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QUATTRO SCELTE CORAGGIOSE PER UNA SVOLTA

Poniamo a disposizione dei lettori il testo del progetto predisposto dal Dipartimento di Studi del Lavoro e del Welfare dell’Università di Milano per incarico della Presidenza della Regione Lazio, “Quattro scelte coraggiose per una svolta”, che è stato presentato ufficialmente in una conferenza stampa a Roma lunedì 4 febbraio, presso la Sede della Regione.

ANCORA AL VOTO CON LE QUOTE GRIGIE

Le attuali norme elettorali prevedono i vincoli costituzionali di 25 e 40 anni per poter essere eletti rispettivamente alla Camera e al Senato, e di 25 anni per poter votare al Senato. Grazie alle dinamiche demografiche e all’inerzia nel riadattare e rivedere le regole del gioco della partecipazione democratica, i giovani italiani sono tra quelli con minor peso politico nel mondo occidentale. Tutto ciò ha evidentemente ricadute penalizzanti sia in termini di politiche destinate alle giovani generazioni che di loro presenza nelle posizioni di prestigio e potere.

LUCI E OMBRE DELL’AZIONE COLLETTIVA

La class action italiana è utile perché abbassa i costi di accesso alla giustizia e attenua le conseguenze sociali derivanti da perdite patrimoniali di masse di piccoli investitori. Per il suo effetto preventivo rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari. Opinabile la legittimazione ad agire riservata alle associazioni dei consumatori, mentre il percorso per arrivare al risarcimento è comunque lungo. Ma l’incognita maggiore è se la nostra giustizia sarà in grado di governare controversie così complesse e difficili.

INFORMAZIONE

PROVVEDIMENTI

Il principale provvedimento avanzato dal Governo in materia di informazione è il disegno di legge Gentiloni di riassetto del sistema televisivo. I principali punti riguardano l’obbligo di migrazione in tecnica digitale per un canale Rai e uno Mediaset dopo 15 mesi dall’approvazione della legge e il tetto del 45% alla raccolta pubblicitaria in capo a un singolo operatore. Entrambe le misure affrontano la radice della situazione di concentrazione abnorme del sistema televisivo italiano, legato alla concentrazione dei proventi pubblicitari che permette di coprire i costi di palinsesto e ottenere alta audience. Le due misure, tuttavia, non appaiono sufficientemente incisive per modificare realmente il duopolio dell’informazione televisiva.
Il governo ha subito i richiami della Commissione Europea per non aver modificato i meccanismi discorsivi dellÂ’allocazione delle frequenze detenute dai gruppi maggiori nel passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale previsti dalla Legge Gasparri.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Il disegno di legge Gentiloni non ha completato l’iter parlamentare e pertanto non può essere giudicato nei suoi possibili effetti.

LE OCCASIONE MANCATE

Resta quindi una occasione mancata, a conferma che la materia televisiva rimane un punto delicatissimo della politica italiana.

CONFLITTO DI INTERESSI

PROVVEDIMENTI

Il Governo ha elaborato un progetto di legge sul conflitto di interessi a modificadella normativa approvata nella legislatura precedente. Il testo del disegno di legge appare sicuramente più incisivo rispetto alla precedente legge. Nella regolazione del conflitto di interessi sono possibili due strade: il controllo ex-post degli atti del governo e i vincoli di incompatibilità ex-ante tra cariche di governo e posizione economica. La legge precedente aveva seguito sostanzialmente il primo approccio definendo un quadro di controlli inefficace e coinvolgendo nell’attività di verifica una autorità, l’Autorità Antitrust, per sua natura estranea alle problematiche trattate.
Il disegno di legge presentato segue invece il secondo approccio. Si applica ai componenti di governo, ai commissari straordinari e anche agli amministratori locali. In linea generale prevede un regime di incompatibilità con le cariche di governo (ma non di ineleggibilità al Parlamento), il dovere di astensione e separazione degli interessi attraverso la vendita o l’istituzione di un trust (gruppo di imprese soggette ad unità di direzione). EÂ’ prevista inoltre lÂ’istituzione di unÂ’apposita Autorità a cui i soggetti sottoposti a controllo dovranno inviare dettagliate informazioni sul proprio patrimonio e la propria posizione nelle attività economiche. I soggetti sottoposti a questa disciplina e con un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro dovrà affidare il proprio patrimonio in gestione a un blind trust senza la possibilità di conoscere come questo venga investito.
Il disegno di legge appare incisivo e all’altezza della gravità del problema come si manifesta in Italia.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Purtroppo il Disegno di legge, inicisivo e all’altezza della gravità del problema così come si manifesta in Italia, ha seguito un destino comune al disegno di riforma degli assetti televisivi, rimanendo ostaggio della debolezza della maggioranza e della delicatezza delle materie per i rapporti tra di due schieramenti politici.

