I partiti si stanno accordando su una nuova legge elettorale se possibile ancora più complessa di quella attuale. Serve a lasciare loro le mani libere per il dopo elezioni. Rischia di consegnarci un Parlamento molto frammentato e rafforza le oligarchie. Con la doppia crisi di sfiducia (i mercati verso l’Italia e gli italiani rispetto alla politica), stanno giocando col fuoco. Vediamo cosa si può fare per migliorare l’accordo. Altrimenti meglio andare al voto con le regole attuali e prevedere una fase costituente prolungando il governo tecnico.
Le ricette per la crescita del Governo sono condivisibili ma troppo generiche e manca un’identificazione delle priorità . Bene concentrarsi sulle riforme strutturali che eliminino quei vincoli che rendono l’Italia un paese poco competitivo.
La riforma Fornero introduce per legge obblighi di attivazione dei disoccupati per stimolarli alla ricerca di un impiego. Ma si dimentica che oggi c’è un problema di domanda di lavoro e non precisa chi dovrebbe fare questi interventi. Non si sa neanche chi gestirà servizi pubblici per l’impiego dopo i tagli alle province della spending review.
La riforma dell’Isee approda in Parlamento. Molte le innovazioni. Migliorerà l’efficacia distributiva del welfare italiano, ma qualche dubbio rimane.
La ricerca sperimentale è utile per valutare le politiche di contrasto dell’evasione fiscale e così migliorarne l’efficacia? L’esempio cinese e quello inglese sembrano indicare di sì.
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Il tema dell’immigrazione sembra scomparso dalle preoccupazioni degli italiani, ed è gestito fuori dai toni mediatici anche nell’agenda governativa. Eppure il governo Monti ha appena varato una sanatoria estiva e non intende riformare la Bossi-Fini, una legge anacronistica.
L’invecchiamento della popolazione italiana fa sì che gli anziani controllino una parte sempre più ampia della ricchezza (soprattutto immobiliare) che viene trasmessa sempre più tardi alle generazioni future. Ne consegue che i genitori controllano sempre meno le fonti per finanziare l’istruzione avanzata dei figli.
L’ultimo Earth summit dell’Onu si è concluso senza affrontare un tema cruciale: la contraccezione come metodo di pianificazione famigliare. Con severe implicazioni, per gravidanze indesiderate e diffusione del virus Hiv, soprattutto per i paesi del terzo mondo ma anche per le fasce più esposte, in primo luogo i giovani, dei paesi avanzati.
Come prevedere l’andamento del mercato immobiliare? Con Google, le cui sempre più ampie applicazioni consentono di migliorare la stima della domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni.
Il medagliere delle Olimpiadi di Londra ci lascia due indicazioni di massima: la nazione ospitante ottiene sempre risultati migliori delle previsioni e la percentuale di vittorie delle nazioni sviluppate continua a diminuire. Tra i Brics, l’India rimane la pecora nera nel medagliere olimpico.
Terzo trimestre di fila di forte calo del Pil e mercato del lavoro che continua a peggiorare. Come mostra il grafico, siamo tornati al punto più basso della Grande recessione. Un’ulteriore accelerazione del consolidamento fiscale imposta dalla Germania sarebbe esiziale. Per questo l’Italia deve evitare il commissariamento prefigurato dalla Bce. Invece ci vorrebbe maggiore coordinamento della politica fiscale a livello europeo con un’autorità in grado di dialogare con la Bce.
Rating di legalità per le imprese che vogliono lavorare per le amministrazioni pubbliche. Dando loro una corsia preferenziale che incentivi i comportamenti virtuosi. Ora lo ha istituito la legge. Rimangono però molti dubbi d’interpretazione delle norme.
Mentre Fondazione Mps è costretta al cambio di governance, le fondazioni bancarie rischiano di cessare di svolgere un ruolo di sostegno al terzo settore proprio nel momento in cui ci sarebbe maggior bisogno. In un nuovo Dossier abbiamo raccolto gli interventi sul tema pubblicati su lavoce.info e su altri giornali.
Cresce il business del calcio a livello internazionale, ma non in Italia. Le nostre grandi società dovrebbero puntare sulle attività produttive (stadio, sponsorship, merchandising, diritti tv) e invece mostrano un’attenzione smodata per le operazioni di mercato dei calciatori per ridurre un folle monte ingaggi. Puntano a minimizzare i costi e non ad aumentare i ricavi come sarebbe possibile.
Approvato un decreto-manovra. Rimanendo in attesa di una spending review, vediamo perché è fondamentale tagliare la spesa pubblica in Italia, anche alla luce del dibattitto sulle politiche per uscire dalla crisi.
