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QUANDO LE IDEE DELLA DIASPORA AIUTANO LA CRESCITA

Scienziati legati da una forte prossimità sociale hanno una maggiore probabilità di scambiare idee e conoscenza, anche se separati geograficamente, rispetto a colleghi debolmente connessi, per quanto fisicamente prossimi. Possiamo dunque sperare che le idee dei cervelli che hanno lasciato l’Italia arrivino anche nel nostro paese e diano un contributo alla ripresa? Accademia e industria sono comunque comunità distinte e una certa prossimità spaziale è necessaria per sopperire alla distanza sociale. L’industria italiana, poi, assume sempre meno personale scientifico.

LA CORTE TEDESCA CHIUDE AGLI EUROBOND

Non sono costituzionalista, ma mi permetterò comunque di dissentire su un punto chiave: la mia lettura è che la Corte di Karlsruhe ritiene che gli eurobond (nell’accezione di Tremonti/Bruegel) non siano compatibili con i principi democratici. Basta leggere bene i due paragrafi riportati qui sotto:

“3 a) Il Bundestag tedesco non può trasmettere la sua responsabilità di bilancio mediante deleghe fiscali indeterminate ad altri attori. In particolare, non ha la facoltà, senza un’approvazione costitutiva, neanche attraverso una legge, di consegnarsi a meccanismi che possono portare ad aggravamenti non trasparenti del bilancio pubblico, a causa del proprio statuto o dell’effetto congiunto di misure singole.
b) Non possono essere stipulati meccanismi duraturi internazionali che riguardino il trasferimento di responsabilità di decisioni sovrane di altri stati, soprattutto se sono collegate a conseguenze difficilmente quantificabili. Ogni aiuto solidale con carattere di spesa di grande entità sia a livello internazionale che comunitario deve essere approvato singolarmente dal Bundestag”.

[3 a) Der Deutsche Bundestag darf seine Budgetverantwortung nicht durch unbestimmte haushaltspolitische Ermächtigungen auf andere Akteure übertragen. Insbesondere darf er sich, auch durch Gesetz, keinen finanzwirksamen Mechanismen ausliefern, die – sei es aufgrund ihrer Gesamtkonzeption, sei es aufgrund einer Gesamtwürdigung der Einzelmaßnahmen – zu nicht überschaubaren haushaltsbedeutsamen Belastungen ohne vorherige konstitutive Zustimmung führen können.
b) Es dürfen keine dauerhaften völkervertragsrechtlichen Mechanismen begründet werden, die auf eine Haftungsübernahme für Willensentscheidungen anderer Staaten hinauslaufen, vor allem wenn sie mit schwer kalkulierbaren Folgewirkungen verbunden sind. Jede ausgabenwirksame solidarische Hilfsmaßnahme des Bundes größeren Umfangs im internationalen oder unionalen Bereich muss vom Bundestag im Einzelnen bewilligt werden.]

Una volta che gli stati membri hanno emesso il 40-60 per cento del loro Pil in eurobond, il destino fiscale della Germania non sarebbe più nelle mani del Bundestag perché la Germania avrebbe dato garanzie per un ammontare molto
superiore al 100 per cento del proprio Pil (per lÂ’Estonia sarebbe ancora peggio…). Un altro aspetto importante della sentenza é che dice esplicitamente che il Smp della Bce non solleva problemi giuridici.
Insomma, questa sentenza cementa lo status quo, chiude la strada per gli eurobond.

VIRTÙ FISCALI: PER DECRETO?

Quanto funzionano le regole fiscali imposte dalla legge, come il vincolo del pareggio di bilancio dello Stato inserito nella Costituzione previsto dal disegno di legge approvato dal governo? Varie esperienze internazionali suggeriscono che sono i paesi (gli uomini) virtuosi che si danno delle regole e le applicano; non sono le regole che rendono i paesi (gli uomini) virtuosi.

LA RISPOSTA DI PASQUINO AL COMMENTO DI GROS

Naturalmente si tratta di una questione complessa che richiede competenze economiche che non ho.
Di eurobond esistono varie specie, e la sentenza non si pronuncia su di essi. È compito degli economisti illuminarci sulla loro natura. Il dibattito politico-costituzionale non è certo chiuso né lo sarà; ci sono già in Germania interpretazioni discordanti della sentenza a  questo proposito, almeno fra i giuristi. Io seguo l’opinione di  Schönberger, di Möllers e di qualche alto funzionario del ministero della Giustizia.
Ma Thym, Schorkopf e Ruffert sembrano sostenere la tua posizione. I costituzionalisti sanno peraltro che le sentenze delle Corti costituzionali non sono quasi mai decisioni finali e irreversibili, esse vanno lette in serie e si tratta per
lo più di serie aperte. Non c’è dubbio, per quanto mi riguarda, che a questa sentenza ne seguiranno altre (in particolare circa il “dauerhafte völkervertragsrechtlichen Mechanismen“).
Mi sembra però di poter dire – anche sulla base di informazioni che provengono dall’interno della Corte tedesca – che ci sia un cambiamento di tono nella decisione del Secondo Senato.
Quando Di Fabio sarà fuori dal collegio giudicante, il cambiamento potrebbe accentuarsi. Vedremo.
A me pare che i paragrafi che citi insistano sul fatto che senza un accordo dei rappresentanti eletti (“ohne vorherige konstitutive  Zustimmung“) la Germania non possa far decidere dai paesi del Sud Europa  il proprio destino economico.
Sarebbe abbastanza sorprendente se fosse vero il contrario.
Sarebbe un mondo in cui le cicale decidono del destino delle formiche.
Speriamo vivamente che paesi come l’Italia facciano lo sforzo che devono fare per rimettere ordine in casa propria. Penso che la Germania finirà per aiutare chi si aiuta. Chiedere di più sarebbe impudente.

