Lavoce.info

Categoria: Rubriche Pagina 182 di 263

La replica a Paladini e Visco

Ruggero Paladini e Vincenzo Visco su lavoce.info propongono una riforma ambiziosa della tassazione sui redditi volta a eliminare le distorsioni prodotte dalle detrazioni di imposta decrescenti, in parte criticando il nostro precedente articolo pubblicato, sempre su lavoce.info, l’11 febbraio in cui proponevamo una diversa riforma che cercava di limitare le medesime distorsioni adottando una detrazione fissa per redditi tra gli 8 e i 15 mila euro, e decrescente poi in maniera lineare fino a 55 mila euro.

Il Punto

Dopo aver sussidiato eccessivamente le fonti rinnovabili, rischiamo oggi di dover sussidiare gli impianti tradizionali in crisi. Dietro alla vicenda delle centrali a gas di Sorgenia un paradosso di politiche energetiche contraddittorie. Una ricostruzione a beneficio del lettore, che deve pagare per questi errori.
È ora di infrangere il tabù della tassazione privilegiata delle rendite finanziarie. Bene allineare il carico fiscale delle diverse fonti di reddito come avviene in molti altri paesi. Sul tema abbiamo raccolto in un nuovo Dossier gli interventi pubblicati su questo sito. Delude la delega approvata dal Parlamento per ridisegnare l’architettura del sistema tributario. Cambia poco. C’è però un buon passo avanti nel rapporto contribuente-fisco.
Quale sarà la politica dei trasporti di Renzi? Da sindaco di Firenze ha saputo essere controcorrente. Da candidato alle primarie Pd non ha risparmiato siluri contro grandi opere e Tav Torino-Lione. Vediamo come si comporterà da capo del governo.
Il concorso per l’insegnamento di Storia economica è una… storia d’altri tempi. Commissari con molte meno citazioni e pubblicazioni della media bocciano candidati con un impatto 200 volte più forte del loro e promuovono persone con un curriculum che farebbe vergognare un dottorando. Indecente.
L’ultimo dato sulla disoccupazione giovanile (43,5 per cento!) non dice tutto sulla drammatica situazione: molti giovani, scoraggiati, hanno smesso di cercare lavoro.

Un commento dell’ambasciatore a Londra Pasquale Q. Terracciano all’articolo di Roberto Perotti “Diplomazia dei privilegi, privilegi della diplomazia”. E la risposta dell’autore.

Diplomazia e trasparenza

Noi ambasciatori nella gogna mediatica

43,5 per cento

Tabella Disocc.

La disoccupazione giovanile a gennaio 2014 ha raggiunto il 43,5 per cento. Solo due anni fa era appena superiore al 30 per cento. Sette anni fa era addirittura al di sotto del 20 per cento, meno della metà. C’è un fatto nuovo e preoccupante nella crescita più recente della disoccupazione giovanile. Nel 2011 e nella prima parte del 2012 questa crescita era accompagnata ad aumento della partecipazione giovanile al mercato del lavoro (la linea rossa nel grafico). Più di recente la disoccupazione aumenta assieme all’inattività. Nell’ultimo anno, in particolare, si sono persi 100.000 posti di lavoro (-10 per cento) fra chi ha meno di 24 anni. Circa la metà di questi è andata a gonfiare la disoccupazione. L’altra metà a generare inattività. In aggiunta ai disoccupati ci sono presumibilmente molto giovani che smettono di cercare lavoro perché pensano che non ci siano opportunità di impiego per loro. Il governo uscente si è occupato solo di tassazione degli immobili. Auguriamoci tutti che il governo Renzi riesca finalmente ad affrontare l’emergenza disoccupazione fra i più giovani. Ci vorrà, in ogni caso del tempo, prima che eventuali misure abbiano effetto.

Il Punto

Il nuovo governo, pur in assenza del ministro per gli Affari europei, dovrà immediatamente aprire negoziato con Bruxelles. Nel caso di sforamento del tetto del 3 per cento potrà beneficiare degli accordi contrattuali che possono aiutare i paesi che fanno le riforme. Vediamo di cosa si tratta. Un nuovo decreto “salva Roma”  all’orizzonte . Ma i soldi dei contribuenti alle amministrazioni in dissesto vanno condizionati a programmi di serio risanamento. Altrimenti si apre una voragine.
Madre di tutte le battaglie di Matteo Renzi è la lotta alla burocrazia. Ecco delle linee guida di una riforma seria: tetto agli stipendi; catena di comando accorciata; barriere tra amministrazione, politica e giurisdizione; dirigenza professionale selezionata con concorsi imparziali; esclusività degli incarichi; mobilità.
Torniamo a parlare delle iniquità nascoste nel nostro sistema di imposte sui redditi. Il difetto più grave sta nelle detrazioni d’imposta decrescenti. Una vera riforma deve quindi eliminarle, oltre che rimodulare le aliquote. Come farlo rispettando i rigorosi vincoli di bilancio?
Moneta virtuale di maggior successo, il Bitcoin ha visto crollare la sua quotazione per il rischio di fallimento di Mt. Gox, uno dei suoi principali gestori. Una bolla speculativa che era destinata a scoppiare, anche perché altri mezzi di pagamento virtuali sono in arrivo.