Mario Draghi non l’ha detto, ma l’ha fatto capire: la Bce che presiede dovrà diventare prestatore di ultima istanza. Lo hanno inteso chiaramente i mercati finanziari reagendo positivamente al suo impegno di difendere l’euro “facendo tutto il necessario”. Ora però dovrà dimostrare di stare facendo sul serio, a partire dal board di giovedi. Gli squilibri nelle bilance dei pagamenti nell’area dell’euro sono uno dei fattori alla base della crisi. Il riequilibrio richiederebbe nell’immediato svalutazioni fiscali nei paesi del contagio, vale a dire il recupero di competitività sui mercati internazionali attraverso la leva fiscale: aumentare l’Iva (pagata sulle importazioni) e possibilmente ridurre le tasse sul lavoro (dunque i prezzi delle esportazioni).
I dati sul mercato del lavoro sono già di per sè molto brutti. Nessun bisogno di aggravarli mal interpretando i numeri sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Sta andando verso il collasso il trasporto pubblico locale in Italia. Perché quando si liberalizza un settore in strutturale perdita economica è indispensabile adottare anche provvedimenti di politica economicache rendano possibile la ristrutturazione e il miglioramento degli indici di produttività .
Le dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi segnano una svolta nella comunicazione dellla BCE perchè annunciano che ci sarà il garante richiesto dai mercati. Un anno fa la Bce interveniva quasi senza dirlo, oggi riaffermando il suo ruolo nel contenere gli spread potrebbe anche non rendere necessari acquisti massicci di titoli dei paesi periferici.
A Londra e alla Gran Bretagna conviene ospitare le Olimpiadi? Nell’immediato si prevede una crescita del Pil al massimo dello 0,4 percento. A medio-lungo termine effetti positivi irrilevanti. Nessuno si augura un fallimento, ma la previsione di David Cameron -per il prossimo quadriennio un’iniezione di 25 miliardi di euro- appare quanto mai azzardata. Meno imprudente invece la previsione del Coni sulle medaglie azzurre. Vediamo perché.
Anche nella recessione del 1992-93 la spesa sanitaria fu decurtata, ma senza andare a scapito dei servizi offerti ai cittadini. Servirà però anche questa volta la collaborazione di tutti per evitare che i tagli imposti dalla spending review vadano a detrimento dei servizi ai cittadini.
Favorire una maggiore capitalizzazione delle imprese farebbe bene anche alle banche. Conti alla mano, riducendo l’indebitamento delle aziende e rendendole più stabili, gli istituti di credito risparmierebbero fino a 10 miliardi in termini di patrimonio di vigilanza.
Una lettura per l’estate: nel suo ultimo libro, il Nobel Paul Krugman spiega perché Stati Uniti ed Europa non sono riusciti a uscire dalla crisi. E, pur rimanendo euroscettico, prescrive la sua ricetta per l’Europa: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.
Lo scudo salva-stati di fatto non esiste più e la Spagna in recessione assomiglia pericolosamente alla Grecia. Deve intervenire la Bce mentre i paesi che beneficeranno del suo aiuto devono continuare il rientro del debito e impegnarsi a cessioni di sovranità . Devono permettere, d’ora in poi, il fallimento di un singolo stato europeo senza che crolli l’Eurozona. Vediamo come.
La Consob ha imposto il divieto di vendite allo scoperto, aggravando l’errore del 2008-2009 e del 2011 quando vennero imposti obblighi di comunicazione su questri contatti. Una perseveranza (aggravata) che lascia sbalorditi.
Superare la spesa storica delle amministrazioni pubbliche riducendola con tagli selettivi anziché lineari: questo è lo scopo della spending review. Nell’azione di Governo alcune misure rispettano questo approccio, altre no.
Con un utilizzo sconsiderato delle risorse, la Regione Sicilia è finita in una crisi di liquidità che può diventare cronica. È scritto anche nel bilancio (criticato severamente dalla Corte dei Conti) che, nonostante l’opacità , mostra per il 2012 un peggioramento. I politici dell’isola continuano a fare un pessimo uso dell’autonomia. Bisognerebbe sequestrargli il libretto degli assegni per un po’ di tempo.
Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Paris Saint-Germain con entrate fiscali straordinarie per la Francia, pagate dal Qatar. Per ridurre le enormi perdite delle società di calcio, la Uefa ha imposto una sorta di fiscal compact. Ma sembra destinato ad essere applicato solo da chi vuole trovare scuse per disimpegnarsi dal calcio.
Non ci può essere gestione comune del debito senza cessione di sovranità ad autorità sovranazionali. Per uscire dalla crisi dell’euro non bastano i meccanismi finanziari: ci vuole una vera federazione europea, con un vero governo e un presidente eletto dai cittadini. Proviamo a immaginarla. La Bce sta facendo troppo poco per affrontare la crisi. Una cosa che può fare subito è rendere negativi i tassi (oggi a zero) che paga sui depositi delle banche in modo da indirizzare il credito dell’Eurozona forte (la “grande Germania”) verso la fragile periferia e determinare anche un utile deprezzamento dell’euro. Cala la fiducia nelle banche nei paesi cosiddetti Pigs. Non nel Nord-Europa e per fortuna nemmeno in Italia. Noi abbiamo ripreso -dopo tre anni di riduzione dei depositi- ad affidare i nostri soldi agli istituti di credito. Che però non ricambiano finanziando imprese e cittadini.
