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Categoria: La parola ai numeri Pagina 24 di 30

Se i ricchi non piangono

Il grafico qui sotto è tratto dalla Rodolfo Debenedetti lecture di Emmanuel Saez (Bocconi, 11 dicembre 2012). Mostra che lo 0,1 della popolazione con redditi più alti negli Stati Uniti ha subito inizialmente gli effetti della Grande recessione, che ha colpito proprio la sua ricchezza finanziaria, ma si è rivelato in grado di ricostruire redditi e patrimoni molto rapidamente, non appena i mercati finanziari si sono ripresi. È questo ciò che differenzia maggiormente la crisi attuale da quella del ’29. Allora, come si vede nel grafico, i redditi della parte più ricca della popolazione furono intaccati in modo permanente dalla recessione. Oggi le recessioni hanno solo effetti temporanei sui redditi dei più ricchi che, non appena l’economia riparte, rimbalzano al di sopra dei livelli pre-crisi, a differenza di quanto avviene per il resto della popolazione per cui la perdita del lavoro provoca effetti duraturi sui redditi. Da notare inoltre che l’incremento di reddito dello 0,1 più ricco si accompagna ad un abbassamento delle tasse (linea rossa). In altre parole, non sembra esserci nulla d’inevitabile in questo aumento delle disuguaglianze.

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Btp e Bonos: spread a confronto

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Il grafico qui sopra mostra la differenza fra il rendimento dei btp e i bonos decennali nell’ultimo anno. Come si vede l’Italia nella fase finale del Governo Berlusconi era percepita come maggiormente a rischio della Spagna. Dal decreto salva-Italia in poi la situazione relativa del nostro paese è migliorata e oggi possiamo finanziarci pagando interessi inferiori  rispetto alla Spagna. Ci sono vantaggi nel non essere i più esposti. Vediamo di non perderli.

Primarie: una questione di reddito

In base ai dati del primo turno delle Primarie del centro sinistra, il grafico mostra la relazione tra la differenza di voti ottenuti da Bersani e Renzi provincia per provincia e il reddito pro-capite delle diverse province.

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Fonte: Istat e www.primarieitaliabenecomune.it.

L’asse verticale mostra la differenza tra la percentuale di voti ottenuti da Bersani e quella di Renzi. Ad esempio se Bersani ha ottenuto il 46 per cento e Renzi il 36 per cento in una provincia, il “punto” assume valore 10, se Bersani ha ottenuto il 36 per cento e Renzi il 46 per cento, assume valore -10. L’asse orizzontale mostra il pil pro-capite medio negli anni 2000-2008.
Bersani sembra avere preso più voti di Renzi soprattutto nelle province più povere, forse perchè si è presentato come un candidato che non taglierà né spesa pubblica né tasse, in linea con quanto tipicamente dichiarato nei sondaggi dalle persone con reddito più basso. La relazione è forte: la linea rossa, che interpola i vari punti, ci dice che passando da una provincia con 25.000 euro di reddito pro capite a una con 20.000 euro, il vantaggio di Bersani nei confronti di Renzi sale da poco più del 2 per cento a quasi 12 punti percentuali.

Elaborazioni dati: Davide Malacrino


Una recessione che si attenua ma non finisce

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Come cambia la curva dei rendimenti

Pil, al punto più basso

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Il Pil (destagionalizzato, senza effetti di calendario e al netto dell’inflazione) è sceso dello 0,7 per cento nel secondo trimestre 2012 rispetto al trimestre precedente. E’ la quarta diminuzione trimestrale consecutiva, e la terza dello stesso ordine di grandezza in termini percentuali. E’ un segno che la recessione, iniziata nel terzo trimestre 2011, continua purtroppo a mordere con identica intensità. Rispetto al secondo trimestre 2011 (l’ultimo trimestre di crescita positiva), il Pil del secondo trimestre 2012 è diminuito del 2,5 per cento.

Spread dei vertici europei

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Il grafico rappresenta l’andamento dello spread di titoli decennali italiani, spagnoli e francesi con il bund tedesco. Si noti come fino a questo momento i vari summit europei non hanno sortito alcun effetto duraturo sullo spread.

 

 

SPREAD DEI VERTICI EUROPEI

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CALCIOPOLI SVUOTA GLI STADI

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L’ANDAMENTO DEL PIL EUROPEO

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