Le misure fiscali indicate nella legge di bilancio avranno effetti di cassa negativi su imprese e banche. Per il 2019 si tratta di più di 6 miliardi. Difficile dunque che aiutino a raggiungere gli ambiziosi obiettivi di crescita prospettati dal governo.
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I numeri sui conti pubblici del governo non stanno in piedi, come osservato anche da Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di bilancio. Troppo costosa la controriforma delle pensioni. Inverosimilmente ottimistiche le stime su crescita e inflazione. Come al solito andrà a finire che il debito non scenderà. Sul prelievo fiscale la rivoluzione è rinviata a data da destinarsi. Per ora, in continuità con il passato, la solita schizofrenia: si introducono strumenti utili – da tempo allo studio – come la trasmissione telematica dei corrispettivi e la lotteria fiscale ma arriva anche l’ennesimo condono. Intanto sembra tramontare “quota 100” per l’accesso alla pensione. Invece il governo sceglie di rilanciare la pensione d’anzianità facilitandone l’accesso dopo i 62 anni. Dimenticandosi dei privilegi che essa garantisce e dei maggiori costi addossati al sistema.
Da luoghi esotici il pentastellato Di Battista torna su un tema a lui caro: la Banca d’Italia è controllata dalle grandi banche private da cui non potrebbe essere indipendente. Non è così, come spiega il fact-checking de lavoce.info.
Se i conservatori inglesi sono divisi e litigano sulla Brexit, i laburisti non sono da meno. Nei congressi dei due partiti si va dai “brexiter” chiassosi come Boris Johnson all’ambiguo signor “Ni” Jeremy Corbyn. Mentre si fa strada l’idea di un accordo stile Norvegia con la Ue, apparentemente tabù per Theresa May.
Proprio mentre da Stoccolma si assegnava il Nobel a uno studioso del cambiamento climatico, l’Ipcc (organo intergovernativo che tiene traccia del progresso scientifico su questi temi) ha pubblicato un rapporto che discute in modo equilibrato i costi e i benefici di contenere il riscaldamento globale facendo salire la temperatura del pianeta entro la soglia di sicurezza di 1,5 gradi.
Nel paese spaccato tra Di Maio e Salvini, uno studio dei risultati provinciali delle ultime elezioni mostra che l’Italia dove manca il lavoro ha votato M5s mentre quella che il lavoro ce l’ha ha votato Lega. Altre variabili come grado di istruzione, percentuale d’immigrati e demografia sembrano meno rilevanti. Visto che se ne parla tanto meglio ricordare che il cosiddetto reddito di cittadinanza è più che altro un sostegno ai poveri simile al reddito d’inclusione (Rei) varato dal governo Gentiloni. Solo che rispetto a quest’ultimo ha una struttura rozza ed è insostenibile economicamente.
I dazi annunciati da Donald Trump vogliono ridurre il deficit commerciale Usa, riportando produzione e lavori meno qualificati dentro i confini americani. In effetti un recente studio mostra che la globalizzazione ha finora beneficiato maggiormente i lavoratori più istruiti, sia in termini di reddito che di potere d’acquisto. A livello globale, però, le nuove barriere commerciali sull’import di acciaio e alluminio causano un danno di almeno 10 miliardi dollari. I più colpiti: Canada, Ue, Sud-Corea, Messico, Brasile, Russia. Meno la Cina. Deboli le giustificazioni legali presentate da Washington al Wto.
Si fa un gran parlare di flat tax e aumenti di Iva da scongiurare. Il sipario è sceso invece sulle riforme dell’amministrazione tributaria, a partire dall’Agenzia delle entrate. Un peccato: meno imposte e meno evasione arrivano se il fisco ha efficaci strumenti giuridici e tecnici.
Nel nuovo accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, ci sono novità importanti su busta paga, contrattazione e politiche del lavoro. Le parti hanno trovato soluzioni di equilibrio. Che tuttavia si rivelerebbero poco stabili se il nuovo governo volesse incidere in profondità nel sistema di relazioni industriali. Sullo sfondo pesano problemi strutturali. Come le competenze della forza lavoro troppo basse per le sfide di un sistema produttivo che cambia. Mentre molti laureati sono sovra-qualificati per le mansioni che svolgono.
