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I TRE GIORNI DI UNICREDIT

Nei giorni successivi all’annuncio della ricapitalizzazione, il prezzo delle azioni Unicredit è sceso vertiginosamente. Per colpa dello sconto troppo elevato riservato ai vecchi soci, si è detto. Ma un aumento di capitale con diritto di opzione non ha effetti sulla ricchezza di un azionista. Sulla caduta del titolo, invece, può aver influito la scelta di alcuni soci rilevanti di sottoscrivere solo in parte l’aumento di capitale. Perché potrebbe dar luogo a un eccesso di offerta con conseguente impatto negativo sul prezzo. Gli effetti sulla struttura proprietaria.

L’EURO-DILEMMA DEL PRIGIONIERO

La crisi politica dell’Eurozona è ormai un classico dilemma del prigioniero. L’equilibrio finale è una serie di soluzioni non-cooperative inefficienti. Ed è proprio la sottostima dei benefici dell’equilibrio ottimale che non permette ai governi di affrontare i due nodi essenziali: ribilanciamento degli squilibri di competitività tra i paesi e creazione di strumenti effettivi contro crisi di liquidità. Un’Europa più unita politicamente potrebbe offuscare il ruolo di molte potenze mondiali.

QUELL’ABBRACCIO MORTALE FRA FONDAZIONI E BANCHE

Le vicende di Mps e di Unicredit confermano quanto sia opportuna la separazione tra fondazioni e banche conferitarie. Le fondazioni potrebbero perseguire i loro obiettivi statutari. E migliorerebbe la governance delle banche, aprendo a soggetti che hanno come obiettivo primario la massimizzazione del loro valore. È una riforma degli assetti proprietari del nostro capitalismo utile ora, nell’immediato della crisi, e dopo, quando sarà finita. Perché renderebbe più efficienti e più stabili le banche italiane, contribuendo al rilancio di tutto il nostro sistema produttivo.

IL MERITO DI UN ACCORDO

Al di là della discussione sull’acquis comunitario, sarebbe opportuno un accordo con la Svizzera sulle attività finanziare lì nascoste da residenti in Italia, sulla falsariga di quelli conclusi da Germania e Gran Bretagna? È vero, si tratterebbe di uno scudo, ma con aliquote di gran lunga superiori rispetto a quelle applicate nel nostro recente passato. E non sarebbe tombale. La ritenuta su interessi e dividenti dei capitali regolarizzati non è europea, ma rispecchia quanto previsto dai singoli paesi. La posizione di chi non aderisce all’accordo.

PRESTITI DELLA BCE E DEPOSIT FACILITY

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UNA ROAD MAP PER LE LIBERALIZZAZIONI

Muovendosi sui tre fronti dei settori a rete, degli oligopoli e dei settori a entrata regolata segnalati dall’Antitrust, il governo Monti potrebbe sviluppare dinamiche concorrenziali in molti servizi, oggi sottratti alla concorrenza. Concorrenza a cui invece debbono sottostare le nostre imprese manifatturiere. Con un beneficio per gli utenti in termini di qualità dei servizi e riduzione dei prezzi. Ma anche una riduzione dei costi e un aumento di competitività per le aziende italiane esportatrici. Benefici non proprio trascurabili.

L’ARITMETICA DELL’OTTIMISMO

Un buon andamento delle esportazioni italiane farebbe da argine alla presumibile ventata recessiva che colpirà i consumi nella prima metà del 2012. Se l’euro continua a deprezzarsi nel corso dell’anno, le aziende italiane che esportano guadagnano competitività. L’esperienza del 1993 suggerisce che un deprezzamento del 25 per cento sarebbe oggi associato ad una crescita aggiuntiva delle esportazioni per 2,5 punti percentuali e ad una crescita aggiuntiva del Pil di circa 0,6 punti. La recessione sarebbe dunque attenuata, ma probabilmente non eliminata.

PREMI SENZA CONCORRENZA

I premi della Rc auto in Italia continuano a essere eccessivamente alti. Le compagnie sostengono che la colpa è dei guidatori troppo imprudenti e delle frodi. In realtà, la pericolosità di neopatentati e automobilisti di alcune aree del paese è ancora tutta da dimostrare. Quanto alle frodi, sono a livelli molto bassi. E allora servono interventi per promuovere una sana concorrenza in un settore pressoché stabile, in cui la maggior parte delle agenzie sono ancora monomandatarie e le poche società straniere non offrono polizze con premi secondo la media europea.

LO SPETTRO NON VALE ZERO

L’assegnazione delle frequenze continua a essere un tema caldo della politica italiana. Esiste già una soluzione europea, recepita da una proposta di emendamenti al Codice delle trasmissioni elettroniche. Prevede che i diritti d’uso delle frequenze siano cedibili, purché non siano stati originariamente ottenuti a titolo gratuito. E allora al posto del beauty contest bisogna procedere a un’asta che garantisca, nel breve periodo, capacità trasmissiva televisiva per editori nuovi entranti. E consenta, nel tempo, l’uso di diverse tecnologie per servizi innovativi.

SPESE CON IL CONTRIBUTO DEGLI STRANIERI

Come saranno impiegate le somme derivanti dal contributo di soggiorno richiesto agli stranieri? Metà va a un fondo per il rimpatrio degli espulsi per soggiorno illegale. L’altra metà è suddivisa tra la missione “Ordine pubblico e sicurezza”, l’attuazione delle disposizioni sull’Accordo di integrazione e le attività dello Sportello unico per l’immigrazione. Solo l’ultima si configura come la controprestazione di un servizio reso da un ente pubblico. Gli altri casi sembrano contrastare con il principio di eguaglianza e con l’obbligo generale di contribuzione.

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