Sostieni lavoce.info
Nonostante la crisi, cari lettori e amici, avete continuato a sostenere lavoce.info inviando tra novembre 2013 e febbraio 2014 complessivamente 31 mila euro. Un grazie di cuore a ognuno di voi. Aspettiamo chi ha donato almeno 100 euro al nostro convegno annuale di cui comunicheremo presto data e luogo. Sarà un’occasione di confronto con chi ci permette di portare avanti un’informazione libera e indipendente.

La strada che non porta ad Electrolux

A imprenditori e sindacati manca un solo passo per rendere le relazioni industriali scudo della crisi e volano della crescita. Per capire quale, bisogna ripercorrerne l’evoluzione che, in sostanza, ha conosciuto quattro fasi (1). 
La prima e quella che risale alla fine degli anni 60: partiti e sindacati alleati contro il “capitale”, per rendere il salario “variabile indipendente”. Le grosse aziende, “statizzate” dalla fine  della  seconda  guerra  mondiale perché conservassero le potenzialità della “grande Italia” fascista, erano a  poco a poco diventate sezioni distaccate dei partiti, che ne mantenevano il pieno controllo. I sindacati protestavano perché il lavoro doveva “rendere liberi tutti”; i partiti e dunque i vertici delle aziende, da questi manipolati, rispondevano a suon di retribuzioni più alte;  le imprese, per contro, perdevano profitto e dunque produttività.
La seconda fase e quella che risale ai primi anni ’90:  sindacati, senza partiti, contro il “capitale”. Il costo dei diritti, come quello dei lavoratori a retribuzioni alte, era diventato eccessivo; lo Stato non  poteva più permetterselo perché, anche per questo, si era ammalato di debito pubblico: sulla spinta dei governi di austerity, prendevano avvio le privatizzazioni. I sindacati, rappresentando solo i lavoratori “protetti” dallo Statuto del 1970, protestavano ma non facevano più lo stesso rumore, perché i partiti, messi ai cancelli dalle aziende, avevano perso interesse ad amplificarne le richieste; i privati rispondevano con soluzioni a metà, ma soprattutto senza automatici aumenti della retribuzione, per salvaguardare la produttività dell’impresa, che non a caso cresceva.
La terza fase risale agli anni 2000: i sindacati spaccati contro il “capitale”. L’unità sindacale ha subito una grave rottura culminata nel 2009 nella mancata firma della Fiom-Cgil al rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici e la perdita di rappresentatività e il “capitale”, sordo alle proteste frammentate, ha preso a imporre condizioni meno vantaggiose per il lavoratori; per questa crisi, malgrado gli sforzi, la produttività aziendale non è decollata.
La quarta fase è quella attuale: i sindacati sono di nuovo uniti contro il “capitale”. Ritrovata l’unità d’azione con l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, si sono dati pensiero di recuperare la rappresentatività dal basso: a tale fine, hanno sottoscritto prima l’accordo del 31 maggio 2013 e poi il regolamento attuativo del 10 gennaio 2014 e completato perciò il passaggio dal sistema di rappresentatività presunta (delle Rsa) a quello di rappresentatività effettiva (delle Rsu). Ma il “capitale” minaccia di fuggire all’estero o, in alternativa, di abbattere drasticamente i diritti dei lavoratori.
Tra la terza e la quarta fase, dunque, qualcosa non e andato. Ed allora qual è il passo che sindacati e imprenditori non hanno fatto? Come deve prospettarsi la quinta fase?
La risposta è una sola: i sindacati e gli imprenditori hanno mancato di allearsi contro la crisi e continuato a vivere con l’idea del conflitto tra il “salario” e il “capitale”. Per uscire dal pantano, non c’è più bisogno di “exit, ma semplicemente di “loyality” tra sindacati e imprenditori e, per dirla con Hirschman, di un’unica “voice” contro la crisi verso precisi obiettivi. Ad esempio, più contrattazione collettiva di secondo livello con la partecipazione del sindacato alle scelte delle imprese e dei lavoratori agli utili. Ma soprattutto più quota di salario rimessa alla volontà di imprenditori e sindacati, contro la cultura dei minimi retributivi stabiliti dal Ccnl.
In questo  modo, le imprese  avrebbero  infatti possibilità  di ancorare  i salari al proprio trend produttivo, e i lavoratori sarebbero incentivati a produrre in misura maggiore. Invece, allo stato, le imprese sono obbligate a pagare retribuzioni stabilite da attori che si muovono su un palco che non vedono. E cosi, quelle piccole talora collassano; le grandi fanno resistenza a ricorrere alle retribuzioni premiali. Si tratterebbe, in fondo, di un esempio di “connettività” (2) tra imprenditori e sindacati, come quella già sperimentata negli altri Paesi, a partire dalla Germania sino alla Russia con il sindacato Iatuo Lukoil. Ma soprattutto, di una via che non conduce ad un bivio di nome Electrolux.

