L’analisi del profilo del voto per regione in rapporto alle previsioni della vigilia suggerisce che a determinare il risultato elettorale in Spagna è stata la maggiore affluenza alle urne rispetto alle elezioni precedenti e che a influenzare la scelta verso il partito socialista è stato soprattutto il modo in cui il Governo ha gestito il post-11 marzo. Un Governo può cercare di influenzare i media e in particolare la televisione pubblica a vantaggio delle sue posizioni politiche, ma è molto alto il rischio di perdere credibilità .
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Per garantire effettiva parità di accesso ai mezzi di informazione a tutti i partiti e candidati si potrebbe ricorrere a logiche simili all’handicapping sportivo. Significherebbe assegnare più spazio ai gruppi meno rappresentati in Parlamento. E se il leader della maggioranza controlla gran parte delle televisioni, i prezzi degli spazi tv potrebbero essere determinati in funzione inversa rispetto alle capacità finanziarie dei singoli soggetti politici. Esattamente il contrario di quanto proposto da Berlusconi e Fini.
Come la stampa italiana ha trattato la vicenda della legge sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, dalla sua presentazione alla dichiarazione di incostituzionalità . Il termine “lodo”, che implica un accordo trasversale tra forze politiche, viene usato impropriamente da tutti. Ma mentre i giornali indipendenti ricalcano poi lÂ’andamento dei fatti, quelli filogovernative si occupano molto della norma fino alla sua approvazione, disinteressandosene subito dopo. E oscillano molto nellÂ’attribuzione della sua paternitÃ
Contrariamente a quanto si crede, i numeri dicono che il calcio è uno dei settori più fiorenti e a più rapida crescita negli ultimi anni. Mai caratterizzato da sane gestioni, è anche un settore che affronta una profonda trasformazione. Ma proprio l’avvento della pay-per-view evidenzia il vero problema: lo squilibrio competitivo fra squadre di grosso richiamo e piccoli club, come dimostrano le vicende dell’estate scorsa sui diritti televisivi. Tutto il resto è normale legge del mercato: alcune aziende sopravvivono e si rafforzano, mentre altre falliscono e scompaiono.
In una economia di mercato l’eccessivo aumento dei prezzi è impedito dalla libera concorrenza, unita a una politica monetaria adeguata. E infatti tra le competenze del Comitato euro non c’era nessun riferimento al controllo dei prezzi, né avrebbe potuto essere diversamente. Più che continuare a discutere degli effetti dell’euro sull’inflazione, dovremmo preoccuparci di eliminare gli ostacoli alla concorrenza e aiutare così l’economia italiana a diventare più efficiente e competitiva.
I numeri sulla sanità dimostrano che nonostante i disavanzi perenni e gli scontri tra governi la spesa sanitaria non è fuori controllo. Al contrario, i dati parlano di una capacità del sistema di regolarsi, mantenendo spesa e servizi a livelli accettabili. I deficit sono almeno in parte il risultato di un gioco strategico tra Stato e Regioni, insito nel modello di organizzazione e finanziamento del sistema. C’è evidenza empirica di un ruolo delle aspettative nel determinare i livelli di spesa locale.
Il finanziamento della spesa sanitaria è la fonte principale dello scontro in atto tra Stato e Regioni. I governi locali giudicano le risorse per la sanità insufficienti. Il Governo risponde che sono le Regioni a non sapere gestire i fondi. Il conflitto preoccupa gli osservatori internazionali, anche in vista dell’estensione del modello alle altre materie previste dalla devolution. Ma il contrasto è endemico al sistema e i risultati non così preoccupanti. Il vero problema è la contraddizione sempre più stridente tra federalismo annunciato e realtà dei fatti.
Le diversità tra le stime anagrafiche e i dati di censimento sono rilevanti e non sempre distribuite in modo uniforme tra le Regioni. Accade in tutti i paesi, ma è una questione importante perché proprio sul numero dei residenti viene decisa la ripartizione di risorse da assegnare a ciascuna Regione, per esempio nella sanità . Sarebbe perciò opportuno che l’Istat indicasse una stima delle perdite del censimento. E per materie come il finanziamento della sanità , sarebbe forse più utile adottare come riferimento la media delle popolazioni anagrafiche degli ultimi tre anni disponibili.
Aziendalizzazione, concorrenza con il privato e regionalizzazione del servizio sono i tre pilastri del sistema sanitario. Sono gli stessi criteri adottati da altri paesi europei, ma in Italia hanno creato problemi sui quali è necessario intervenire subito. In primis, sulla formazione economico-aziendale dei manager degli ospedali, oggi molto carente. Va poi ridotto il troppo ampio margine di manovra lasciato ai privati, anche per evitare il rischio che attuino meccanismi di scrematura dei malati. E prima di procedere a una ulteriore liberalizzazione dei sistemi regionali, occorre definire un modello ottimale.
Il Mezzogiorno si sviluppa più del resto del paese, in controtendenza con quanto accade in Europa, dove invece aumentano i divari infra-nazionali. In particolare, migliora la qualità e l’efficacia dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione. Sembra quindi che abbiano successo le politiche economiche degli ultimi anni volte a ridurre il peso dei trasferimenti a favore della spesa per infrastrutture. Mentre le amministrazioni locali hanno imparato a valutare non solo la quantità delle risorse, ma anche l’efficacia dei progetti.