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Nell’Eurozona la disoccupazione può scendere ancora

Il mercato del lavoro dell’Eurozona appare saturo, ma diversi indicatori segnalano margini per un ulteriore calo della disoccupazione strutturale, soprattutto nell’Europa meridionale. Significa aggiungere circa l’1 per cento al Pil potenziale.

Politiche attive: al programma Gol serve il Var

I numeri del programma Gol sembrano molto positivi. Per definirlo un successo serve però un esame qualitativo indipendente dei risultati, superando la riluttanza tutta italiana a sottoporre le politiche attive del lavoro a valutazioni scientifiche rigorose.

Mercato del lavoro sempre meno dinamico*

Un mercato del lavoro poco mobile, com’è oggi quello italiano, può apparire rassicurante perché più stabile. Ma una riduzione persistente della mobilità può avere effetti negativi sulla produttività e sui salari. E i rischi maggiori li corrono i giovani.

Quando il lavoro pesa sulla salute mentale

Tra i lavoratori europei aumenta l’ansia, mentre è stabile il rischio di depressione. La salute mentale di chi lavora non riguarda solto il benessere individuale, ma ha ricadute economiche concrete. Tanto più con l’invecchiamento della popolazione.

La mela che non cade lontano dall’albero: la mobilità sociale nei paesi Ocse

Studiare la mobilità sociale intergenerazionale aiuta a progettare politiche che potenziano crescita economica e uguaglianza delle opportunità. Le nuove stime comparative in ventinove paesi Ocse indicano che l’istruzione rappresenta un canale chiave.  

Nuove politiche attive per salari più alti

Per decenni le politiche del lavoro si sono concentrate sull’occupabilità. Ora l’evidenza sperimentale sul monopsonio digitale sposta il baricentro: il vincolo decisivo è il ventaglio di alternative che ciascun lavoratore riesce a vedere e a perseguire.

Per le pari opportunità sul lavoro non basta l’istruzione

L’istruzione non basta a garantire pari opportunità. Anche tra laureati il background familiare conta per i risultati nel mercato del lavoro. Il vantaggio deriva dall’accesso a imprese migliori più che da differenze individuali. E col tempo si rafforza.

La questione salariale è anche una questione di mobilità

In Italia i lavoratori tendono a rimanere sempre nella stessa azienda. È anche per questo che i salari sono bassi. Bisogna quindi ridurre i costi della mobilità e aumentare i benefici del passaggio verso le imprese migliori, che pagano stipendi più alti.

Trent’anni di stagnazione e cinque di declino dei salari*

I salari italiani sono fermi da anni e l’inflazione ne ha corroso il potere d’acquisto. Servirebbe una riforma della contrattazione, con alla base una legge sulla rappresentanza. Andrebbe anche rivisto il sistema fiscale, per evitare il fiscal drag.

Prospettive magre per il potere d’acquisto dei lavoratori italiani

Se l’andamento delle retribuzioni degli ultimi vent’anni è stato articolato, il futuro non si prospetta roseo. Shock energetico e inflazione minacciano il potere d’acquisto delle buste paga. Servirebbero cambiamenti radicali, che non sono all’orizzonte.

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