Confermato dal Senato con i soli voti repubblicani, Warsh promette di rivoluzionare la Fed. Ma il presidente non decide da solo. E la vera domanda non è se subirà pressioni da Trump, ma come eserciterà l’autonomia che la legge americana gli garantisce.
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In questa puntata parliamo dell’indipendenza delle banche centrali, uno dei principi più importanti e condivisi dell’economia contemporanea, oggi però sempre più sotto pressione. Dagli attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al presidente della Federal Reserve Jerome Powell fino ai casi più estremi come quello della Turchia, il rapporto tra potere politico e politica monetaria è tornato al centro del dibattito pubblico.
Con Tommaso Monacelli, professore di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, discutiamo cosa significa davvero avere una banca centrale indipendente, perché l’autonomia nelle decisioni sui tassi di interesse è fondamentale per il benessere sociale e quali rischi economici e democratici corriamo se questo equilibrio dovesse rompersi.
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Nove banche europee lanciano una stablecoin legata all’euro. Avrebbe molti vantaggi per il sistema economico e per i consumatori. Eviterebbe possibili rischi di dollarizzazione dell’Europa. Il problema è un mercato unico dei servizi finanziari incompleto.
Le decisioni della Corte Suprema su dazi e Fed sono cruciali per le sorti dell’economia e forse della democrazia negli Stati Uniti. Se avvalleranno le scelte di Trump, il potere del presidente si estenderà a campi che la costituzione riserva al Congresso.
Le aspettative di inflazione di lungo periodo negli Usa sono aumentate dopo un tweet di Trump critico verso la politica monetaria della Fed. Una reazione che riflette la preoccupazione dei mercati su indipendenza e credibilità della banca centrale.
La Fed non abbassa i tassi di interesse, come invece chiedeva il presidente Usa. Come ha ribadito Powell, l’incertezza e in particolare i rischi di una ripresa dell’inflazione spingono ad agire con prudenza, senza cedere ai desideri del potere politico.
Il taglio dei tassi di 50 punti base operato dalla Fed nell’ultima riunione ha sorpreso gli analisti. Il tasso di interesse reale rimane però al di sopra di quello reale naturale. Dunque, nel prossimo futuro possiamo aspettarci nuovi ribassi, ma graduali.
La Fed ha deciso di abbassare di 50 punti base i tassi d’interesse sui depositi, ma sull’entità del taglio c’è stata fino all’ultimo molta incertezza, che ha innervosito i mercati finanziari. La scelta però sarà utile all’economia europea. E a Kamala Harris.  Â
Il ritorno dell’inflazione dopo 40 anni è arrivato a seguito di un decennio in cui, al contrario, la dinamica dei prezzi era stagnante. Questo straordinario fenomeno inflazionistico è stato innescato in Europa dalla guerra in Ucraina e dal conseguente andamento dei prezzi energetici, che hanno guidato l’inflazione sia nella fase di crescita che in quella di successiva decelerazione. Ma l’energia non è stata l’unica causa: i prezzi avevano già iniziato a crescere per la crisi dei porti e l’interruzione delle catene globali del valore, entrambe conseguenze dei vari lockdown dovuti alla pandemia.
In questo ebook ripercorreremo i vari momenti e aspetti della crescita dei prezzi, dagli effetti scatenanti alle conseguenze, dalle risposte di policy ai nuovi approcci delle banche centrali.
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La Bce non ha ancora definito il quadro operativo che emergerà dalla normalizzazione, come invece hanno fatto altre banche centrali. Nella scelta di un sistema dove l’eccesso di liquidità è creato dalla domanda o dall’offerta, è rimasta in mezzo al guado.