Infine, come se la caverebbero i pentastellati aspiranti ministri? Un primo assaggio: il loro esperto di turismo dice che le Baleari hanno dieci volte più turisti della Sicilia. Al fact-checking de lavoce.info risulta che avrebbe dovuto dire “sei volte”. La foga retorica porta a esagerare un po’.
Si parla tanto di imposte, ma nessuno sembra preoccuparsi delle riforme che sarebbero veramente necessarie per combattere elusione ed evasione. Tre i nodi principali: raccolta e utilizzo dei dati, legge sulla privacy e rapporto tra centro e periferia.
Probabilmente neanche nella prossima legislatura avremo una seria riforma fiscale. Senza interventi sulla spesa, difficili con un governo di coalizione, non ci sono le risorse per tagli alle imposte. E poi i politici preferiscono ridurre le tasse visibili.
La riforma Irpef proposta dal M5s mantiene la progressività dell’imposta. Ma ha effetti distributivi: danneggia le famiglie dei dipendenti a basso reddito e favorisce autonomi e pensionati. E se si aumenta la no tax area cresce la perdita di gettito.
In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, guardiamo i dati del fenomeno. In Italia troviamo meno femminicidi che altrove. Ma negli altri paesi il loro numero scende nel tempo, da noi no. E ad essere particolarmente aggressivi sono i partner e gli ex. La violenza da chi non te l’aspetti.
Ben 36 italiani su cento ritengono l’immigrazione un grande problema. Nel 2012 a pensarla così erano solo 3 su cento. Del resto, l’italiano medio ritiene che gli immigrati siano un quarto della popolazione (in realtà sono il 9 per cento). La distanza tra realtà e percezione è alimentata dalle paure indotte dall’afflusso dei rifugiati. Un’altra illusione ottica riguarda la gravità degli attentati terroristici. Ci pare che l’Europa ne sia il bersaglio principale. Eppure il numero delle vittime dal 2001 ad oggi è lo 0,36 per cento del totale, mentre il tragico primato va ad Africa, Medio Oriente e Asia Meridionale.
Il braccio della vigilanza Bce intensifica il monitoraggio per ridurre i crediti inesigibili. E le banche italiane affondano in borsa. Ma i rischi sistemici potrebbero arrivare anche da altre voci, come i derivati non coperti, di ammontare ignoto e diffusi tra i grandi istituti Ue.
Nella legge di bilancio in discussione, l’obbligo dal 2019 di inviare le fatture emesse e quelle registrate in acquisto all’Agenzia delle entrate. Ne varrà la pena solo se il fisco saprà utilizzare l’enorme massa di dati e se i contribuenti si convinceranno ad adeguarsi.
Per quanto se ne discuta, la verità è che non esiste un sistema elettorale capace di indurre sempre gli eletti a comportamenti virtuosi. Uno studio recente confronta le prassi dei senatori italiani usciti da collegi uninominali (prima del 2005) con quelli scelti col voto di lista e mostra l’influenza del contesto sociale sulla loro condotta.
Il fatto che persone e aziende dei paesi avanzati utilizzino i paradisi fiscali non dovrebbe suscitare tanta ipocrita sorpresa. Se davvero si vuole farla finita con queste pratiche sono necessari interventi decisi, da applicare a livello internazionale.
Nel 2015 il fisco ha recuperato una cifra record di imposte evase, vicina ai 15 miliardi. Ma nello stesso tempo si è indebolita l’attività di contrasto al fenomeno, con una caduta di accertamenti e controlli formali e degli incassi che ne derivano. Nessuna soluzione per la micro-evasione di massa.
Nel decreto fiscale non ci sono solo misure una tantum. Ce ne sono altre, come quelle sulla trasmissione dei dati fra soggetti Iva, che dovrebbero aumentare strutturalmente il rispetto degli obblighi. E rappresentano una quota importante delle maggiori risorse per finanziare la manovra.