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Categoria: Energia e ambiente Pagina 54 di 62

SE SUL CLIMA SI DANNO I NUMERI

Il Dpef stima i costi per l’Italia della mancata applicazione del Protocollo di Kyoto fino a 2,56 miliardi di euro all’anno nel periodo 2008-2012. E’ un calcolo che presuppone la sostanziale immobilità del governo. Invece è molto probabile, e auspicabile, che le misure predisposte permettano di ridurre le emissioni di gas-serra e di rispettare gli impegni senza incorrere nelle penalità. Anche il ministro dell’Ambiente propone dati poco convincenti. Meglio applicare sempre il principio di precauzione, sia nel ridurre le emissioni, sia nel produrre numeri.

GLI STRANI DATI DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE

NON C’E’ PACE SENZA UN CLIMA MIGLIORE

Il Nobel per la pace di quest’anno è stato assegnato all’ambiente. E’ destinato ad attirare l’attenzione delle genti e dei governanti. A richiamare questi ultimi alle proprie responsabilità e a superare il breve orizzonte del ciclo elettorale. Perché le alterazioni del clima originano dalle attività economiche di tutti noi, ma dispiegano effetti disuguali, differenziati nello spazio e nel tempo. Ciò genera incentivi diversi, spesso contrapposti, tra generazioni e tra paesi e regioni del mondo. Un Nobel che è soprattutto un dono alle generazioni future.

Il “taglia e duplica” del ministero dell’Ambiente

Con il Dpr n. 90 il ministero dell’Ambiente si è impegnato ad accorpare e ridenominare varie commissioni e segreterie tecniche. Compresa quella di verifica dell’impatto ambientale. E infatti rispetto al Testo unico, i componenti passano da ottantadue a sessantadue. Ma alla riduzione dei commissari corrisponde una riduzione delle competenze. Perché le istruttorie per le autorizzazioni ambientali integrate sono affidate a una nuova commissione. Di venticinque membri. E con buona pace dell’uniformità di valutazione e dello scambio di competenze e conoscenze.

L’Italia, un paese di boschi. Statali

Molto fuoco nell’estate italiana, ma niente di catastrofico in confronto a quanto è avvenuto in altri paesi. Cambiamenti climatici, abbandono progressivo delle aree agricole marginali nei territori montani e costieri e perdita di interesse economico da parte dei proprietari alla gestione dei boschi sono le cause principali. Ma c’è stata anche un’espansione abnorme del ruolo dello Stato nella gestione delle risorse forestali. E il fenomeno degli incendi rischia di essere strumentalizzato per costruire un apparato pubblico ancor più ampio e costoso.

A passo d’uomo. Ma con l’aria più pulita

Milano vara la sua pollution charge. Da apprezzare il rigurgito di sensibilità al problema del traffico, ma continua a sorprendere il malinteso di fondo che caratterizza il provvedimento. La prospettiva da adottare dovrebbe essere quella del pedaggio anti-congestionamento. Sulla base del principio che tutti i mezzi privati, anche quelli a emissioni nulle, occupano spazio. La cui disponibilità limitata, soprattutto nelle città, costituisce il vincolo fondamentale. Male quindi le esenzioni e gli sconti, mentre la zona interessata dovrebbe essere più ampia. Un intervento sul tema di Sergio Ascari.

Un Dpef poco energetico

Il periodo di competenza del Dpef appena varato si sovrappone quasi completamente alla prima fase degli impegni sulla riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti che l’Italia deve rispettare in base al Protocollo di Kyoto. Eppure, il documento non indica alcun intervento specifico in materia e si limita a generiche enunciazioni di principio. Mentre il ripetuto riferimento alle disponibilità di bilancio fa pensare che ancora una volta la lotta ai cambiamenti del clima sia una priorità subalterna. Un atteggiamento che potrebbe costarci molto caro.

Lavori in corso su energia e ambiente

Quello dell’energia e dell’ambiente è un fronte molto ampio e assai variegato che abbraccia molti ambiti. Il programma elettorale del centrosinistra rifletteva questo fatto: dedicava molto spazio a tali temi e assumeva di conseguenza importanti impegni.

Il programma era centrato su tre principi: lÂ’impatto sul clima, la sicurezza degli approvvigionamenti, lÂ’assetto istituzionale.
Per attenuare l’impatto sul clima dell’utilizzo dell’energia, il governo di centrosinistra si proponeva di ridurre l’impiego di combustibili fossili e comunque di incidere sul loro mix, privilegiando il gas naturale nella generazione elettrica. Nei trasporti l’obiettivo del clima doveva essere raggiunto con un riequilibrio delle modalità di trasporto (a favore della rotaia e del trasporto collettivo), l’uso dei biocarburanti e l’incremento degli standard di efficienza dei mezzi di trasporto. Nell’industria e nei servizi si sottolineava l’incentivazione dell’innovazione tecnologica in direzione dell’efficienza energetica. Nel settore civile infine si attirava l’attenzione sugli standard energetici degli edifici, sui sistemi di riscaldamento e raffreddamento, sui sistemi di illuminazione e sugli elettrodomestici.
Per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti si puntava su un maggior ricorso alle fonti rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia, la realizzazione dei rigassificatori già autorizzati, la costruzione di nuovi gasdotti. Si intendeva anche operare un rafforzamento della rete di distribuzione interna e una maggiore concorrenza sui mercati di elettricità e gas.|
Quanto all’assetto istituzionale si prometteva un revisione dei poteri dell’Autorità per l’energia, una riforma della tariffa sociale dell’elettricità, una revisione del sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili, un rinnovato impulso all’attività di ricerca, dell’Enea, ma anche di centri di eccellenza, da istituire, per studi nel settore energetico e ambientale, la realizzazione di un programma energetico-ambientale con la costituzione di un consiglio superiore per l’energia e un’Agenzia nazionale per l’energia e per l’ambiente.

