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Il Punto

Forte del mandato popolare, Boris Johnson può ora dimenticarsi dell’elettorato che lo ha votato emotivamente e impostare una Brexit più razionale possibile, dando voce agli oppositori della Ue – vista come mostro regolatorio che vuole annullare le diversità – e quelli che chiedono di controllare l’immigrazione senza bloccarla.
Due recenti rapporti fanno il check-up al nostro Servizio sanitario. Di buono c’è il suo equilibrio finanziario e la sua efficacia nell’aiutare gli italiani a vivere più della media Ue. Ma si fanno sentire le ricadute delle recenti crisi economiche: spesa sotto la media Ocse e troppi tagli ai posti letto in ospedale. Anche il mercato del lavoro non è tornato al periodo pre-crisi in termini di ore lavorate. In parte perché i lavoratori part time involontari – soprattutto giovani e donne – sono oramai più di 1 milione e mezzo.
C’era una volta in America la concorrenza pietra angolare del sistema. Con servizi telefonici, voli aerei, elettronica, accesso a internet meno cari che in Europa. Poi con gli anni Duemila tutto cambia: più competizione da noi e più concentrazione nei mercati Usa. Un libro ne trova le cause nello strapotere delle lobby. In Francia gli scioperi contro la riforma delle pensioni di Macron paralizzano il paese anche perché – dietro ai sindacati – gli scontenti sono molti. Da quelli che perderanno i privilegi di 42 regimi speciali, alla generalità dei lavoratori che diffidano del “sistema a punti” e vogliono tenere l’età pensionabile a 62 anni.
Nella legge di bilancio 2020 c’’è il programma di rinascita urbana per riqualificare e incrementare l’edilizia sociale, rigenerare il tessuto socio-economico, aumentare la sicurezza di spazi e immobili pubblici. Programma ambizioso da 854 milioni di stanziamento. Con un “piccolo” neo: tutto diluito in soli 13 anni.

Come di consueto, durante il periodo festivo lavoce.info interrompe l’invio della newsletter. Continueremo ad aggiornare il sito con nuovi articoli. Ai lettori e ai collaboratori la redazione augura buone feste e un felice 2020!

Il podcast de lavoce.info
Doppia puntata de lavoce in capitolo, il nuovo podcast de lavoce.info, a conclusione della prima stagione. Parliamo di “Riformare le istituzioni politiche” con Guido Tabellini e di “Abolire quota 100” con Tito Boeri.

Perché la “pensione a punti” di Macron non piace ai francesi

Continuano in Francia gli scioperi di diverse categorie contro la riforma delle pensioni. Sindacati e governo restano lontani da un accordo e la protesta dimostra che riformare la giungla di quel sistema pensionistico è tanto necessario quanto complicato.

Come indicizzare le pensioni

Il governo eleva il limite sotto al quale le pensioni sono pienamente indicizzate ai prezzi. Il sindacato chiede di ripristinare l’indicizzazione ai prezzi “per fasce”. Entrambi sbagliano perché il sistema contributivo vuole un meccanismo del tutto diverso.

Costa cara la flessibilità sulle pensioni

Nel lungo periodo, quando per tutti varrà il regime contributivo, la legge 26/2019 consentirà un’uscita più flessibile dal lavoro. Ma nel breve periodo, i tanti che andranno in pensione con il regime misto determinano un aumento significativo della spesa previdenziale.

Contro il calo demografico serve programmazione

Italia ed Europa devono affrontare il problema del calo demografico. Gli eventuali rimedi, però, avranno effetti solo nel lungo periodo. Ecco perché è urgente programmare alcuni cambiamenti sempre più necessari. A partire da scuola, lavoro e pensioni.

Non solo quota 100: il prezzo delle modifiche alle pensioni

Quanto pesano sul bilancio dello stato i provvedimenti della legge 26/2019? Quota 100 è una misura temporanea, che aumenta il debito pensionistico. Il blocco dell’adeguamento automatico delle condizioni di anzianità contributiva è invece strutturale.

Quota 100, quando la semplicità batte la convenienza

Se calcolata sull’orizzonte di vita residuo del pensionato, quota 100 è sempre conveniente per il lavoratore. Eppure alla fine dell’anno le richieste potrebbero essere meno del previsto. Perché le persone decidono in base a regole più semplici.

La pensione viaggia sui numeri, non sulla slitta di Babbo Natale

Anche in versione “quota 100”, la pensione d’anzianità resta insostenibile e iniqua. Lo è nella componente retributiva e in quella contributiva. Perciò il lento passaggio dal regime retributivo a quello contributivo non potrà migliorarne la pagella.

Maschi sessantenni e premiati da quota 100

I primi dati confermano che quota 100 è una riforma pensionistica che favorisce un gruppo selezionato di lavoratori: pubblici e privati, al Nord e al Sud, ma quasi esclusivamente uomini e con meno di 65 anni. E ci costerà 45 miliardi in dieci anni.

Il Punto

Maurizio Landini ha lanciato – il primo maggio – un appello all’unità sindacale, invitando Cgil, Cisl e Uil a mettere da parte le contrapposizioni del passato. Ma la sua visione tutta conflittuale dei rapporti lavoratori-impresa non è la stessa delle altre associazioni. Fare un solo sindacato non sarà facile né oggi né domani. Di sicuro, per le organizzazioni dei lavoratori è urgente rinnovarsi. Per arginare la frana di iscrizioni, soprattutto dei giovani.
I sovranisti vogliono “monetizzare” i debiti pubblici negando che ciò possa causare inflazione. Citano il Qe della Bce che ha immesso denaro senza far salire i prezzi. Dimenticando che se la liquidità rimane a riserva nei bilanci bancari non c’è vera “creazione di moneta”. Ed è quindi normale che non ci sia inflazione.
Mentre “quota 100” peggiorerà il precario equilibrio del nostro sistema previdenziale, dal confronto della spesa pubblica italiana con quella di Francia, Germania e Spagna si vede che spendiamo già più di loro per le pensioni (oltre che per pagare gli interessi sul debito). E il divario è destinato a salire. Per quanto riguarda la Spagna, appena uscita dal voto politico, forse è proprio grazie al buon andamento dell’economia se un partito storico – il Psoe – si è guadagnato una maggioranza relativa alle Cortes arginando movimenti populisti e sovranisti.
Nel territorio intorno a una università lo sviluppo sociale, economico e culturale risulta più stimolato che altrove. Soprattutto se l’ateneo è efficiente, perché promuove lo sviluppo di nuove idee. E c’è un effetto moltiplicatore della crescita nelle aree già a elevato sviluppo.

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