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L’unica ricetta è crescere

Il modello di relazioni industriali varato nel 1992-93 è ancora adeguato. Se in Italia esiste oggi un problema di salari e di occupazione è perché il paese non cresce più. Un aumento simultaneo di retribuzioni e occupati si può avere solo con una rapida crescita della produttività totale dei fattori. Da favorire attraverso un ammodernamento della dotazione di capitale fisico che incorpora le innovazioni tecnologiche. Come dimostra l’evidenza empirica su Stati Uniti ed Europa.

Esorcismi tramite circolare

Da tempo sono state segnalate le incongruenze e le ambiguità delle nuove norme sulle collaborazioni coordinate e continuative. Ora, la circolare ministeriale riduce il cuore del provvedimento a una semplice presunzione di rapporto di lavoro subordinato, superabile con prova contraria. Mentre restano le contraddizioni, una riforma annunciata come radicale evapora in modo sostanziale alla prova dei fatti. Segno che qualcosa non va nella capacità del legislatore di calibrare obiettivi, strumenti e tecniche dei suoi interventi.

Co.co.co in transizione

Con la circolare interpretativa del ministero del Lavoro si attenuano alcune rigidità introdotte dalla nuova normativa sul mercato del lavoro. Porta qualche limitato chiarimento alla definizione di “progetto” e di “programma”. Tra punti ancora oscuri e ambiguità, l’effetto ultimo sarà favorire un adeguamento al nuovo regime più morbido di quanto si potesse prevedere. Ma la prassi che si va costruendo adesso dovrà comunque affrontare la verifica della giurisprudenza.

Tra salari, conflitti e progetti

Il nostro Presidente del Consiglio sostiene in TV che nell’ultimo anno gli stipendi sono cresciuti più dell’inflazione. A noi non risulta. Riproponiamo per i nostri lettori un’analisi di Tito Boeri e Pietro Garibaldi sulla dinamica dei salari nell’ultimo decennio.

Tariffe poco pubbliche

Molti i peccati originali della vicenda di privatizzazione di Autostrade spa. A partire da una struttura di regolazione inadeguata e dall’impostazione orientata a “far cassa”. Con il risultato di aver creato molti benefici per il regolato e altrettanti danni per gli utenti. I pedaggi autostradali sono oggi definiti in funzione dell’equilibrio finanziario dei concessionari, senza rispondere a più generali criteri di interesse pubblico.

Se non scioperi, ti premio

Per limitare gli scioperi nei servizi pubblici è meglio ipotizzare un sistema di incentivi, invece di sanzioni di difficile applicazione. Alla garanzia di continuità del servizio potrebbe corrispondere il pagamento di un premio di non-conflittualità, finanziato con un lieve aumento delle tariffe. Le somme raccolte sarebbero gestite da un ente autonomo, chiamato anche a restituirle agli utenti in caso di agitazioni. Si eviterebbe così anche qualsiasi modifica dei diritti e doveri di lavoratori e aziende.

Un condono molto atteso

Gli italiani si aspettavano l’estensione ai redditi 2002 della sanatoria? E si sono comportati di conseguenza, rimandando i versamenti delle imposte dovute? A prevedere una nuovo condono sono stati soprattutto liberi professionisti e imprenditori. Ovvero coloro che “giustificano” l’evasione con le imposte troppo alte. Ma anche coloro che più di altri legano la necessità di questi interventi alle difficoltà del bilancio pubblico. Il campione, i risultati e le stime del sondaggio lavoce.info-Demoskopea.

Il circolo vizioso dei condoni

Gli effetti economici delle amnistie fiscali dipendono molto dalle aspettative. E i risultati di un nostro sondaggio condotto da Demoskopea suggeriscono che le categorie più ricche, più istruite e con più capacità di evadere hanno effettivamente ridotto i pagamenti delle imposte dovute. Ma a loro volta queste riduzioni comportano un peggioramento del bilancio dello Stato e dunque la necessità di ulteriori “perdoni fiscali”. Con il rischio di un’auto-alimentazione dei condoni.

Dopo gli scioperi

Nei trasporti pubblici locali non c’è solo una questione di relazioni industriali problematiche. Il settore è fortemente sussidiato per compensare costi comparabili con la media europea, ma tariffe decisamente più basse. La vera questione è però la scarsa concorrenza. Per le resistenze di enti locali e aziende, non decolla il sistema delle gare. Che per funzionare bene dovrebbe prevedere anche la possibilità di licenziamenti e quindi l’introduzione di ammortizzatori sociali, possibilmente non distorsivi.

La lunga marcia verso il dottorato

Diventa sempre più ampio il divario tra dottorato italiano e estero. Troppi gli anni necessari nel nostro paese per conseguirlo e insufficiente il bagaglio di strumenti offerto agli studenti per svolgere ricerca avanzata. Per competere a livello internazionale, una soluzione possibile è proporre programmi modellati sugli standard stranieri, rinunciando ai finanziamenti ministeriali per cercarli nel settore privato. Ma serve coraggio, da parte delle università, dei dottorandi e delle imprese.

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