Sulla permanenza dei giovani italiani nella casa dei genitori anche in età adulta influiscono non solo fattori culturali (bamboccioni e babboccioni) ma anche le carenze del nostro welfare. Che rendono i ragazzi più esposti all’incertezza rispetto ai coetanei di altri paesi europei.
La mancata convergenza tra economie dell’Eurozona è la causa primaria della crisi. Le differenze di partenza trascendono i confini nazionali, ma l’andamento nel tempo di reddito pro capite e produttività segue ciò che avviene all’interno di ciascun paese. Per questo le riforme strutturali sono così importanti per uscire dalla crisi.
Dalla semplificazione delle procedure alla maggior diffusione dei farmaci equivalenti, ecco come le Regioni possono recuperare risorse nella sanità . Glielo impone la spending review del Governo che in questo settore punta a riduzioni di spesa per quasi 8 miliardi in tre anni.
Mentre viene varata l’ennesima sanatoria degli immigrati, compie 10 anni la legge Bossi-Fini, che puntava sulla temporaneità dell’immigrazione. Il bilancio del provvedimento, insieme con il “pacchetto sicurezza”, è più che fallimentare. L’unione Europea aveva suggerito di contenere i flussi d’ingresso e puntare sull’integrazione. Noi abbiamo fatto esattamente l’opposto.
Uno studio su oltre 5 mila imprese europee mostra come la crisi abbia avuto un effetto negativo sull’innovazione, ma allo stesso tempo vi siano molte aziende che approfittano del momento di crisi per cambiare pelle. Le giovani imprese ad alta tecnologia, finora escluse dai programmi europei di ricerca e innovazione, potranno ora trovare incentivi in un meccanismo simile al programma statunitense Small business innovation research. Ecco di cosa si tratta.
Moody’s toglie l’ultima A rimasta al rating dell’Italia che non cresce.Confindustria e Governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale fanno pensare che la prima è troppo pessimista e che il secondo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012 sarebbe la più coerente con le informazioni disponibili.
Bene accorpare le province riducendone drasticamente il numero. Discutibile, invece, il trasferimento ai comuni di gran parte delle loro competenze. Sarebbe forse meglio passare almeno alcune di queste alle regioni, aprendo la strada a una riforma costituzionale che abolisca del tutto le province.
Più che di bamboccioni bisognerebbe parlare di babboccioni: i genitori italiani sono iperprotettivi nei confronti dei loro figli, ma si dimenticano di loro (e dei figli degli altri) quando si tratta di stabilire le regole del mercato del lavoro, della previdenza e della protezione sociale.
Una parte crescente dei finanziamenti alle università è parametrata alla valutazione della ricerca. Con criteri, tuttavia, che non permettono di distribuire i fondi in modo efficiente. Meglio sarebbe incentrarli sulla valutazione individuale del merito dei docenti, vincendo la prevedibile opposizione di questi ultimi.
Un giudizio più articolato sulla manovra varata dal Governo la scorsa settimana. La Relazione tecnica certifica che i tagli lineari al pubblico impiego non porteranno ad alcun risparmio nei prossimi tre anni. Perché allora non fare una vera spending review della PA anziché spingere al pensionamento i dipendenti più vicini all’età di pensionamento (magari anche più bravi) andando ulteriormente a intaccare la riforma delle pensioni varata a novembre? Giusto tagliare la spesa sanitaria, ma occorreva identificare le inefficienze anziché procedere con tagli proporzionali ai consumi intermedi, che non sono necessariamente un indicatore d’inefficienza. Bene invece gli interventi che accorpano i tribunali e le province, un esempio di quanto andrebbe fatto nelle altre aree. Accorpando si risparmia e si razionalizza, avendo alle spalle un’idea precisa su quale deve essere il modello di amministrazione.
Legare il finanziamento pubblico dei partiti a quello privato non minaccia la democrazia. È fondamentale, però, che i meccanismi siano della massima trasparenza. Come mostra l’esperienza degli Stati Uniti, più sono chiare le informazioni sul denaro dato dai privati, maggiore sarà il costo per “comprare” le politiche.
Sino a ieri i loro studi venivano pubblicati per lo più su riviste italiane. Ora i ricercatori in scienze aziendali delle nostre università sono sempre più presenti a livello internazionale. Forse è un effetto anticipato della valutazione della produzione scientifica dei nostri atenei, che utilizzerà gli indici bibliometrici.