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Le vecchie novità del voto europeo

DallÂ’analisi comparata del recente voto europeo esce convalidato il modello di elezioni di “secondo ordine”, caratterizzato da astensionismo, risultati negativi per i partiti di governo e successo di quelli minori. Accade soprattutto dove gli elettori hanno ben chiara la distinzione tra Europee e votazioni nazionali e sanno che il risultato non avrà conseguenze sul governo del paese. LÂ’Italia fa eccezione, ma solo in parte. Ed è confortante che ben pochi chiedano il ritorno al sistema proporzionale per lÂ’elezione del Parlamento italiano.

Il paradosso della legge elettorale

La legge elettorale andrebbe modificata, per eliminare la quota di seggi ancora assegnata con il proporzionale. Renderebbe più compatti gli schieramenti di maggioranza e opposizione, aumentando la capacità di decidere del governo e rafforzando la tendenza al bipolarismo. Ma una riforma di questo tipo cambierebbe i rapporti di forza soprattutto all’interno delle coalizioni e dunque non si trova una maggioranza disposta ad approvarla. Ecco perché si preferisce discutere della forma dello Stato e delle regole di governo.

Cronaca di un 2 a 2 annunciato

Il pareggio per 2 a 2 tra Danimarca e Svezia agli europei veniva dato 5 a 1 (5 euro per ogni puntato) dai bookmakers inglesi.  Mai un risultato di questo tipo era stato dato a prezzi così bassi.  Ma sorprende soprattutto il fatto che le quotazioni siano cambiate e di molto anche dopo la partita Italia-Svezia che aveva fornito nuove informazioni agli scommettitori.  Perchè?  Forse perchè è stato il volume delle scommesse a far rivedere le quotazioni bruscamente al ribasso.  Esempio di aspettative razionali e di comportamento razionale dei giocatori nordici.  Consoliamoci col fatto che i più maliziosi (e razionali) di tutti sono stati gli italiani: da noi il pari 2 a 2 era dato a 3,5.  Forse perchè molti nostri concittadini hanno voluto trovare una consolazione monetaria di fronte alla probabile eliminazione della loro squadra. Lo chiamano hedging.

Costituzione Europea

Il Consiglio dei 25 Stati europei ha approvato un Trattato costituzionale istitutivo dellÂ’Unione Europea. Prima delle elezioni europee avevamo chiesto ai partiti un parere sulla bozza di Costituzione elaborata dalla Convenzione europea e se ritenevano utile un referendum di ratifica. Riproponiamo qui le loro risposte, che potrete comparare con le reazioni di questi giorni.

Dopo le Europee

Astensionismo, rafforzamento dei partiti euro-scettici e voto di protesta sono le tendenze principali emerse dalle elezioni. Hanno notevoli implicazioni per il futuro orientamento delle politiche comunitarie. I due grandi gruppi, popolari e socialisti, non hanno una stabile maggioranza qualificata nel nuovo Parlamento e dovranno trovare una forma di coabitazione. Mentre la politica economica, inevitabilmente da concordare a livello comunitario, implica scelte che si ripercuotono sul consenso elettorale verso i governi dei singoli paesi.

E’ comunque una Costituzione

La nuova Costituzione europea? Avere raggiunto un accordo è già un successo, ma il testo finale è più debole rispetto al progetto elaborato dalla Convenzione. Proponiamo ai nostri lettori alcuni stralci del discorso del vicepresidente della Convenzione europea, Giuliano Amato, al sesto convegno europeo della Fondazione Rodolfo De Benedetti, tenutosi il 19 giugno a Lecce. Si tratta delle parti del suo discorso in cui ha valutato l’accordo raggiunto dal Consiglio sulla Costituzione europea e in cui ha discusso come “dare dei denti” al processo di Lisbona.

Perché il Trattato è un successo

In cinquant’anni i paesi europei hanno costruito una struttura istituzionale che consente, tramite una normativa vincolante, di gestire in modo unitario i rapporti tra gli Stati membri, sotto il profilo economico, sociale, giuridico e anche politico, erodendo gradatamente e progressivamente la singole sovranità. Perché allora tante valutazioni critiche sulla Costituzione europea appena firmata? Resta delusa l’aspettativa di una gestione comune della politica estera. Alla quale arriveremo perché è una soluzione ragionevole che va nel senso della storia.

Se Parmalat dà il buon esempio

Anche se il prezzo è stato altissimo, la lezione di Parmalat sembra essere servita a far progredire il diritto della crisi d’impresa, che fino a pochi mesi fa si basava su concetti antiquati, e oggi può invece avvalersi di regole innovative. Hanno permesso al gruppo di Collecchio di presentare un piano che prevede la vendita del gruppo ai suoi creditori e la quotazione in Borsa della nuova società. Non è un caso facilmente ripetibile, ma è senzÂ’altro il punto da cui muovere per la riscrittura di una legge fallimentare generale.

La fine delle illusioni

Il quadro dei conti pubblici è preoccupante. In base alle stesse valutazioni della Relazione trimestrale di cassa il disavanzo tendenziale è intorno al 4 per cento e il fabbisogno del settore pubblico viaggia verso il 6 per cento. La spesa corrente è sostanzialmente fuori controllo. E’ uno scenario che suscita allarme sulla sostenibilità di medio-lungo periodo del debito pubblico italiano. Occorrono perciò interventi correttivi che, oltre a coprire il costo degli eventuali sgravi fiscali promessi dal Governo, abbiano anche effetti di riduzione netta del disavanzo.

Quanto costa aspettare Godot

La politica di bilancio degli ultimi anni è stata all’insegna dell’acquistare tempo, affidandosi a condoni e cartolarizzazioni, in attesa di una ripresa del ciclo. Ma già si vedono gli effetti negativi della scarsa credibilità di una politica fatta di una tantum. Ora si pensa anche di “guadagnare spazio” nel bilancio pubblico con misure di copertura del taglio delle imposte che gli operatori economici non percepiranno come durature. Se tutto ciò si ripercuoterà sui tassi di interesse, il costo potrà essere molto salato.

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