Ciro Cafiero
Collaboratore della cattedra di diritto del lavoro presso la Luiss e la Lumsa

 

(1) Per una più compiuta indagine sul ruolo e sull’evoluzione del sindacato, si veda M.Martone, Governo dell’Economia e azione sindacale in “Trattato di Diritto Commerciale e di Diritto Pubblico dell’Economia”, vol. XLII, diretto da F.Galgano, Padova, 2006
(2) In questo senso si veda F.Occhetta, La società italiana: tra sopravvivenza e innovazione, La Civiltà Cattolica, 18 gennaio 2014, 3926, pagg.119 e ss.

Il punto

Auguriamoci che il nuovo governo sia in grado di imprimere la svolta nella politica economica di cui il paese ha bisogno. Non ci verranno concesse prove d’appello.
I divari retributivi nel pubblico impiegogià documentati su questo sito , sono il frutto della “privatizzazione” iniziata negli anni ’90. Avrebbe dovuto imporre anche un sistema meritocratico di incentivi che però non ha funzionato. Meglio ricostruire le carriere nella PA a partire dalla valutazione del personale e sganciarle completamente dalla politica. Vediamo come. Anche la lotta contro corruzione è indissolubilmente legata alla battaglia per aumentare il livello di efficienza e di etica nello Stato.
Del tutto inadeguato il disegno di legge Delrio sulle città metropolitane e i comuni: la nuova architettura non parte dall’accorpamento dei comuni e non individua selettivamente le aree metropolitane che davvero necessitano di questa dimensione operativa.
Con i premi dell’assicurazione Rc-auto tra i più alti d’Europa, il nostro mercato delle polizze avrebbe bisogno di una sostanziosa iniezione di concorrenza. Uno degli ultimi disegni di legge approvati dal governo uscente, invece, prevede sconti sull’assicurazione auto in cambio obblighi per assicurato. Non basta.

Un commento  di Maria Luisa Delvigo a “ I guitti del giornalismo ” di Luigi Guiso

Sostieni lavoce.info
È ormai il settimo anno di una crisi interminabile, ma lavoce.info vive ed è indipendente grazie al sostegno delle migliaia di suoi lettori. Vi chiediamo un piccolo-grande sforzo con un contributo finanziario secondo le vostre possibilità . Agli amici che ci manderanno almeno 100 euro offriremo nel 2014 la partecipazione al nostro convegno annuale a porte chiuse.

Effetto realtà. Ma solo “effetto”

Presentando le “300 parole”  di Luigi Guiso “I guitti del giornalismo” dedicato al caso Barca-La Zanzara, lavoce.info si chiede: “Ma questa è informazione?”.  No, non lo è affatto e può addirittura rappresentare una pericolosissima deformazione della realtà (oltre a non essere eticamente commendevole, diciamolo pure!).

Il Punto

Nelle precedenti puntate della nostra inchiesta “Spendere meno si può” abbiamo raccontato i privilegi dei vertici della pubblica amministrazione. Questa volta verifichiamo se gli stessi vantaggi ricadono sui livelli più bassi della macchina statale. La risposta è no. Tanto a pochi, poco a tanti. Quasi un sistema feudale.
La supervisione della Bce nell’ambito dell’unione bancaria può servire a ben poco se i governi nazionali continuano a interferire nella governance delle banche mantenendo di fatto il primato nella ristrutturazione del sistema bancario.
La sentenza di una corte degli Stati Uniti mette in discussione il principio della net neutralityin base al quale i provider della rete non possono discriminare nella fornitura dei servizi di accesso. È una questione complessa che coinvolge gli interessi di grandi corporation e consumatori e presto si porrà nell’Unione Europea. Cerchiamo di chiarirla.
Meno distorsioni e abusi nell’utilizzo di contratti atipici. Ma anche disincentivi per le imprese ad assumere nuovo personale o a rinnovare quello in scadenza, con conseguenze negative sull’occupazione. Ecco documentati i primi effetti della legge Fornero.
Si degrada sempre più la qualità dei media in Italia. Ultimo esempio, la telefonata-tranello a Fabrizio Barca rilanciata da un’autorevole radio. E apprezzata da giornalisti di gran calibro. Ma questa è informazione?

Sostieni lavoce.info
È ormai il settimo anno di una crisi interminabile, ma lavoce.info vive ed è indipendente grazie al sostegno delle migliaia di suoi lettori. Vi chiediamo un piccolo-grande sforzo con un contributo finanziario secondo le vostre possibilità. Agli amici che ci manderanno almeno 100 euro offriremo nel 2014 la partecipazione al nostro convegno annuale a porte chiuse.

Pagina 182 di 263

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén