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Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Il risanamento fiscale degli anni ’90

Vincenzo Visco, ex Ministro del Tesoro (2000) e Ministro delle Finanze (1996, 1998 e 1999) in risposta a Roberto Perotti, sostiene che non è corretto affermare che il risanamento italiano tra il 1996 e il 2001 si è basato su un eccesso di tassazione che ha interferito negativamente con lÂ’attività economica. Piuttosto, la finanza pubblica italiana ha trovato un equilibrio fondato su una pressione fiscale pari alla media europea e un livello di spesa primaria al netto degli interessi inferiore alla media europea e sufficiente a finanziare lÂ’eccesso di spesa per interessi. E’ una situazione di rigidità strutturale del bilancio che non consente “distrazioni populiste”. Pena deviazioni sostanziali dai criteri di convergenza.

Sommario 29 luglio 2004

Doveva essere la riforma definitiva, ma non lo sarà. La riforma previdenziale varata dopo un iter di tre anni non risolve i problemi strutturali del nostro sistema pensionistico ed è iniqua. Ci vorranno altri 4 anni prima che generi risparmi. Nel frattempo ci saranno solo fughe verso le pensioni d’anzianità. Ma la riforma potrebbe servire ad alimentare il pilastro mancante, la previdenza integrativa. Condizionale d’obbligo perché sono molte le insidie sulla strada del dirottamento del Tfr ai fondi pensione, a partire dal paventato trasferimento del Tfr all’Inps.
Il Ministro Pisanu parla di 2 milioni di immigrati in arrivo dalla Libia. Ma come si è arrivati a questa cifra allarmante? Un sondaggio presso i clandestini che arrivano sulle nostre coste porta a stime molto più basse.
Vincenzo Visco contesta la ricostruzione del risanamento degli anni Â’90 fornita da Roberto Perotti.

Sommario 26 luglio 2004

In Europa si lavora meno che negli Stati Uniti.  Sempre meno.  Dobbiamo interpretare gli accordi alla Daimler-Chrysler e alla Bosch (si veda la rassegna della stampa estera) e la proposta del Ministro delle Finanze francese di abolire le 35 ore come il segnale di una inversione di tendenza?  In realtà il gap in ore lavorate fra Europa e Stati Uniti è dovuto soprattutto al fatto che molte persone non lavorano del tutto, piuttosto che a un basso numero di ore mediamente lavorate per addetto. Non è colpa della presunta pigrizia degli europei, nè di accordi sindacali che hanno negoziato condizioni molto vantaggiose in quanto a orari e ferie per i dipendenti, ma di politiche che hanno al tempo stesso tassato il lavoro e pagato chi se ne stava alla larga dal mondo del lavoro.  Insomma, possiamo partire per le vacanze senza sensi di colpa, ma riflettendo sul fatto che le politiche che tengono molte persone in età lavorativa lontane dal lavoro non sono più alla nostra portata.

Sommario 19 luglio 2004

La Cgil abbandona il tavolo di trattativa sulla contrattazione salariale. L’obiettivo è di proteggere i lavoratori più deboli, evitando uno spostamento del baricentro della contrattazione verso la periferia. Ma è proprio così? Il tentativo della Cgil di rafforzare il ruolo del centro potrebbe indurre la Confindustria a non stipulare il contratto nazionale. E gli attuali assetti contrattuali penalizzano proprio i lavoratori più deboli, che la Cgil vorrebbe difendere.
Per tre anni l’esecutivo ha contato sulla ripresa economica per ridare respiro ai conti pubblici. Nel frattempo però i nostri conti pubblici hanno tratto vantaggio dai livelli eccezionalmente bassi dei tassi di interesse. Una ripresa sostenuta a livello europeo potrebbe però indurre la Bce ad aumentare i tassi di interesse. Se l’Italia poi non riuscisse ad agganciarsi al treno dell’Europa, l’effetto complessivo sui conti pubblici potrebbe riservare spiacevoli sorprese.
La legge sul conflitto di interessi cerca un difficile compromesso fra verifiche ex-post e filtri ex-ante. Non solo non risolve il problema di fondo, ma rischia di politicizzare la scelta del presidente delle Authorities.

