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Italia-Germania nella partita della competitività

Dal 2000 a oggi l’Italia ha perso nei confronti della Germania circa il 15 per cento della propria competitività, calcolata come costo del lavoro per unità di prodotto. La spiegazione è solo in parte nella diversa specializzazione dei due paesi. LÂ’incremento della produttività è stato più alto in Germania, mentre i salari nominali tedeschi sono cresciuti meno di quelli italiani. Perché da noi è stata più alta lÂ’inflazione. Eppure, nei prezzi alla produzione la differenza è minima. E dunque il problema è nei margini di profitto della distribuzione e nei prezzi dei servizi.

Un Dpef da depressioneÂ… psicologica

Il documento di programmazione economica e finanziaria rivela una preoccupante mancanza di idee da parte di chi ha guidato il paese negli ultimi cinque anni. E conferma che chi andrà al Governo dopo le prossime elezioni dovrà occuparsi innanzitutto di rimettere in ordine i conti pubblici. Ma governare sotto vincoli di bilancio stringenti può anche offrire la spinta politica per attuare le necessarie riforme strutturali. Si tratta di mettere alle corde chi ha posizioni di rendita, usando proprio quel vincolo. Soprattutto, basta avere le idee chiare e volerlo fare.

Lo chef consiglia

GRAPPA ALLA VIPERA (SPECIALITA’ DELLA CASA)

Liquore servito tradizionalmente nei siti altoadesini, ma apprezzato anche in estremo oriente (soprattutto in Corea del Nord viene gustato a fine pasto). La preparazione richiede almeno tre componenti: grappa di alta qualità, peperoncino e un esemplare di vipera aspis, altrimenti conosciuta come vipera comune. Miscelare mezzo litro di grappa e 5 grammi di peperonicino e poi disporre la vipera (preferibilmente morta) all’interno della bottiglia con i denti ben in mostra. E’ una ricetta semplice e veloce da preparare; meno semplice è trovare la vipera, animale tranquillo e solitario, ma poco incline a farsi catturare.

 

SALSA PEARA’


– 50 g di burro
– 30 g di midollo di bue
– 100 g di mollica di pane tostata e grattugiata
– 2 cucchiai di parmigiano
– brodo di carne
– pepe

Si narra che questa salsa sia stata inventata nel VI secolo dal cuoco di corte del re longobardo Alboino per indurre la regine Rosmunda a rompere il digiuno cui si era sottoposta per protesta contro il marito. Pe’ar Ã¨ pepe in veneto.
Tritare il midollo di bue e metterlo in una casseruolina con il burro. Far soffriggere a fiamma moderata e quando il midollo si sarà sciolto, aggiungere la mollica di pane. Sempre mescolando, lasciare che il pane assorba tutto il grasso, quindi bagnare con qualche mestolo di brodo in modo da avere una salsa piuttosto fluida. Regolare la fiamma al minimo e proseguire la cottura per almeno un’ora mescolando spesso e aggiungendo altro brodo, se ncecessario. A cottura ultimata, regolare di sale e completare con abbondante pepe macinato e con il parmigiano. Mescolare e servire la salsa bollente. Per bolliti.

(tratto da www.lamariella.it)

 

ZUPPA DI PESCE


– 4 canocchie
– 4 seppie di media grandezza
– 4 calamari
– 4 fette di coda di rospo
– 8 scampi
– 8 gamberoni
– 1 piccola gallinella o un piccolo scorfano
– 500 g vongole
– 700 g cozze
– 3 spicchi d’aglio
– 1 cucchiaio di prezzemolo
– 1 cipolla
– 1 dl di aceto
– 4 cucchiai di olio
– 300 g di passata di pomodoro densa
– fette di pane abbrustolito
– sale, pepe

Nella tradizione le zuppe di pesce sono sempre piatti di pescatori cioè rustiche, adatte ad essere preparate sulla spiaggia d’approdo o addirittura a bordo, con pesci non particolarmente pregiati e non destinati al mercato. Come ricorda anche Massimo Alberini, non si ha traccia di una zuppa di pesce in nessun ricettario italiano fino al XIX secolo ed Ã¨ ancora piu’ significativo che il primo accenno si trovi in un’opera dal titolo “Nuova cucina economica” (di Vincenzo Agnoletti). Una svolta Ã¨ stata data prima dalla tardiva apparizione in cucina del pomodoro che ha dato vivacita’ a molti piatti popolari (a cominciare dai maccheroni) e poi, in tempi a noi vicini, dal recupero dei cibi di tradizione popolare. La versione qui proposta Ã¨ una mediazione fra quelle adriatiche (per la presenza delle canocchie) e quelle liguri.

