Interventi sul costo del lavoro, per il riequilibrio della tassazione relativa del lavoro e del capitale, a favore degli investimenti o delle piccole imprese e dei liberi professionisti: tutte le proposte di tagli all’Irap condividono due limiti. Comportano una perdita di gettito in un periodo difficile per i conti pubblici e rincorrono obiettivi a volte contraddittori, minando la coerenza del sistema tributario, senza un quadro coerente dei loro effetti distributivi e dei costi e benefici. Ma la vera questione resta la copertura delle perdite di gettito.
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Sostituire l’Irap con un’imposta migliore non è facile. Lo dimostra l’insoddisfazione che circonda le proposte finora approntate. Ogni scelta impone di privilegiare un obiettivo a scapito di altri e si scontra con effetti redistributivi molto difficili da gestire politicamente. Sarebbe comunque opportuno evitare di moltiplicare le agevolazioni disperdendole su una miriade di microbiettivi. E prima di procedere con nuovi incentivi, andrebbero valutati con attenzione i costi e gli effetti dei sei interventi attuati sull’Irap negli ultimi sette mesi.
L’analisi delle previsioni della spesa pubblica contenute nel DPEF fa sorgere una serie di interrogativi. Nel caso di interessi, investimenti e dipendenti pubblici alcune ipotesi discutibili hanno l’effetto di migliorare il saldo nel 2006, sul quale verremo giudicati in sede europea. Se le cifre si rivelassero ottimistiche il vero onere dell’aggiustamento si sposterebbe al 2007 e agli anni successivi. Un chiarimento è quindi essenziale.
Dall’analisi dell’insieme delle imposte sulle imprese a carico del lavoro e del capitale emerge che il primo fattore produttivo risulta più tassato del secondo. Ma a ben vedere a essere fortemente sussidiati fiscalmente sono gli investimenti finanziati con debito. Un migliore equilibrio dovrebbe allora essere perseguito attraverso una maggiore neutralità nel trattamento fiscale degli investimenti piuttosto che aumentando indiscriminatamente la tassazione del fattore capitale. L’attenzione quindi non dovrebbe essere concentrata solo sull’Irap.
L’Irap così com’è oggi assicura una rendita fiscale alle imprese ad alta intensità di capitale all’interno di uno stesso settore, ma anche ad interi settori di attività : banche, telecomunicazioni ed energetico rispetto al settore industriale in senso stretto. Uno sgravio integrale sul costo del lavoro li avvantaggerebbe ulteriormente. Per aiutare l’industria esportatrice, invece, è assolutamente necessario redistribuire il carico fiscale mediante una razionalizzazione dellÂ’imposta, intervenendo poi sull’aliquota per abbassarla ulteriormente.
È urgente avviare un processo di graduale eliminazione dell’Irap a partire dal costo del lavoro. Eliminare da subito la tassazione dei contributi sociali costerebbe, in termini aggregati, circa 4 miliardi di euro. Per verificare gli effetti redistributivi dell’intervento abbiamo analizzato un campione di imprese del manifatturiero e calcolato che porterebbe per l’80% delle imprese un risparmio significativo, compreso tra il 14 e il 30% dell’IRAP attuale. Il risparmio risulta sufficientemente ben distribuito tra le imprese.
Il 6 luglio scorso, il Parlamento europeo ha respinto una controversa proposta di direttiva sulla brevettabilità dei software elaborata dall’esecutivo UE e approvata dal Consiglio nel marzo scorso. Lavoce.info si era occupata del tema nei mesi scorsi, con alcuni articoli che riproponiamo ai lettori.
Dal 2000 a oggi l’Italia ha perso nei confronti della Germania circa il 15 per cento della propria competitività , calcolata come costo del lavoro per unità di prodotto. La spiegazione è solo in parte nella diversa specializzazione dei due paesi. LÂ’incremento della produttività è stato più alto in Germania, mentre i salari nominali tedeschi sono cresciuti meno di quelli italiani. Perché da noi è stata più alta lÂ’inflazione. Eppure, nei prezzi alla produzione la differenza è minima. E dunque il problema è nei margini di profitto della distribuzione e nei prezzi dei servizi.