Una manovra omeopatica

Nel decreto legge varato per correggere lÂ’andamento dei conti pubblici nel 2004, la componente strutturale è di circa il 12 per cento, concentrata sulle entrate. I tagli alle spese sono invece tutti una tantum. E’ dunque marginale l’influenza sulle prospettive per il 2005, che vedono un disavanzo tendenziale intorno al 4,5-5 per cento del Pil, senza contare il punto percentuale necessario per finanziare la riduzione delle imposte.

Indipendenti solo dalle regole

Gli amministratori nominati dalla proprietà non possono essere realmente indipendenti. Pubblicizzarli come un elemento di qualità delle società è quantomeno ipocrita. I criteri previsti dal Codice di autodisciplina perché un soggetto possa essere definito indipendente sono decisamente vaghi, ma nomine recenti dimostrano che sono comunque violati. Per tutelare davvero i piccoli azionisti, dovrebbero essere le minoranze a indicare i consiglieri indipendenti, se non il presidente del collegio sindacale.

Sommario 12 luglio 2004

Difficile tagliare le tasse senza mettere a rischio la sostenibilità del debito pubblico, anche ipotizzando che i tassi di interesse non aumentino. Bisogna prima trovare le risorse per sostituire le una tantum del 2004: questo dovrà essere il compito prioritario del nuovo ministro dell’economia.
Intanto la manovra che doveva correggere i conti pubblici nel 2004 con misure permanenti si rivela l’ennesima una tantum. Con buona pace degli impegni presi dall’Italia all’Ecofin.
Una rassegna della stampa estera sul downgrading del debito italiano da parte di Standard & PoorÂ’s.
Berlusconi promette, oltre ai tagli alle tasse, anche tanto cemento. E inaugura opere con cantieri inesistenti, come l’autostrada Milano-Brescia. Anche l’opposizione promette cemento. Prima di avere spiacevoli sorprese, meglio minare molte granitiche certezze sull’utilità delle grandi opere infrastrutturali.
Strano che ai vertici di Confindustria prenda sempre più peso unÂ’impresa in crisi. Ancora più strano che il nuovo amministratore delegato della Fiat, chiaramente uomo di fiducia dellÂ’azionista di maggioranza, prima della sua nomina figurasse come “amministratore indipendente“.
LÂ’ex monopolio di stato, Eni, realizza extra-profitti ai danni degli utenti. Un altro esempio di privatizzazione senza liberalizzazione.

In una settimana abbiamo raccolto quasi 2000 euro di contributi.  Grazie.  Continuate a sostenerci.

Sommario 8 Luglio 2004


Mentre si cerca un nuovo Ministro dell’Economia, discutiamo l’eredità lasciata da Giulio Tremonti. Il controllo pubblico dell’economia resta invariato, con il paradosso di imprese in mano pubblica che si comportano come private. Sul lato delle entrate, condono e scudo fiscale tramandano al successore un calo strutturale del gettito. Sul lato della spesa, non c’è stato alcuno sforzo di ridurla, ma neanche una completa perdita di controllo come spesso paventato.
Gli artifici sul debito hanno ridotto la trasparenza dei nostri conti pubblici. Non riuscendo peraltro ad ingannare le agenzie di rating: Standard & PoorÂ’s ha declassato il debito pubblico guardando al disavanzo 2004.

sommario 5 luglio 2004

Non pensavamo di celebrare il nostro secondo anniversario orfani di Tremonti. Rischiamo di rimpiangerlo perchè l’interim di Berlusconi apre scenari inquietanti. Né ci saremmo aspettati che la legge Gasparri fosse messa in atto così rapidamente. C’è sempre più bisogno di voci libere nel nostro paese, soprattutto nel campo dell’informazione economica.
Mentre la Francia si allontana dalle 35 ore, tre economisti francesi dibattono di crescita, ore lavorate e produttività.
Grazie al regalo di un lettore, da oggi lavoce.info ha una voce. Contiamo sui lettori anche per avere nuove risorse che ci consentano di continuare a fornire il nostro servizio.

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