Delle due, l’una. Se l’esame della Bce è stato fatto correttamente, le banche italiane escono male dal confronto internazionale. Se invece il metodo utilizzato è discutibile, allora la vigilanza unica sta partendo con il piede sbagliato. Il dibattito è aperto. La Banca d’Italia cosa dice?
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Il reddito disponibile reale delle famiglie italiane è diminuito del 13 per cento tra il 2007 e il 2013. E la distribuzione dei consumi si è spostata verso il basso per tutte le classi di spesa. La recessione ha colpito i giovani molto più degli adulti e degli anziani. La crisi e la diseguaglianza.
I lavoratori di oggi sembrano consapevoli del fatto che andranno in pensione con regole di calcolo delle prestazioni meno generose e più avanti negli anni. Ma hanno davvero capito i cambiamenti intervenuti nel sistema pensionistico pubblico?
Le decisioni della Banca centrale europea serviranno a sostenere la debole ripresa dell’Eurozona, ma sono tutt’altro che risolutive. Manca ancora una vera politica di Quantitative easing: l’acquisto diretto di attività finanziarie sul mercato per immettere liquidità in settori dell’economia diversi dalle banche, come investitori istituzionali e imprese non finanziarie.
Il denaro che i lavoratori emigrati inviano ai familiari rimasti in patria contribuisce a dare maggiore stabilità finanziaria ai paesi in via di sviluppo. Perché le rimesse sono meno volatili rispetto ad altri flussi internazionali di capitale. Le destinazioni delle somme in uscita dall’Italia.
Il Senato approva, con opportune modifiche, il decreto sulle quote Banca d’Italia. La Bce bacchetta il Governo italiano per non averla consultata, ma soprattutto lancia un avvertimento sul potenziale costo dell’operazione per la Banca d’Italia stessa.
Da fonti di stampa, apprendiamo che la commissione Finanze del Senato ha introdotto modifiche significative al decreto-legge sulle quote di proprietà della Banca d’Italia.
La Banca d’Italia diventerà una public company con un semplice decreto del Governo. Sono sicuri, Letta e Saccomanni, di fare questa discutibile riforma storica nell’interesse degli italiani?
La rivalutazione del valore delle quote di Banca d’Italia è una operazione “furba”. Può generare maggiori entrate tributarie. Ed essere impiegata dalle banche azioniste per rinforzare la patrimonializzazione. Il vantaggio rischia però di essere di breve periodo.
Titoli di Stato: eppur son rischiosi
Di Carlo Milani
il 07/01/2014
in Commenti e repliche
In un recente articolo Marcello Esposito ha criticato il giudizio di Peter Praet, capo economista della BCE, circa la rischiosità dei titoli di Stato presenti nel portafoglio delle banche, soprattutto italiane e spagnole. Secondo Esposito, il ragionamento di Praet “è sbagliato e incredibilmente pericoloso per il futuro stesso dell’euro”.
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