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L’occupazione cresce ancora

Nonostante il brusco rallentamento dell’economia, il mercato del lavoro “tiene” e il tasso di occupazione aumenta, anche se resta lontano dai livelli europei. Arriva però un segnale preoccupante: l’occupazione cresce solo al Nord e resta ferma nel Mezzogiorno. Un motivo in più per ricorrere a un decentramento territoriale della contrattazione collettiva. Quanto all’aumento del part-time, è un elemento cruciale per aumentare l’occupazione italiana femminile nel lungo periodo, ma implica una automatica diminuzione del numero di ore lavorate per addetto.

La politica economica dei luoghi comuni

Invocare una sterzata decisa alle politiche macroeconomiche per uscire dalla mini-recessione è utopistico. Possono forse stimolare l’economia nel breve periodo, ma pagandone i costi nel medio. Si dovrebbe invece preparare il terreno ottimale per l’aumento della produttività del settore privato. I governanti europei dovrebbero preoccuparsi di varare riforme strutturali, con un piano serio e concreto che ne limiti le ricadute sulle fasce sociali più deboli, anziché criticare la Banca centrale europea o fantasticare sugli investimenti pubblici.

Il volo simulato dell’Unione

Dopo il voto in Spagna, potrebbero aprirsi nuovi scenari anche per l’Unione europea, con una ripresa delle trattative sulla bozza di Costituzione. Ma il fallimento della Conferenza intergovernativa non può essere ricondotto solo a una partita a quattro: Madrid e Varsavia contro Berlino e Parigi. Piuttosto, è mancata allora una comune visione politica del futuro dell’Europa. E se la scelta integrazionista resta una strada obbligata per Germania e Francia, la definizione di uno nocciolo duro di paesi disponibili da subito a una maggiore integrazione non è affatto scontata.

Perché Lisbona resta un miraggio

Come da rituale, i capi di Governo riuniti a Bruxelles scoprono che l’Europa è ancora ben lontana dal diventare il continente più competitivo del pianeta. Perché le scelte politiche dei singoli paesi sono spesso in contrasto con gli obiettivi fissati nel 2000. Non tutti per esempio vogliono un aumento del tasso di occupazione perché implica tagliare i privilegi di alcuni. Così come è un errore limitare l’arrivo di lavoratori dai nuovi paesi membri. Se l’obiettivo è aumentare le ore lavorate, meglio aprire i flussi invece di chiedere agli italiani di ridurre le ferie.

Nuove regole per le fusioni

Il nuovo regolamento comunitario sulle fusioni tra imprese interviene su questioni importanti come la giurisdizione, i tempi delle procedure e i poteri di indagine della Commissione. Soprattutto, ridefinisce i criteri di ammissibilità, sulla falsariga di quelli americani. Si tratta di una riforma profonda e le incertezze applicative che ne deriveranno dovranno essere risolte in modo da favorire la capacità delle aziende europee di competere sui mercati internazionali e dunque il superamento del nanismo industriale che ancora caratterizza molti settori.

Finlandia da imitare

Per rilanciare la crescita dell’Italia viene spesso indicato come esempio da seguire il modello spagnolo. Ma proprio la Spagna insegna che una strategia basata su poco Stato e un’accelerata liberalizzazione del mercato del lavoro non genera un aumento duraturo della produttività, il vero motore della crescita. Meglio allora guardare più a Nord, all’esperienza finlandese. Dove si è riusciti a produrre innovazione utilizzando la spesa pubblica per finanziare riforme capaci di garantire i giusti incentivi per investire e fare ricerca.

Che cosa sono e a che cosa servono i “feed rss”

L’RSS è un formato per la distribuzione di contenuti sul Web.

RSS esattamente significa Really Simple Syndication o Rich site summary e non è altro che un formato (espresso in linguaggio Xml), che contiene una lista (i cosiddetti feed) di titoli, brevi sommari e link.

Il feed RSS permettono a chi ne fa uso, di cercare, trovare, leggere le ultime notizie, informazioni, news senza far uso di un classico Browser (facendo uso di un feed reader) di navigazione e senza digitare, di volta in volta, singoli indirizzi web e cercare le ultime notizie.

Il feed de lavoce e’ disponibile a questo URL:
http://feeds.feedburner.com/lavoce/kNav

Questione di stile

In molti paesi europei il confronto televisivo tra i leader delle principali coalizioni in campagna elettorale, senza essere un obbligo, è una prassi consolidata perché si tratta di un luogo di dibattito democratico imprescindibile. Nei sistemi non presidenziali, crea qualche problema la scelta dei protagonisti e la definizione delle regole. Che devono favorire confronto equo, ma finiscono spesso per essere troppo rigide e rendere meno efficace la discussione. E la molteplicità dei temi trattati in tempi molto brevi impedisce di approfondire le questioni.

Par condicio con l’handicap

Per garantire effettiva parità di accesso ai mezzi di informazione a tutti i partiti e candidati si potrebbe ricorrere a logiche simili all’handicapping sportivo. Significherebbe assegnare più spazio ai gruppi meno rappresentati in Parlamento. E se il leader della maggioranza controlla gran parte delle televisioni, i prezzi degli spazi tv potrebbero essere determinati in funzione inversa rispetto alle capacità finanziarie dei singoli soggetti politici. Esattamente il contrario di quanto proposto da Berlusconi e Fini.

Lodo o non lodo?

Come la stampa italiana ha trattato la vicenda della legge sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, dalla sua presentazione alla dichiarazione di incostituzionalità. Il termine “lodo”, che implica un accordo trasversale tra forze politiche, viene usato impropriamente da tutti. Ma mentre i giornali indipendenti ricalcano poi l’andamento dei fatti, quelli filogovernative si occupano molto della norma fino alla sua approvazione, disinteressandosene subito dopo. E oscillano molto nell’attribuzione della sua paternità

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