abbiamo ricevuto auguri, apprezzamenti e critiche dai nostri lettori e dalla stampa su carta e online. Offriamo qui una raccolta di quelli più significativi.
La scuola italiana non funziona. Ma non è un problema di risorse: nei paesi che spendono quanto lÂ’Italia in formazione primaria e secondaria, la performance dei quindicenni è di gran lunga migliore che da noi. E’ un problema di qualità degli insegnanti? E’ difficile, ma non impossibile, misurarla e dovrebbe essere maggiormente incentivata. Ma per farlo bisogna affermare la cultura della valutazione, vincendo fortissime resistenze alle rilevazioni. La valutazione sulla base di parametri oggettivi è ancora più importante nel caso dei concorsi universitari. Apriamo il confronto su due proposte alternative. La prima propone di mantenere i concorsi per l’ingresso nella carriera universitaria a livello decentrato, attribuendo agli atenei locali anche la responsabilità finale (e lÂ’onere economico corrispondente) della conversione a tempo indeterminato dei contratti di docenza e/o ricerca. La seconda propone di tornare ai concorsi nazionali per combattere il malcostume dei concorsi fasulli. Ma non basta probabilmente riformare i concorsi. Perchè lÂ’università italiana incentivi la ricerca bisogna smettere di premiare solo (e troppo) lÂ’anzianità di servizio, rendendo il sistema impermeabile alla concorrenza esterna, come dimostrano i dati sui pochissimi docenti stranieri presenti in Italia. Mentre le risorse disponibili al sistema universitario italiano non sono cresciute in termini reali negli ultimi 5 anni, il governo ha scommesso sulle iniziative di eccellenza come l’Istituto italiano di tecnologia. Se ne è parlato più prima della sua nascita che adesso che sta per concludersi la fase di startup. Al commissario unico e al direttore scientifico dell’Iit abbiamo formulato alcune domande per capire lo stato di avanzamento di questo progetto. Ospitiamo le risposte di Vittorio Grilli, commissario unico dell’Iit e Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’istituto.Â
Aggiornamenti:
La direttiva che non svela segreti, di Andrea Manzitti, 30-06-2005
Per contrastare il declino bisogna vincere la sfida dellÂ’innovazione. Anche perché la “minaccia” cinese non è solo fatta di contraffazione di capi di abbigliamento venduti a basso costo, ma soprattutto di delocalizzazione dei laboratori di ricerca delle multinazionali europee. Per questo serve che l’Europa faccia una buona legge sul software open source, salvaguardando i diritti di proprietà intellettuale e riducendo al minimo gli effetti anti-competitivi dei brevetti in questo campo. Infine non si vince la sfida dellÂ’innovazione se i risultati dellÂ’attività innovativa e le nuove tecnologie sono usate solo dagli scienziati e nei laboratori di ricerca e sviluppo. Le nuove tecnologie hanno successo se servono a cambiare in meglio gli aspetti quotidiani della nostra vita. E Internet consente proprio di ripensare il rapporto tra Stato e cittadino.
Continua la crescita dellÂ’occupazione senza crescita del prodotto. Bene! Come possiamo spiegarla?
Aggiornamenti:
L’Agenzia e la base imponibile delle addizionali locali, di Fernando Di Nicola, 24-06-2005
Difficile che il Consiglio Europeo che si tiene in questi giorni trovi un accordo sul bilancio comunitario. Dovrà comunque offrire risposte alla crisi costituzionale aperta dal referendum in Francia ed Olanda. Un sondaggio su Internet ci dice che i giovani italiani oggi voterebbero a favore del Trattato costituzionale europeo e che si fidano più dei burocrati di Bruxelles che dei nostri politici. Ma non amano l’Euro. Forse perchè lo ritengono colpevole degli aumenti dei prezzi. In realtà questi sono dovuti alla scarsa concorrenza: un’indagine sui prezzi dei ristoranti dimostra che gli effetti del changeover sono stati sensibili solo nelle province con minore concorrenza. In Francia e Olanda si cercano capri espiatori per il fallimento del referendum: troppo facile (e sbagliato) prendersela con gli immigrati dall’Est. Mostriamo anche che la delocalizzazione in Francia ha distrutto poco più di 10.000 posti di lavoro all’anno. E ne può aver creati molti di più.
La concorrenza fatica a svilupparsi a livello nazionale come locale, dove le amministrazioni, sfruttando le crepe della legge, evitano accuratamente di mettere in discussione le posizioni di monopolio delle loro imprese.Â
Per i trasporti pubblici locali la norma cambia ogni anno. Se si facessero le gare d’appalto, si potrebbero risparmiare milioni di Euro. Roma docet. Invece di imporre le gare e di risparmiare, ci si preoccupa di finanziare infrastrutture di dubbia utilità , come la metropolitana di Parma.
Nel settore idrico la legge Galli è al palo. Molti Comuni cercano di rallentare il processo. Le aggregazioni tra imprese vanno avanti. Ma è questa la strada per razionalizzare il settore?
Oggi le Autorità fanno molte segnalazioni al Parlamento, ma tutto si ferma lì. Serve un appuntamento annuale fisso al posto del rito inutile del collegato alla finanziaria: una legge annuale per la concorrenza ove si prendono sul serio le indicazioni delle Autorità . Â
Alessandro Rosina e Gianpiero Dalla Zuanna commentano gli interventi sul rapporto tra giovani e famiglia di Chiara Saraceno e Francesco Billari; le controrepliche degli autori.
Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato un intervento sulla contrattazione decentrata ed uno sullo spread Btp-Bund con l’euro.
Come in Europa, in Italia aumentano le unioni di fatto e le famiglie con un solo genitore. Ma diversamente che nel resto d’Europa, i figli lasciano sempre più tardi la casa dei genitori e spesso vi ritornano dopo esperienze matrimoniali. Questo ritarda la formazione di nuove famiglie, e non sviluppa lÂ’autonomia per rapporti di coppia impostati su basi di parità . Gli uomini continuano a non aiutare le donne in casa, nonostante che i carichi domestici siano cresciuti, sia per lÂ’aumento del lavoro femminile fuori casa, sia per la mancanza di servizi di sostegno alle famiglie. Le istituzioni non aiutano: si accentua la distanza dellÂ’Italia dagli standard europei. Anche la riforma universitaria del 3+2 sembra avere allungato i tempi di studio, e lÂ’assenza di leggi sul riconoscimento delle unioni di fatto rende più incerta la scelta di avere figli. Le proposte di ritorno ad un sistema di tassazione di tipo famigliare vanno in controtendenza e rischiano di ridurre la già limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Alessandro Rosina e Gianpiero Dalla Zuanna commentano gli interventi sul rapporto tra giovani e famiglia di Chiara Saraceno e Francesco Billari; le controrepliche degli autori.
Aggiornamenti:
Lo spread Btp-Bund in tempo di euro, di Carlo Favero, 09-06-2005
Decentramento contrattuale? No, grazie di Innocenzo Cipolletta, 09-06-2005