FIAT-CHRYSLER E ALTRE FUSIONI

Marchionne lancia la Fiat in una nuova avventura, la globalizzazione della struttura manageriale, che precede la prossima fusione con la Chrysler. L’esperienza dell’industria automobilistica suggerisce di dedicare molta attenzione all’integrazione tra diverse culture aziendali, per costruire sinergie a partire dalla diversità senza imporre la visione del più forte. Cosa che non riuscì all’Olivetti 50 anni fa quando ottenne il controllo della Underwood, all’epoca la maggiore acquisizione di una società americana da parte di una multinazionale straniera.

TIROCINIO PIÙ DIFFICILE

Non c’è solo l’articolo 8 nella manovra finanziaria a occuparsi delle regole nel mercato del lavoro. L’articolo 11 mette forti vincoli all’utilizzo del tirocinio di formazione, che invece è uno strumento utile per attivare un contatto diretto tra lavoratore e azienda. È vero che troppo spesso viene considerato come un sistema di reclutamento a buon mercato. Ma la nuova norma restringe eccessivamente il novero delle persone ammissibili a diventare tirocinanti, con alcune clamorose esclusioni. Per scongiurare gli abusi sarebbe bastato rendere obbligatorio un compenso minimo.

LA STAMPA USA? MODERATA E CENTRISTA

La posizione ideologica dei media può avere effetti importanti e di lungo periodo sugli equilibri politici e sulle politiche, perché è da lì che i cittadini ottengono informazioni. Un recente articolo sostiene che i media americani si collocano più a sinistra dell’elettore medio americano. Una conclusione non corretta secondo un’analisi che confronta direttamente elettori e giornali. Ma cosa succede se i cittadini sono convinti di dover neutralizzare una distorsione dei media che non esiste?

QUEL ROBIN HOOD È UN PO’ STRABICO

Quando in Italia non si sa dove prendere i soldi, si guarda o alle banche o al settore energetico. Dato il momento finanziario, le banche hanno già i loro problemi, e così Tremonti punta all’energia. Nel 2008 la cosiddetta Robin tax era stata applicata ai petrolieri, e fin qui ci poteva anche stare; un settore non regolato, con un oligopolio molto forte, con prezzi chiaramente non in linea con i costi o con i parametri europei. Ora la tassa è stata estesa a tutte le imprese del comparto energetico. Tutto normale? Non proprio.
In questi mercati ci sono – semplificando – tre tipi di imprese: quelle che operano liberamente in mercati concentrati quanto quello petrolifero, altre che hanno investito nelle rinnovabili e campano di sussidi pubblici, e infine altre che invece operano con prezzi determinati dalle autorità pubbliche.
Sulle prime, poco da dire: ci può stare. Sulle seconde la situazione è tragicomica. Chi investe nelle rinnovabili lo fa rispondendo a generosi contributi pubblici, che però cambiano a ogni piè sospinto. Giusto per dare un’idea, solo negli ultimi mesi quelli del fotovoltaico sono stati tagliati prima nell’agosto del 2010, poi nel maggio 2011; solo un mesetto dopo si cercò di tagliarli un’altra volta, ma si disse che forse era troppo. E tre mesi dopo infatti non si tagliano i sussidi – si aumentano le imposte. Non capisco: questi investimenti li vogliamo incentivare, o proprio vogliamo far scappare gli unici che sono disposti a investire in questo paese?
Anche per le ultime, le imprese regolate, la situazione è ben curiosa. Hanno prezzi fissati dall’Autorità per l’energia (quella, tra le autorità, che funziona meglio), che è molto attenta a che i prezzi siano ragionevolmente in linea con i costi.  La logica del meccanismo regolatorio è che i profitti di queste imprese dovrebbero esistere solo se le imprese superano le aspettative dell’Autorità, e sono quindi il premio per investimenti ed efficienza. Attaccare ora questi profitti come se fossero derivati da chissà quale distorsione vuol dire non capire come funzione un pezzo importante del sistema amministrativo del nostro stato.
Dare con una mano, togliere con l’altra. È questa la politica fiscale? In un paese che ha disperato bisogno di certezze e di coerenza anche qui non ci si capacita. Peccato.

SI FA PRESTO A DIRE INNOVAZIONE *

Il ritardo di crescita e di competitività dell’economia italiana riflette anche un significativo deficit di innovazione. L’Unione Europea fissa al 3 per cento del Pil l’obiettivo al 2020 per la spesa in ricerca e sviluppo, ma nel nostro paese qualsiasi innalzamento di spesa in questo campo, per essere sostenibile e duraturo, dovrà essere graduale e tenere conto delle caratteristiche strutturali del sistema produttivo.

LA CORTE TEDESCA SALVA L’EURO. PER ORA

La Corte costituzionale tedesca si è pronunciata a favore della partecipazione della Germania ai piani di salvataggio europei. Non è il plenum del parlamento a decidere su queste materie, ma la commissione bilancio. E non esclude nemmeno strumenti come gli Eurobond. Ma in dicembre il dibattito su misure più stabili di difesa della moneta unica ridarà la parola al parlamento tedesco. La Corte sarà probabilmente chiamata a intervenire di nuovo in un dibattito dal quale dipende il cammino ormai faticoso dell’Unione Europea.

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