Il documento di programmazione economica e finanziaria rivela una preoccupante mancanza di idee da parte di chi ha guidato il paese negli ultimi cinque anni. E conferma che chi andrà al Governo dopo le prossime elezioni dovrà occuparsi innanzitutto di rimettere in ordine i conti pubblici. Ma governare sotto vincoli di bilancio stringenti può anche offrire la spinta politica per attuare le necessarie riforme strutturali. Si tratta di mettere alle corde chi ha posizioni di rendita, usando proprio quel vincolo. Soprattutto, basta avere le idee chiare e volerlo fare.
GRAPPA ALLA VIPERA (SPECIALITA’ DELLA CASA) Liquore servito tradizionalmente nei siti altoadesini, ma apprezzato anche in estremo oriente (soprattutto in Corea del Nord viene gustato a fine pasto). La preparazione richiede almeno tre componenti: grappa di alta qualità , peperoncino e un esemplare di vipera aspis, altrimenti conosciuta come vipera comune. Miscelare mezzo litro di grappa e 5 grammi di peperonicino e poi disporre la vipera (preferibilmente morta) all’interno della bottiglia con i denti ben in mostra. E’ una ricetta semplice e veloce da preparare; meno semplice è trovare la vipera, animale tranquillo e solitario, ma poco incline a farsi catturare. SALSA PEARA’
– 50 g di burro
– 30 g di midollo di bue
– 100 g di mollica di pane tostata e grattugiata
– 2 cucchiai di parmigiano
– brodo di carne
– pepe
Si narra che questa salsa sia stata inventata nel VI secolo dal cuoco di corte del re longobardo Alboino per indurre la regine Rosmunda a rompere il digiuno cui si era sottoposta per protesta contro il marito. Pe’ar è pepe in veneto.
Tritare il midollo di bue e metterlo in una casseruolina con il burro. Far soffriggere a fiamma moderata e quando il midollo si sarà sciolto, aggiungere la mollica di pane. Sempre mescolando, lasciare che il pane assorba tutto il grasso, quindi bagnare con qualche mestolo di brodo in modo da avere una salsa piuttosto fluida. Regolare la fiamma al minimo e proseguire la cottura per almeno un’ora mescolando spesso e aggiungendo altro brodo, se ncecessario. A cottura ultimata, regolare di sale e completare con abbondante pepe macinato e con il parmigiano. Mescolare e servire la salsa bollente. Per bolliti.
(tratto da www.lamariella.it)
ZUPPA DI PESCE
– 4 canocchie
– 4 seppie di media grandezza
– 4 calamari
– 4 fette di coda di rospo
– 8 scampi
– 8 gamberoni
– 1 piccola gallinella o un piccolo scorfano
– 500 g vongole
– 700 g cozze
– 3 spicchi d’aglio
– 1 cucchiaio di prezzemolo
– 1 cipolla
– 1 dl di aceto
– 4 cucchiai di olio
– 300 g di passata di pomodoro densa
– fette di pane abbrustolito
– sale, pepe
Nella tradizione le zuppe di pesce sono sempre piatti di pescatori cioè rustiche, adatte ad essere preparate sulla spiaggia d’approdo o addirittura a bordo, con pesci non particolarmente pregiati e non destinati al mercato. Come ricorda anche Massimo Alberini, non si ha traccia di una zuppa di pesce in nessun ricettario italiano fino al XIX secolo ed è ancora piu’ significativo che il primo accenno si trovi in un’opera dal titolo “Nuova cucina economica” (di Vincenzo Agnoletti). Una svolta è stata data prima dalla tardiva apparizione in cucina del pomodoro che ha dato vivacita’ a molti piatti popolari (a cominciare dai maccheroni) e poi, in tempi a noi vicini, dal recupero dei cibi di tradizione popolare. La versione qui proposta è una mediazione fra quelle adriatiche (per la presenza delle canocchie) e quelle liguri.
Lavare e far aprire a fuoco vivo le cozze e le vongole. Filtrare il loro liquido. Preparare un trito sottile con il prezzemolo, l’aglio e la cipolla e farlo dorare nell’olio. Aggiungere l’aceto e il liquido di cottura delle cozze e delle vongole. Dopo 3 minuti unire le canocchie, le seppie e i calamari tagliati a striscioline. Lasciar cuocere per circa 15 minuti. Aggiungere il pomodoro, pepare, quindi unire la coda di rospo e la gallinella tagliata a tronchetti. Cuocere per altri 5 minuti, aggiustare di sale se necessario e unire infine le vongole, le cozze, gli scampi e i gamberi. Cuocere per altri 10 minuti e servire con fette di pane abbrustolito.
(tratto da www.lamariella.it)