Per molte carriere retributive è prevedibile che la riforma del 1995 comporterà una drastica diminuzione del tasso di sostituzione tra pensione e ultima retribuzione. Ma il lavoratore italiano non dispone oggi di alcuna informazione sulla sua situazione contributiva ed è abbandonato all’incertezza. Una condizione da risolvere al più presto, altrimenti il passaggio al contributivo sarà traumatico. In realtà , sarebbe possibile eliminare l’incertezza sul grado di copertura della pensione futura consentendo ai lavoratori di integrare volontariamente la contribuzione al sistema pubblico.
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L’impatto delle riforme previdenziali degli anni Novanta è analizzato attraverso proiezioni aleatorie e focalizzate principalmente sulla riduzione del tasso di sostituzione del primo pilastro. Mentre il futuro previdenziale dei lavoratori dipenderà dall’andamento del Pil italiano e dai rendimenti dei fondi pensione integrativi. E se gran parte del reddito è investito in Italia nel primo pilastro, il principio della diversificazione suggerisce che per il secondo sarebbe meglio pensare a investimenti sui mercati esteri.
I problemi del sistema previdenziale italiano non saranno risolti dall’intervento proposto dal Governo. È invece possibile seguire una strada diversa, in grado di affrontare due questioni cruciali: completare il processo avviato negli anni Novanta e ridare coerenza all’intero sistema, dopo le riforme del mercato del lavoro. Senza intaccare l’impianto contributivo, se ne potrebbe sfruttare la flessibilità . Ad esempio, per continuare a garantire la possibilità di anticipare la pensione o per integrare la storia contributiva di lavoratori con carriere discontinue.
Le simulazioni effettuate da di Tito Boeri e Agar Brugiavini indicano che una riforma delle pensioni più graduale, ma che partisse subito, sarebbe più equa e otterrebbe risparmi maggiori dell’ultima proposta governativa.Â
L’emendamento governativo tende a vietare, piuttosto che a scoraggiare, le pensioni di anzianità . A compromettere gli equilibri del sistema previdenziale non è tuttavia il pensionamento flessibile in quanto tale, bensì la mancata previsione di correttivi attuariali che consentano di far pagare il pensionamento anticipato a chi lo sceglie. Mantenere la flessibilità del pensionamento avrebbe oltretutto permesso alle imprese di conservare un importante strumento di gestione degli esuberi.
I mercati non hanno punito le violazioni al Trattato di Maastricht da parte di Francia e Germania. Ma non si tratta di unÂ’autorizzazione generalizzata a interpretazioni flessibili delle regole. Perché a non rispettarle sono stati due paesi dai fondamentali fiscali storicamente stabili, la situazione è percepita come transitoria e l’avversione al rischio sui mercati è in questa fase particolarmente bassa. LÂ’atteggiamento dei mercati sarebbe probabilmente diverso se protagonisti e situazioni fossero altri.
Il dibattito post-Ecofin dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulle ipotesi di riforma del Patto di Stabilità e non metterne in discussione l’esistenza e la filosofia. È infatti un architrave della costruzione monetaria e alterarne la credibilità significa assumersi la responsabilità di mettere in discussione il futuro stesso della moneta unica. Come dimostrano anche le preoccupazioni espresse dalla Bce.
Prima della decisione dell’Ecofin, il Patto di Stabilità era migliorabile perché non era mai stato violato e quindi era credibile. Ora è più complicato, ma si possono percorrere due strade: introdurre nella nuova Costituzione europea una regola che sottragga le proposte della Commissione all’approvazione dell’Ecofin, sull’esempio del Code of Fiscal Responsibility inglese. Oppure spostare l’attenzione sulla trasparenza dei bilanci pubblici.
Offrire mille euro una tantum alla nascita del secondo bambino non è un sostegno alla maternità , ma un regalo poco equo e quasi irresponsabile. Perché i costi di mantenimento di un figlio sono alti e aumentano con l’età . Perché in mancanza di servizi adeguati sono ancora molte le madri che rinunciano al lavoro. Con rischi di impoverimento della famiglia nel breve e nel lungo periodo. E perché in Italia i figli sono considerati di principio e di fatto dipendenti economicamente dai genitori molto a lungo, spesso ben oltre la maggiore età .
Dodici giorni per discutere di cambiamenti climatici e di gas serra. L’agenda ufficiale della conferenza prevede che siano trattati temi importanti come le penalità per chi non rispetta il programma di mitigazione delle emissioni e la questione dei permessi di inquinamento legati a progetti di tecnologia pulita nei paesi in via di sviluppo. Ma aumenta il numero di coloro che pensano già al dopo-Kyoto, perché il Protocollo è stato svuotato dei suoi contenuti originari e perché rischia di non entrare mai in vigore.