Franco Modigliani lascia in noi un grande vuoto, come economista, maestro e amico. Lo ricordano Alberto Giovannini, Luigi Guiso, Tullio Jappelli, Tommaso Padoa Schioppa e Marco Pagano ripercorrendo alcuni dei suoi contributi fondamentali per l’analisi del risparmio, dei mercati finanziari, della macroeconomia e della politica economica. Le idee di Modigliani hanno contribuito in maniera significativa alla teoria economica e al progresso sociale. Speriamo che non vengano mai dimenticate.
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Uno studio condotto dal gruppo di monitoraggio del ministero del welfare conferma che il Superbonus è una “ciofeca” (nel linguaggio dei sindacalisti presenti al confronto sulla riforma previdenziale). La voce.info aveva già documentato tutto questo due mesi fa in un contributo di Sandro Gronchi che riproponiamo ai lettori.
In risposta ad una lettera di Luca Paolazzi, Pietro Garibaldi torna a discutere l’impatto della riforma previdenziale sulla domanda di lavoro.
La decisione di andare in pensione rientra nella sfera delle scelte individuali. Ma un nuovo sistema previdenziale che alza lÂ’età del pensionamento influenza il mercato del lavoro. Con due sole possibili alternative: un abbassamento delle retribuzioni lungo tutto l’arco della vita lavorativa. Oppure, se i salari sono rigidi, una diminuzione della domanda di lavoro. La terza alternativa, un aumento della produttività dei lavoratori più anziani, appare poco plausibile.
Manca informazione sugli effetti che la riforma previdenziale avrà sui redditi futuri degli italiani. E l’incertezza non fa bene nè al dialogo, nè ai consumi. La tabella qui proposta calcola la pensione attesa per alcune tipologie rappresentative di lavoratori. Se ne ricava che la riforma Tremonti colpisce in particolare le classi dal 1951 al 1956, che vincola molto le fasce di età successive, ma con riduzioni relativamente modeste delle prestazioni e dunque con una riduzione contenuta della spesa pensionistica dal 2013.
I dati sui prezzi in Italia resi noti in questi giorni hanno riacceso le polemiche sulla misurazione dell’inflazione. Riproponiamo per i nostri lettori un intervento di Luigi Guiso che cerca di spiegare le ragioni del divario fra inflazione rilevata e percepita e un commento del presidente dellÂ’Istat, Luigi Biggeri.
Il teorema Modigliani-Miller rappresenta il cuore della moderna teoria della finanza, non solo per i suoi contenuti, ma anche per l’approccio metodologico. Utilizzando in questo contesto per la prima volta il ragionamento rigoroso della economia, dimostra come in presenza di mercati dei capitali perfetti il valore di un’impresa sia indipendente dalla sua politica di finanziamento, con azioni o con debito. E quando così non è, il risultato ci costringe a riflettere su quale ipotesi del teorema sia violata nella realtà .
Questa teoria è oggi uno schema di riferimento generalmente accettato per l’analisi delle scelte di consumo e di risparmio delle famiglie. Ed ha molte altre notevoli implicazioni. Ma qui si trova anche la sintesi migliore della straordinaria capacità di Modigliani di essere un raffinato teorico e uno studioso attento ai fatti economici. Perché la sua grandezza è stata anche aver saputo comunicare e trasmettere un metodo di ricerca, in cui modello teorico e verifica empirica sono sempre andati di pari passo.
 Il confronto tra la Teoria Generale di Keynes e l’articolo quasi contemporaneo di Modigliani è sufficiente a illustrare il suo impatto sulla macroeconomia moderna. Modigliani è stato il primo a dimostrare che la rigidità relativa di salari e prezzi è al centro del modello keynesiano. E il primo a intuire i dilemmi della politica economica, dato che salari e prezzi sono flessibili nel lungo periodo.
Franco Modigliani è stato l’economista che ha esercitato maggiore influenza sulla politica economica italiana. I suoi interventi hanno determinato scelte fondamentali di politica monetaria, politica fiscale e politica dei redditi. Tutto ciò grazie naturalmente alla sua elevatissima qualità intellettuale e scientifica. Ma anche per il senso della realtà e la capacità di farsi capire e di persuadere. E per la totale indipendenza dal potere. Soprattutto però è stata la sua passione civile a farne una figura di riferimento per i potenti come per la gente comune.
Il caso Cirio dimostra che il socio di controllo di un importante gruppo quotato è stato in grado nel pieno rispetto delle regole sulla gestione delle società di dirottare alla holding di controllo un’ingente somma di denaro, sottratta così a azionisti di minoranza e creditori. Né la situazione è destinata a migliorare con la riforma del diritto societario, perché non si introducono i deterrenti più efficaci.