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Tre miti sulla ricerca in America

Quello che colpisce di più del dibattito pubblico sulla ricerca e sull’università in Italia, e in Europa, è il continuo confronto con un modello americano di ricerca che non esiste. Vi sono tre miti, relativi alla ricerca negli Stati Uniti, che finiscono per ostacolare lo sviluppo di un sano dibattito sulla costruzione di un modello italiano (o europeo) di ricerca. Sfatarli può essere di grande aiuto. Vediamoli uno per uno

Il gap manageriale del vecchio continente *

Perché l’Europa cresce meno degli Stati Uniti? Tra le varie cause, una non viene quasi mai citata: la differenza nelle pratiche manageriali. E la stessa letteratura economica non è di grande aiuto. Una ricerca recentemente condotta mostra come le pratiche manageriali abbiano un forte impatto sulla produttività d’impresa. E come mercati concorrenziali e lavori flessibili siano rilevanti per un management efficiente.

Come interviene la Fed. Domande e risposte*

La crisi del mercato finanziario originata dai mutui subprime ha determinato una serie di interventi massicci della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea. Ma quali sono i meccanismi di questi interventi? Che cos’è la liquidità e perché è cosí importante? Come si immette liquidità? Che cosa sono e come funzionano le transazioni? A queste e a molte altre domande, ecco le risposte che chiariscono lo svolgersi della vicenda.

Perché lo Zimbabwe non è la Cina

Il gigante asiatico dai tassi di crescita del reddito pro capite del 10 per cento annuo e il paese africano dove milioni di persone cadono in miseria hanno in comune il fatto di essere regimi autocratici. Perché ottengono risultati economici così diversi? E quali lezioni possono trarne le democrazie? L’analisi delle autocrazie di successo mostra che la costruzione di un governo efficace, che lavori nell’interesse di un’ampia fascia di cittadini, richiede uno sforzo consapevole e la capacità di identificare le caratteristiche istituzionali necessarie per realizzarlo.

Prezzo minimo imposto, l’America cancella il divieto

Con una recente sentenza, la Corte Suprema ha eliminato il divieto “per se” per il produttore di imporre un prezzo minimo al dettaglio al distributore, che pur con alterne vicende resisteva dal 1911. Si procederà d’ora in avanti con la logica del caso per caso. Eppure, la letteratura economica mette molto più l’accento sui rischi anticompetitivi che sui vantaggi sociali del prezzo minimo imposto. E dunque la vecchia regola avrebbe forse tutelato meglio i consumatori. Rimane adesso da vedere quale orientamento prenderà la Commissione europea.

Conglomerati alla riscossa

I conglomerati sembrano avere il vento in poppa. A Wall Street e soprattutto sui mercati emergenti. Eppure analisti finanziari e accademici sostengono che solo la specializzazione nel core business crea valore. In realtà, non c’è nulla di intimamente sbagliato nella diversificazione. E quando il sistema di incentivi è chiaro e stimola la cultura imprenditoriale, un numero elevato di gruppi dalle attività disparate ottiene risultati superiori a quelli del mercato. Tuttavia in economia il determinismo non paga e molto dipende dal contesto e delle circostanze.

Le peripezie italiane del signor Wang

Uomini d’affari e manager che intendono arrivare in Italia per motivi di lavoro devono percorrere un iter lento, tortuoso e soprattutto incerto. Molti perciò finiscono per scegliere altri paesi d’Europa. Le politiche di attrazione degli investimenti diretti esteri devono essere mirate oltre che ad attività di comunicazione e promozione, all’accoglienza dei cittadini stranieri. Un primo, urgente, passo consiste nel mettere prefetture, questure, uffici provinciali del lavoro e sedi diplomatiche nelle condizioni di garantire loro un accesso veloce e sereno.

L’eredità di Tony

Dopo dieci anni Tony Blair lascia Downing Street. Il bilancio del suo governo è positivo. Ha redistribuito risorse in modo sostanziale: i ricchi pagano più tasse di dieci anni fa e i poveri ricevono più risorse. Sono aumentate notevolmente le spese in servizi, quali la sanità e l’istruzione, che costituiscono il fondamento dello stato sociale. E in Irlanda del Nord c’è la pace. Ora il progetto di spostare la società verso una socialdemocrazia senza sacrificare l’efficienza andrà avanti, con le stesse difficoltà e gli stessi problemi, con Gordon Brown.

La disuguaglianza che arriva dal commercio *

Oggi non è più possibile affermare che gli effetti del libero commercio sulla distribuzione del reddito nei paesi ricchi sono minimi. Al contrario, con lo sviluppo della Cina e la crescente frammentazione della produzione, si può sostenere che sono notevoli e crescenti. Non vuol dire che si devono abbracciare le tesi del protezionismo. Significa, però, che i fautori del libero commercio devono trovare risposte migliori alle ansie di coloro che molto probabilmente si troveranno dalla parte perdente della globalizzazione.

Risposta a Prodi

Le restrizioni americane agli investimenti stranieri sono determinate con norme di legge. Un eventuale investitore conosce quindi con certezza dove potrà e dove non potrà investire. In Italia ciò che scoraggia gli investitori internazionali è l’incertezza normativa. Ma a preoccuparli ancora di più sono gli interventi diretti del governo in decisioni che dovrebbero essere di esclusiva competenza delle imprese. Come quando ha dato l’impressione di essersi appropriato del diritto allÂ’informazione preventiva sulle fusioni bancarie del quale la Banca d’Italia si è spogliata.

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