LE OCCASIONI MANCATE

Resta quindi anch’esso un’occasione mancata e conferma come il conflitto di interessi rimanga un punto assai delicato della politica italiana.

CONCORRENZA, LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI

PROVVEDIMENTI

In materia, tanti tentativi, con alcuni successi e molti fallimenti, forse figli della più generale mancanza di coesione della maggioranza.
Tra le cose fatte, le famose "lenzuolate" di Bersani, provvedimenti troppo variegati per poterne rendere conto in una breve scheda, ma sui quali possiamo rinviare alle analisi che avevamo effettuato a suo tempo, mettendo in luce pregi e difetti di tali provvedimenti.
Sulle privatizzazioni – che in periodi di restrizioni di finanza pubblica ci si sarebbe aspettato di vedere utilizzate in modo più aggressivo – non si è invece mosso nulla, se non la vendita di Alitalia. Questa sarebbe stata un’operazione davvero rilevante, ma come è noto la vicenda è ancora in corso, con colpevoli ritardi, mentre le perdite di bilancio continuano a essere massicce.
Sui grandi settori a rete, gli interventi non sono stati molti. Si ricordano diversi tentativi di intervento (o interferenze? Decida il lettore…) nelle vicende societarie di Telecom Italia (contro il tentativo di scalata di AT6T e di Carlos Slim) e di Autostrade (facendo fallire la fusione con la spagnola Abertis), mentre probabilmente l’espansione in Spagna di Enel (acquisizione di Endesa) è stata favorita anche da iniziative politiche mirate.
E’ poi stata rivista la concessione delle autostrade, cosa che ha sollevato pesanti critiche dalle imprese, ma con qualche vantaggio per i consumatori.
Sui servizi pubblici locali il tentativo di riforma globale è fallito.
Nel frattempo, l’unico intervento significativo nel settore postale è stata la decisione (da parte dell’impresa, controllata al 100% dal Tesoro) di aumentare il costo del francobollo.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Alcune cose hanno già sortito alcuni effetti (ad es., l’abolizione del costo della ricarica telefonica, la parzialissima liberalizzazione della vendita di certi farmaci). Su questi aspetti, si trova documentazione (ovviamente di parte, ma non possiamo non segnalarla) sul sito del Ministero, ovvero all’indirizzo
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/php0MByDX.pdf
Altri provvedimenti ancora mostrano invece problemi maggiori. La portabilità dei mutui ancora si scontra contro problemi applicativi; la dinamica delle tariffe di assicurazione RC auto resta superiore al tasso di inflazione; il costo dei servizi bancari resta elevato; il numero di licenze di taxi fatica sempre ad aumentare, al contrario purtroppo dei prezzi del servizio. E’ evidente che un Governo ha poche armi efficaci per intervenire su temi del genere, ma indubbiamente la strada resta ancora lunga.

LE OCCASIONI MANCATE

Sui servizi pubblici locali la riforma Lanzillotta non è mai stata approvata. La annunciata riforma delle autorità di regolazione (servizi idrici, ecc.) non c’è stata, l’Autorità per trasporti non è stata istituita. Per il settore energetico si è avuto solo un disegno di legge, chiedendo al Parlamento deleghe, che il Parlamento non ha invece voluto dare.
Molti buoni propositi sono naufragati, alcuni forse per la scarsa convinzione dei proponenti, altri per la scarsa coesione della maggioranza.