Lavare e far aprire a fuoco vivo le cozze e le vongole. Filtrare il loro liquido. Preparare un trito sottile con il prezzemolo, l’aglio e la cipolla e farlo dorare nell’olio. Aggiungere l’aceto e il liquido di cottura delle cozze e delle vongole. Dopo 3 minuti unire le canocchie, le seppie e i calamari tagliati a striscioline. Lasciar cuocere per circa 15 minuti. Aggiungere il pomodoro, pepare, quindi unire la coda di rospo e la gallinella tagliata a tronchetti. Cuocere per altri 5 minuti, aggiustare di sale se necessario e unire infine le vongole, le cozze, gli scampi e i gamberi. Cuocere per altri 10 minuti e servire con fette di pane abbrustolito.

(tratto da www.lamariella.it)

 

Una nuova questione salariale

Nonostante la recente accelerazione, il valore della retribuzione contrattuale media del 2004 è ancora inferiore di 2,9 punti percentuali rispetto a quello del 1992. Nel quadro delle regole definite dal Protocollo del 1993, la perdita di ruolo economico della retribuzione di primo livello non sarebbe motivo di preoccupazione. Ma la contrattazione decentrata non è decollata, se non nelle imprese manifatturiere medio-grandi del Centro-Nord. E la dinamica delle retribuzioni di fatto avvalora le diffuse percezioni di impoverimento (relativo) di operai e impiegati.

Salario minimo e decentramento della contrattazione

In Italia sono aumentati negli ultimi anni i working poor, persone che, pur lavorando, hanno redditi al di sotto della linea di povertà. Si tratta di lavoratori che sfuggono alle maglie della contrattazione collettiva, la quale continua a determinare i minimi contrattuali con riferimento alle condizioni del mercato del lavoro e al costo della vita nelle regioni centro-settentrionali. Ci vuole al contempo protezione per questi lavoratori non coperti e più decentramento della contrattazione per impedire che l’occupazione cresca solo nelle regioni più ricche del Paese. Ecco una proposta operativa.

La finanza pubblica nel 2005: Cassandra aveva ragione

In attesa del testo finale del DPEF, circola una bozza che propone un quadro di finanza pubblica molto peggiore di quello proposto anche pochi mesi fa. Nell’ultimo anno lavoce.info è intervenuta spesso su questi temi, illustrandoli e denunciando che ci si stava avviando lungo una china pericolosa. Abbiamo assunto il ruolo delle Cassandre, ma era difficile fare altrimenti. Oggi, le cifre del DPEF purtroppo ci danno ragione. Riproponiamo gli articoli sui conti pubblici apparsi sul sito in questi mesi.

Il Governo delle tariffe

Il Governo non dovrebbe intervenire sui prezzi, affidati al mercato liberalizzato, e sulle tariffe, affidate alle Autorità. Invece, sui prezzi dell’elettricità l’intervento c’è stato. I consumatori se ne sono rallegrati, perché controbilancia l’effetto del caro-petrolio. Ma i benefici sono del tutto momentanei e illusori. Mentre resta la violazione di un principio. Le Autorità non esistono per assecondare le richieste congiunturali dell’esecutivo, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilità ai cittadini e alle imprese. Un commento all’avvenuta nomina dei componenti dell’Autorità per l’energia.

Agevolazioni a futura memoria

La bozza di decreto legislativo di attuazione della delega previdenziale interviene anche sulla disciplina fiscale del risparmio previdenziale. Il regime precedente era già generoso anche rispetto al modello classico e non è stato un ostacolo allo sviluppo della previdenza complementare. Il sistema ora proposto non risponde a un disegno razionale e accentua lÂ’agevolazione, specialmente nei confronti dei soggetti ad alto reddito. L’onere sul bilancio pubblico è spostato nel futuro, a carico dei Governi che verranno. Ciò contribuisce però a renderla più incerta.

L’uovo del Tfr e la gallina dei fondi pensione

Molte variabili influenzano la scelta tra mantenimento del Tfr e trasferimento ai fondi pensione. Il profilo di rischio delle due forme di investimento è molto diverso. Per il Tfr, il rendimento è stabilito per legge e il credito maturato garantito dall’Inps. Per i fondi pensione, il risparmio è soggetto alla volatilità dei mercati finanziari e tutelato dalla normativa generale in materia. Una buona regolamentazione dei mercati finanziari, attenta in particolare ai piccoli risparmiatori, è una condizione necessaria per lo sviluppo della previdenza complementare.

Marcia indietro sulla capitalizzazione

Il modello previdenziale a capitalizzazione virtuale è uno strumento per evitare ritardi e squilibri nell’innalzamento dell’età lavorativa, conseguenza della crescente longevità. Ma l’efficacia del meccanismo è subordinata a un aggiornamento annuale dei coefficienti di trasformazione che deve riguardare solo le coorti di età pensionabile. In Italia la revisione è decennale, vale per tutti ed è in parte negoziale. Invece di risolvere queste difficoltà si preferisce rinunciare alla prima correzione, prevista per il 2006. Snaturando così la riforma del 1995.

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