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Wolfowitz “graziato” dagli europei *

L’affare Wolfowitz è un esempio lampante dell’incomprensibile sudditanza verso gli Stati Uniti che molti paesi dimostrano all’interno delle organizzazioni internazionali. Primi fra tutti quelli europei. Il presidente della Banca Mondiale non è difeso da nessuno, tranne Bush. I suoi giorni sono sicuramente contati. Tra qualche settimana al massimo darà le dimissioni “per motivi personali”. Ma lasciarlo andar via a testa alta è scandaloso e appanna l’immagine della Banca Mondiale, rafforzando per giunta l’impressione di strapotere Usa.

E sugli aiuti allo sviluppo solo promesse mancate

Nonostante le dichiarazioni del leader al G8 di Gleneagles, non si materializzano i 50 miliardi entro il 2010 necessari al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Anzi nel 2006 il livello totale degli aiuti è diminuito. Anche la loro qualità lascia a desiderare. Quanto all’Italia, i nostri contributi sono scesi del 30 per cento nel periodo 2005-06 e sono fermi allo 0,20 del Pil. In più, sono meno efficaci della media e non rispettano i principi della Dichiarazione di Parigi. Non è ancora arrivata la svolta promessa dal governo Prodi.

La Francia dopo il 22 aprile *

Dai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi si possono già trarre alcuni insegnamenti. I francesi tornano a occuparsi di politica e confermano la fiducia al sistema presidenziale. In un momento crisi si affidano ai grandi partiti, rinunciando al voto di protesta. Si rinnova anche la contrapposizione destra-sinistra, sempre più orientata verso il bipartitismo. Quanto agli elettori di centro, chiedono pluralismo e lanciano un appello di modernizzazione e di apertura alle due formazioni principali.

Francia-Italia, stessa partita anche in economia

Per i poteri che la costituzione gli attribuisce, il futuro presidente della Francia avrà una profonda influenza anche sull’Europa. Importante dunque capire la visione del mondo dei due principali candidati all’Eliseo. Si può farlo attraverso due libri scritti da economisti che di Sarkozy e Royal sono consulenti. Vi si ritrovano parole chiave come pensioni, nanismo industriale, capitalismo familiare, tassa di successione: quasi le stesse della campagna elettorale italiana dello scorso anno.

I due volti di Ségolène*

Nel programma economico di Royal convivono tendenze opposte. Vi si possono ritrovare i sostenitori del mondo del lavoro di ieri, con i sussidi statali e i lavori utili, e i fautori di una visione moderna dell’economia. Per i giovani ci sono proposte che hanno una logica economica coerente, destinate a favorire il primo impiego, accanto ad altre del tutto incomprensibili. Lo stesso discorso vale per gli interventi sul sistema della formazione. Buone idee su reddito di solidarietà attiva e sistema previdenziale dei lavoratori autonomi.

Una campagna senza Europa*

Nella campagna elettorale francese si parla molto poco di Unione Europea. Difficile credere che i francesi si disinteressino della questione e che i candidati non abbiano niente da dire. Probabilmente evitano un argomento scottante. Ma perché la Francia, un tempo al vertice della costruzione europea, ha perduto gran parte della sua influenza? Per due malintesi, dagli effetti disastrosi: l’idea di Europa-potenza e il rifiuto dell’economia di mercato.

Uno sguardo dal fondo

Tre stralci dellÂ’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale; vengono trattati temi di particolare rilievo per gli sviluppi dellÂ’economia mondiale nei prossimi mesi: dalle possibili variazioni nei tassi di cambio, anche in considerazione di una riduzione del deficit della bilancia commerciale statunitense, alle conseguenze della frenata dellÂ’economia americana. Infine, gli effetti della globalizzazione della forza lavoro, unita a rapidi cambiamenti tecnologici, e le politiche necessarie per governare il fenomeno.

L’Europa e la governance economica globale

L’Europa è per lo più incapace di usare il suo peso economico e decisionale nella governance globale. Perché non parla con una “voce unica”. Ciò accade anche per la difficoltà dei paesi dell’Unione di definire un meccanismo di decisione interno che permetta di giungere a una posizione esterna comune. Ma la rappresentanza unica europea nelle istituzioni finanziarie internazionali e nei gruppi informali rimane condizione essenziale per una maggiore responsabilizzazione dei nuovi attori. E per lÂ’euro c’è la necessità di definire una politica da “valuta chiave”.

Tre “capitoli” per il dissesto

Negli Stati Uniti le procedure fallimentari sono regolate dall’Us Bankruptcy Code. Tre i capitoli rilevanti. Il problema sostanziale nasce dal fatto che i comuni non possono essere liquidati sotto il Chapter 7. E se il piano di ristrutturazione non viene votato dai creditori la procedura è ambigua: il giudice fallimentare può, in teoria, imporre un aumento delle imposte, la vendita delle attività e dei cespiti, il taglio delle spese. Ma non è mai successo. La migliore garanzia per il creditore sembra essere il potere del governo locale di gestire alcune imposte.

Più lontani dal baratro *

L’Italia si trova ancora di fronte a formidabili sfide, ma la sua economia non versa in condizioni tanto gravi da giustificare il catastrofismo. Il pesante rapporto debito/Pil richiede un supplemento di entrate fiscali sostenibile agli attuali tassi di interesse. Né i mercati finanziari prevedono un serio rischio di default. Se misurata attraverso l’indice dei prezzi al consumo la perdita di competitività è nettamente minore di quanto generalmente indicato. Anche sotto il profilo delle riforme strutturali la distanza con gli altri paesi si riduce.

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