LAVORO

PROVVEDIMENTI

Un merito non da poco è stato il coraggio di riconoscere lÂ’utilità della tanto odiata legge Biagi, utilizzandola per combattere, anche se non troppo severamente, l’abuso delle collaborazioni autonome nei call center (circolare Damiano n. 17/2006): nel contesto normativo dato – cioè senza aggredire il problema del precariato alla radice, riformando radicalmente il sistema della protezione del lavoro ‑ per la repressione delle frodi era difficile fare di più e meglio.
Qualche passo avanti è stato fatto nel memorandum del gennaio 2007 con i sindacati confederali sul lavoro nelle amministrazioni pubbliche, anche se qui permangono alcune debolezze e ambiguità.
Il risultato più brillante sul piano tecnico è stato ottenuto dal ministro Damiano con la mediazione per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Peccato che l’abilità del mediatore sia stata spesa qui per tenere in vita un dinosauro.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Nel settore privato, il dualismo del mercato del lavoro e del tessuto produttivo resta sostanzialmente inalterato. Nel settore pubblico, l’accesso delle nuove generazioni sarà tanto più difficile quanto più la “stabilizzazione dei precari” e le restrizioni alle forme di lavoro non standard, perseguite con le leggi del dicembre 2007, avranno corso. Già oggi molti precari del settore pubblico rischiano di essere messi fuori a causa di queste nuove norme. Qui non sarà più dualismo tra inamovibili e precari, ma dualismo tra inamovibili ed esclusi.

OCCASIONI MANCATE

Male nella gestione dei rinnovi dei contratti collettivi per i dipendenti statali. Ha dimostrato una incapacità grave di impostare una destinazione selettiva seria ed efficace degli aumenti salariali in funzione di incentivo al recupero di efficienza e produttività.
Ha dato risultati molto scarsi, nella Finanziaria 2007 (dicembre 2006), il meccanismo del "ravvedimento contrattato" col sindacato, combinato con un sostanziale condono previdenziale per il riassorbimento delle collaborazioni autonome false e l’emersione del lavoro nero.
Viceversa, la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione (Finanziaria 2008) è stata disposta in modo sostanzialmente indiscriminato, dando per scontata l’incapacità delle amministrazioni di valutare e distinguere.
Per quanto riguarda il protocollo del 23 luglio 2007 e la sua recezione in legge, vanno riconosciute le buone doti di mediatore di Damiano, ma è mancata l’idea-forza capace di condurre le parti a una intesa veramente riformatrice; malissimo il ritorno indietro sull’età pensionabile; bene la sostanziale conferma dell’impianto della legge Biagi contro chi voleva abrogarla; male, con l’aggravante del cedimento alla faziosità, la contropartita pagata alla sinistra radicale con la stupida abrogazione dello staff leasing, che con il lavoro precario non c’entra nulla (e che, anzi, avrebbe potuto costituire un esperimento importante di coniugazione della stabilità offerta ai lavoratori con la flessibilità chiesta – e congruamente pagata – dalle imprese).
Infine lÂ’iniziativa per l’accordo tra sindacati, imprenditori e governo sulla riforma della struttura della contrattazione collettiva e delle rappresentanze sindacali è stata segnata da un grave difetto di visione strategica e dalla conseguente incapacità di iniziativa dellÂ’esecutivo.

QUALI REDDITI SONO RIMASTI AL PALO

I dati relativi al 2006 dell’indagine sui bilanci familiari della Banca d’Italia confermano quanto era prevedibile: gli indici di disuguaglianza e povertà per le famiglie italiane non hanno subito di recente modifiche di rilievo. Con un rischio di povertà molto superiore per i giovani rispetto agli anziani. Tuttavia, è in corso da tempo una ricomposizione interna ai redditi delle classi medie. Crescono i redditi degli indipendenti, mentre sono praticamente fermi quelli dei dipendenti, soprattutto nel settore privato. E l’euro non c’entra.

LA RESPONSABILITA’ DEL FALLIMENTO

Il fallimento del governo Prodi non è colpa della cosiddetta sinistra radicale. E non solo per il fatto ovvio che la sua caduta non è avvenuta per opera di questa componente. Era necessario e possibile uno scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione a favore del lavoro dipendente dei giovani e delle famiglie più in difficoltà. Ma il governo non ha saputo farlo: basta guardare come sono stati distribuiti gli aumenti delle pensioni minime. O chi ha pagato l’abolizione dello scalone.

