La Politica agricola comune (Pac) costa alle famiglie europee oltre cento miliardi di euro allÂ’anno. Oltre lÂ’80 per cento dei sussidi alle esportazioni pagati nel mondo sono finanziati dai contribuenti europei, che pagano anche i tre quarti circa di sussidi agricoli finalizzati al sostegno dei prezzi. Gli effetti sui mercati internazionali sono molteplici e significano minor benessere e minor ricchezza non solo per i paesi poveri. Il problema si aggrava ora con lÂ’estensione della Pac ai nuovi Stati membri Ue. Eppure di questo grande spreco di denaro pubblico si parla molto poco.
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Sul tema della rappresentanza sindacale riproponiamo per i nostri lettori anche alcuni inteventi già apparsi sul tema. Savino Pezzotta mostra come i dissensi di principio tra Cisl e Cgil su questa materia siano ancora assai rilevanti,
ma la volontà di giungere a una soluzione in tempi brevi non faccia difetto. Pietro Ichino individua il nodo essenziale del dissenso tra le Confederazioni maggiori e propone una soluzione capace di scioglierlo, suscettibile di essere messa in pratica in via sperimentale senza necessità di un intervento legislativo, anche mediante accordi sindacali aziendali, di settore o interconfederali.
Francesco Stolfa
Arbitrato e arbitraggio sono forme di composizione dei conflitti collettivi da tempo accolte in contesti sociali e giuridici simili al nostro. In Italia non dovrebbero necessariamente essere alternativi allo sciopero, ma potrebbero essere un supporto dellÂ’autotutela collettiva introdotto in via negoziale. Per favorire, insieme ad altri strumenti come lo sciopero virtuale, la soluzione del conflitto con il minor danno possibile per gli interessi generali coinvolti. Riproponiamo anche l’intervento di Pietro Ichino sullo scipoero virtuale
Alessandro Bellavista
L’introduzione di un salario minimo legale può dare risultati positivi, se opportunamente calibrata. Potrebbe per esempio contribuire a segnare il confine tra lavoro sommerso e lavoro regolare. Ma l’orientamento prevalente ammette già che il giudice si possa discostare dal parametro dei minimi fissati dal contratto collettivo per determinare la giusta retribuzione garantita dalla Costituzione. E dunque non è questo a ostacolare lo sviluppo delle imprese del Mezzogiorno. Altre sono le carenze che incidono maggiormente. Pubblichiamo anche la controreplica di Tito Boeri e Roberto Perotti e il loro contributo originario.
I ritardi nella definizione del progetto di legge di tutela del risparmio nascono dalla scelta di trattare i problemi di governance delle imprese e di conflitti di interesse degli operatori di mercato assieme alla riforma delle autorità di vigilanza, fra l’altro con soluzioni non sempre convincenti. Meglio sarebbe separare le due materie e completare l’iter del progetto di legge di tutela del risparmio. In attesa di un riassetto complessivo delle autorità , si potrebbe procedere con il solo potenziamento dei poteri di indagine di Consob.
Il Governo italiano torna sui suoi passi sulla disciplina delle false comunicazioni sociali. La normativa ora in vigore prevede infatti che non sia comunque punibile una sopravvalutazione o una sottovalutazione dellÂ’utile lordo di esercizio di unÂ’impresa se di importo inferiore al 5 per cento. Ma così si introduce un rischio aggiuntivo per i potenziali investitori. Per compensarlo, questi richiedono un rendimento maggiore per i capitali impiegati. E in un’economia aperta, gli investimenti possono anche dirigersi su imprese di altri paesi.
Un grande istituto bancario italiano si impegna a offrire finanziamenti a lungo termine senza garanzia agli imprenditori disposti ad aumentare il capitale delle loro imprese. Se il rischio di declino dell’economia italiana è dovuto anche alle piccole dimensioni delle aziende e alla loro struttura proprietaria cristallizzata nella famiglia del fondatore, questa ridefinizione dei rapporti fra banca e impresa può essere una prima risposta. Suffragata inoltre dalla teoria economica.
L’esame del provvedimento su tutela del risparmio e riforma dei mercati finanziari è in stallo, anche perché si è dissolto il metodo bipartisan che ne aveva accompagnato l’avvio. Ma una soluzione può essere proprio nel nostro assetto bicamerale e nella complessità della legge. Può infatti essere suddivisa in due corpi normativi distinti: uno con valenza di mercato, l’altro con valenza istituzionale. A ciascuna camera si potrebbe allora affidare l’esame di una delle due parti, da svolgersi negli stessi tempi.
Sei ragioni per cui lÂ’impresa fatica a crescere in Italia. Tra queste, anche la scarsa proiezione multinazionale delle nostre imprese e aziende familiari poco orientate ad aprirsi al capitale esterno. Mentre i distretti subiscono lÂ’attacco competitivo dei nuovi paesi concorrenti nella fascia medio-bassa dei prodotti. Senza dimenticare il ruolo dei fattori “ambientali”.
Non sappiamo cosa succederà ad Alitalia. Ma è certo che Malpensa – indebolito dalla rivalità con Linate – non potrà rientrare nei programmi di Alitalia, troppo legata a Roma. E allora, non varrebbe la pena di farne un hub per qualche compagnia, ad esempio dell’Estremo Oriente?