La Finanziaria e le misure per lÂ’ambiente

Non tutte le promesse sono state finora realizzate, ma molto ha fatto il governo in questo primo periodo di attività. La legge Finanziaria 2007 ha previsto unÂ’ampia serie di misure che spaziano dalla riqualificazione degli edifici allÂ’efficienza dei motori elettrici impiegati nellÂ’industria, a provvedimenti sul parco automobilistico, agli incentivi al sistema agroenergetico (biocarburanti) fino allÂ’istituzione di un fondo “Kyoto” per favorire misure di riduzione delle emissioni di gas-serra. In aggiunta a queste norme, si incentiva il solare fotovoltaico, si potenziano i certificati bianchi (i cosiddetti titoli di efficienza energetica), si rafforza il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili rivedendo i cosiddetti certificati verdi e modificando il famigerato meccanismo Cip6 della bolletta elettrica, si incentiva la cogenerazione e si dà impulso alla bioedilizia.
Il governo ha poi lanciato il “primo progetto di innovazione industriale sullÂ’efficienza energetica” volto a fare nascere e prosperare una ecoindustria nazionale attraverso il finanziamento di progetti di innovazione in campo energetico-ambientale. È stato rivisto il cosiddetto codice ambientale, si stanno prendendo provvedimenti di tutela delle fasce deboli in vista della prossima apertura del mercato elettrico, si sono assunti obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti. Ed altro.

Le emergenze: rifiuti e approvvigionamento gas

Se è vero che, in linea di principio, vi è ancora parecchio tempo fino alla scadenza della legislatura, e quindi vi è ancora ampia possibilità per realizzare il programma elettorale, sussistono tuttavia delle emergenze che ci accompagnano e rispetto alle quali un segnale di forte discontinuità non appare essere stato dato. Una di queste è l’emergenza rifiuti: vi è chiaramente qualcosa che non funziona, non può essere solo il risultato della sindrome Nimby, rispetto alla quale le attuali regole istituzionali vanno forse ripensate, un intervento strutturale organico è necessario.
Un’altra emergenza che quest’anno non è stata tale, ma potrebbe esserlo di nuovo il prossimo inverno, è la sicurezza degli approvvigionamenti di gas (prima ancora che di petrolio). Ora che il presidente russo Putin appare alzare il livello della contrapposizione con l’occidente, ora che una Opec del gas è un’eventualità meno vaga che in passato, ci vogliono più di prima provvedimenti decisi a favore di una diversificazione geografica delle forniture. I promessi incentivi ai rigassificatori non sembrano ancora avere sortito granché ed entrano in gioco problematiche simili a quelle dei rifiuti, dal meccanismo perverso delle opposizioni locali agli episodi di malcostume e di criminalità.

In ritardo sul clima

Ma soprattutto incombe su di noi l’emergenza clima. Qui va dato un segnale forte, che ancora dal governo non è venuto. È arrivata invece una bocciatura del piano di allocazione per il secondo periodo dello schema europeo di scambio dei permessi di emissione, l’Eu-Ets, in quanto troppo generoso. Siamo in buona compagnia: la Commissione europea ha respinto i piani di una ventina di paesi membri. Ma non è stato un buon segnale il disaccordo tra i due ministri competenti, con uno dei due smentito dalla Commissione e che è finito per passare per il sostenitore degli interessi dell’industria energivora ed emittiva.|
Il programma dellÂ’Unione affermava testualmente che lÂ’80 per cento della prevista riduzione di emissioni proverrà da misure domestiche. Conteneva inoltre lÂ’obiettivo di raddoppiare, durante la legislatura, la quota di impiego di fonti rinnovabili nella produzione di elettricità. Nel frattempo, si sono aggiunti gli impegni assunti nel Consiglio europeo dellÂ’8-9 marzo scorso, con il famoso “20-20-20”. Si sono dunque sommati a promesse elettorali impegni vincolanti che già oggi molti bollano come assai difficili, se non impossibili, da mantenere. Un recente studio di un autorevole istituto di ricerca economica tedesco (1) avanza unÂ’ipotesi di burden sharing, su come ripartire cioè lÂ’onere europeo di riduzione del 20 per cento entro il 2020 delle emissioni di gas-serra rispetto al 1990: sostiene che una ripartizione equa richiederebbe che lÂ’Italia riducesse le proprie emissioni del 23 per cento.

Commento

Appare chiaro che il governo italiano deve al più presto mostrare una determinazione senza precedenti nell’affrontare il problema, in mancanza della quale si prospetta il rischio di uno sforzo finanziario massiccio a carico del bilancio pubblico o direttamente delle tasche dei cittadini quando la cambiale europea o quella di Kyoto saranno giunte a scadenza.

(1) DIW Wochenbericht n. 18/2007.

Mimare, ma non fare, le liberalizzazioni: elettricità e gas

La liberalizzazione dell’energia in Europa non è stato un successo. Dipendendo dalle importazioni, il mercato energetico è difficile, ma alcuni errori sono stati commessi. E’ facile prevedere che le imprese reagiranno alle loro debolezze negli acquisti di gas integrandosi, ma solo un mercato integrato potrebbe difendere anche i consumatori.

Obbligo di fonti rinnovabili

Le solenni decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles mirano a mitigare i cambiamenti climatici e allo stesso tempo a risolvere il problema della sicurezza dellÂ’approvvigionamento. Una sfida che nessun paese europeo può ora eludere. La grande novità dell’accordo sono infatti i target vincolanti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli interrogativi su nucleare e biocombustibili. Sulla questione dell’efficienza energetica si è rimasti a livello di buone intenzioni, anche se il tema resta cruciale.

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