UNIVERSITA’

PROVVEDIMENTI

Sono pochi quelli significativi.
La Legge 270 sugli ordinamenti didattici ha aumentato i cosiddetti requisiti minimi di docenza e ridotto il numero di esami necessari per conseguire una laurea triennale o magistrale.
La Legge finanziaria 2008 ha disposto l’abolizione a partire dal 1 gennaio 2010 del periodo di fuori ruolo per i docenti universitari attraverso un meccanismo di graduale riduzione, per cui dal 1° gennaio 2008 il periodo è ridotto a due anni, dal 1° gennaio 2009 a un anno e, infine, dal 1° gennaio 2010 è definitivamente abolito. Le intenzioni del provvedimento sono quelle di alleggerire i bilanci delle università mettendo a carico della previdenza sociale (piuttosto che degli atenei) il costo dei docenti anziani. Va nello stesso senso un provvedimento previsto dalla medesima Legge Finanziaria, che stabilisce che a partire dal 2008 gli incrementi degli stipendi del personale delle università saranno a carico del ministero e non delle singole università.
È stata istituita l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur). Tuttavia, l’Agenzia non è stata attivata e non ha quindi iniziato ad operare.
Sono state emanate le nuove regole per i concorsi dei ricercatori. Tuttavia, nel 2008 i concorsi avranno ancora luogo con le vecchie regole. Sono stati sbloccati per un anno i concorsi per professori ordinari e associati mantenendo le vecchie regole con una sola idoneità.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

La riforma degli ordinamenti didattici è già in vigore e gli atenei stanno completando la riforma dei corsi di laurea. Il nuovo regime avrà inizio con il prossimo anno accademico e occorrerà attendere alcuni anni prima di vederne gli effetti sui nuovi laureati.
I provvedimenti della Legge Finanziaria relativi ai docenti fuori ruolo sono già in vigore. Per quanto riguarda invece lo sblocco dei concorsi di associato e ordinario occorre attendere la conversione in legge del cosiddetto decreto "mille proroghe", prevista per fine febbraio.
La nuova agenzia di valutazione (Anvur) potrà iniziare a lavorare solo quando saranno nominati i suoi componenti.

OCCASIONI MANCATE

Sono molte. Anche se in pochi mesi non si arresta il declino drammatico dell’università, alcuni provvedimenti avrebbero potuto dare almeno il segnale di un’inversione di tendenza. Gli esempi non mancano. Già nel 2007 una quota consistente del fondo di finanziamento ordinario e dei posti di ricercatore, dottorati di ricerca e assegni di ricerca si sarebbe potuta attribuire sulla base del punteggio CIVR. Lo stesso CIVR avrebbe dovuto essere prontamente rifinanziato. Si è lasciato invece giacere in un limbo per oltre un anno: il nuovo bando CIVR per la valutazione della ricerca (già pronto da ottobre) non è stato ancora firmato. Nel frattempo le graduatorie esistenti invecchiano, e avrà facile argomento chi sostiene che non sono più utilizzabili.
Si sarebbe potuto uniformare l’età di pensionamento dei docenti universitari a quella degli altri paesi europei (tipicamente 65 anni, con facoltà di estensione fino a 68 anni per i docenti attivi nella ricerca che ne fanno richiesta) istituendo allo stesso tempo incentivi per i giovani, riformare le regole di governance delle università, istituire regole di incompatibilità per limitare il nepotismo, abolire il valore legale della laurea, riformare i criteri di ripartizione delle matricole tra le facoltà di medicina, eliminare le quote riservate a docenti con più di 15 anni di anzianità nei prossimi concorsi a professore ordinario e associato. Sono provvedimenti che non costano; però incidono sul potere delle lobby accademiche. Non rappresentano un progetto di riforma organico; se attuate, avrebbero però dato almeno una speranza che la distribuzione delle risorse future premierà il merito. Sono mancati invece il coraggio di superare gli ostacoli posti dai conservatori dello status quo e la visione di un’università moderna.

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