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LA RISPOSTA DI PASQUINO AL COMMENTO DI GROS

Naturalmente si tratta di una questione complessa che richiede competenze economiche che non ho.
Di eurobond esistono varie specie, e la sentenza non si pronuncia su di essi. È compito degli economisti illuminarci sulla loro natura. Il dibattito politico-costituzionale non è certo chiuso né lo sarà; ci sono già in Germania interpretazioni discordanti della sentenza a  questo proposito, almeno fra i giuristi. Io seguo l’opinione di  Schönberger, di Möllers e di qualche alto funzionario del ministero della Giustizia.
Ma Thym, Schorkopf e Ruffert sembrano sostenere la tua posizione. I costituzionalisti sanno peraltro che le sentenze delle Corti costituzionali non sono quasi mai decisioni finali e irreversibili, esse vanno lette in serie e si tratta per
lo più di serie aperte. Non c’è dubbio, per quanto mi riguarda, che a questa sentenza ne seguiranno altre (in particolare circa il “dauerhafte völkervertragsrechtlichen Mechanismen“).
Mi sembra però di poter dire – anche sulla base di informazioni che provengono dall’interno della Corte tedesca – che ci sia un cambiamento di tono nella decisione del Secondo Senato.
Quando Di Fabio sarà fuori dal collegio giudicante, il cambiamento potrebbe accentuarsi. Vedremo.
A me pare che i paragrafi che citi insistano sul fatto che senza un accordo dei rappresentanti eletti (“ohne vorherige konstitutive  Zustimmung“) la Germania non possa far decidere dai paesi del Sud Europa  il proprio destino economico.
Sarebbe abbastanza sorprendente se fosse vero il contrario.
Sarebbe un mondo in cui le cicale decidono del destino delle formiche.
Speriamo vivamente che paesi come l’Italia facciano lo sforzo che devono fare per rimettere ordine in casa propria. Penso che la Germania finirà per aiutare chi si aiuta. Chiedere di più sarebbe impudente.

LA CORTE TEDESCA SALVA L’EURO. PER ORA

La Corte costituzionale tedesca si è pronunciata a favore della partecipazione della Germania ai piani di salvataggio europei. Non è il plenum del parlamento a decidere su queste materie, ma la commissione bilancio. E non esclude nemmeno strumenti come gli Eurobond. Ma in dicembre il dibattito su misure più stabili di difesa della moneta unica ridarà la parola al parlamento tedesco. La Corte sarà probabilmente chiamata a intervenire di nuovo in un dibattito dal quale dipende il cammino ormai faticoso dell’Unione Europea.

E ORA COMPLETIAMO IL SISTEMA DI GESTIONE DELLE CRISI

Nella gestione delle crisi nell’eurozona, i governi si sono mossi nella giusta direzione, anche se spesso troppo poco e troppo tardi. E su quel che si dovrebbe fare per stabilizzare i mercati finanziari e mettere in sicurezza l’euro esiste un certo accordo. Bene le norme costituzionali sul pareggio di bilancio. Il ruolo della Bce ora e in futuro. Si dovrebbe dotare l’Efsf di proprio capitale e renderlo capace di emettere su larga scala bond con garanzia congiunta per offrire assistenza finanziaria, ricapitalizzare le banche e scambiare titoli di debito.

QUELL’INCERTEZZA CHE FA MALE ALL’EUROPA

Non è scontato che una nuova ricapitalizzazione delle banche sia sufficiente a spezzare il circolo vizioso fatto di incertezza sulla loro solidità, caduta dei mercati e stagnazione dell’economia. Siamo in un paradosso analogo alla trappola della liquidità. Meglio allora puntare sul ridimensionamento dei valori dell’attivo delle banche su livelli più adeguati a quelli attuale dei patrimoni. Un default controllato e concordato eliminerebbe le incertezze sul valore dei crediti verso Grecia, Irlanda e Portogallo. E gli elementi di contagio nei confronti di Spagna e Italia

 

LE BANCHE EUROPEE E I CAPITALI NECESSARI

Per andare oltre l’eterna emergenza degli ultimi anni le banche europee devono fare un nuovo giro di stress test e ricapitalizzarsi. Glielo suggerisce il Fondo monetario internazionale. Ma l’Europa per ora fa finta di niente. Fino alla prossimo salvataggio, quando i contribuenti e la Banca centrale europea potrebbero chiudere il rubinetto.

EUROBOND: LE PROPOSTE SUL TAPPETO

Eurobond, Project bond, EuroUnionBond campeggiano sulle pagine dei giornali. Possono sembrare tutti uguali, ma non lo sono. Cerchiamo di capirci qualcosa, mettendo in evidenza gli elementi essenziali di ciascuna proposta, le differenze che le caratterizzano e i rispettivi pregi e difetti.

Riforme istituzionali, la ricetta per guarire la Grecia

Il piano di salvataggio della Grecia non dà i risultati sperati. La recessione è più grave del previsto e cresce il malcontento della popolazione per misure di austerità sempre più pesanti. Il limite del pacchetto di aiuti concordato più di un anno fa con Unione Europea, Bce e Fmi è quello di non dare sufficiente importanza alle riforme strutturali, che invece potrebbero togliere molti degli attuali ostacoli alla crescita, spesso a costo zero per il bilancio dello Stato. Oltretutto, riforme di questo tipo avrebbero il pieno sostegno dei greci.

BCE: COME DIVENTARE UNA BANCA CENTRALE CREDIBILE

Ritorniamo sulla proposta di un programma di “Quantitative easing”. La Banca centrale europea dovrebbe adottarlo per affrontare la crisi del debito sovrano in Europa. Acquistando sul mercato secondario in modo sistematico titoli degli stati in sofferenza con un piano pre-annunciato con trasparenza, ampio, e non rivolto selettivamente a un solo membro dell’Unione monetaria. Ecco perché, nonostante varie critiche a questo strumento, la Bce guadagnerebbe credibilità.

QUEL VIRUS CHE ARRIVA DALLA GERMANIA

Se l’euro esiste è perché Mitterrand e Kohl si accordarono su uno scambio: l’unificazione della Germania dopo la caduta della Ddr contro la rinuncia al marco tedesco a dimostrazione dell’impegno per un’Europa non solo unita ma anche coesa. Ora, però, i tedeschi se ne sono dimenticati e non sono più disposti a pagare il prezzo di una Unione monetaria che si estende dal loro ricco e ordinato paese ad altri in condizioni diametralmente opposte.

UNA TRAGEDIA GRECA*

La Grecia è in bancarotta già da un anno e non ha altra soluzione che la svalutazione. Se tenterà di farlo rimanendo all’interno dell’Unione monetaria, ciò significherà molta miseria per i cittadini greci perché prezzi e salari dovranno essere drasticamente tagliati. Meglio per tutti se il paese uscisse temporaneamente dallÂ’euro perché potrebbe così riacquistare la competitività perduta. Sarà comunque inevitabile una cancellazione parziale del debito greco e un intervento europeo a sostegno delle banche.

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