Un mercato del lavoro poco mobile, com’è oggi quello italiano, può apparire rassicurante perché più stabile. Ma una riduzione persistente della mobilità può avere effetti negativi sulla produttività e sui salari. E i rischi maggiori li corrono i giovani.
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Maggio è il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla salute mentale, un’occasione fondamentale per riflettere su un tema che, specialmente dopo la pandemia, è diventato centrale nel dibattito pubblico. Nonostante la crescente consapevolezza, il cammino verso un’assistenza psicologica accessibile ed efficace presenta ancora molte sfide, acuite da profondi divari regionali e strutturali.
In questo approfondimento, abbiamo analizzato lo scenario attuale attraverso 8 tematiche cruciali. Partendo dai dati del Mental Health Atlas 2024 dell’Oms e dalle statistiche Ocse, abbiamo esplorato le divergenze tra il modello italiano e quello di altri paesi europei. Abbiamo poi analizzato il costo sociale ed economico dei disturbi mentali, che non influenzano solo la vita privata, ma incidono significativamente su produttività , welfare e aspettativa di vita in salute.
Non manca un focus generazionale: l’uso problematico dei social media tra i quindicenni, con una crescita allarmante tra le ragazze, si intreccia con l’aumento dei disturbi d’ansia e il costante incremento nel consumo di farmaci antidepressivi rilevato dall’Aifa.
Se l’andamento delle retribuzioni degli ultimi vent’anni è stato articolato, il futuro non si prospetta roseo. Shock energetico e inflazione minacciano il potere d’acquisto delle buste paga. Servirebbero cambiamenti radicali, che non sono all’orizzonte.
Tra pochi mesi si esaurirà il programma Gol. Lascia alcune eredità positive e indica gli elementi su cui agire in futuro. Con tre priorità : definizione di un modello di apprendistato per adulti, politiche abitative e inserimento delle donne straniere.
Salario individuale netto e reddito familiare netto sembrano raccontare storie opposte. Nell’apparente paradosso giocano un ruolo fisco e occupazione. Che però non possono sostituire a lungo retribuzioni che non seguono l’aumento del costo della vita.
Dalla metà del 2021 Pil, ore lavorate e occupati non seguono lo stesso andamento, allontanandosi anche dal periodo pre-Covid. L’analisi dei dati porta a molte ipotesi e a una certezza: ora il mercato del lavoro è più dinamico e meno precario di prima.
I dati Istat dell’indagine continua sulle forze di lavoro di dicembre, seppur provvisori, danno alcune indicazioni sulle tendenze in atto. La crescita dell’occupazione si è fermata. Sale il contributo dei lavoratori senior e il lavoro autonomo recupera.
Le retribuzioni reali sono ancora sotto i livelli del 2020-2021. Da questo punto di vista persino i record occupazionali non sono una buona notizia. La questione salariale è stata riscoperta nel 2025, nel 2026 si dovrà agire: l’occasione è la legge delega.
Secondo Istat, nel 2023 la percentuale di occupati irregolari ha ripreso a salire. Eppure tra gli obiettivi del Pnrr concordati con la Commissione europea c’è proprio la riduzione del lavoro nero. Il problema sembra interessare poco agli italiani.