LUNEDì 13 APRILE 2026

Lavoce.info

PERCHE’ LA SANATORIA HA FATTO FLOP *

Le domande di regolarizzazione di colf e assistenti familiari sono state nettamente inferiori al previsto. Motivo essenziale dell’insuccesso il fatto che i benefici siano quasi esclusivamente a favore dei lavoratori e i costi prevalentemente a carico delle famiglie. Serve invece un piano di interventi strutturali per la non autosufficienza. Che preveda il potenziamento dei servizi domiciliari pubblici, ripensi l’indennità di accompagnamento e vari un progetto di coordinamento degli iter formativi promossi da singole regioni.

LO SCUDO INCOMPATIBILE CON LE NORME EUROPEE

Prevedere la sospensione dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, come fa il cosiddetto scudo fiscale nella sua ultima versione, è una violazione della direttiva europea anti-riciclaggio. E secondo la giurisprudenza costante della Corte di giustizia, non solo qualsiasi giudice, ma anche qualsiasi autorità pubblica, è tenuta a disapplicare una norma interna, anche di rango primario, contraria alla disposizione di una direttiva, applicando invece quest’ultima. In questo caso, ciò vale in particolare per la Banca d’Italia e l’Uif.

LA QUINTA COLONNA

Mio amato Presidente, nel giorno del dolore
Mi è d’obbligo avvertirla che temo un traditore
Colui che la difende nellÂ’aule di giustizia
Dimostra ultimamente stolidità e imperizia

A praticar melina  grandissimo campione
Che punta dritto dritto alla mera prescrizione
Ma se deve trovare argomenti per la Corte
Gli escon solo frasi che han le gambe corte

Lui spesso si cimenta a scriver nuove leggi
Vincere in aula è  facile se hai tutti quei seggi
Ma poi c’è qualche inghippo e proprio sul più bello
Gli bocciano il giocattolo, ripassi al nuovo Appello.

Il primus super pares addotto a sua difesa,
che dirlo ai magistrati è bestemmiare in chiesa  
E quando lÂ’ha chiamata utilizzator finale
Sperando che la grana svaporasse nel banale!

Se può lui va da Vespa e lancia i propri strali
Nel dare sulla voce non ha proprio rivali
Sa dir cose tremende guardandoti nel viso
Ti chiedi come faccia a mantenere quel sorriso

Or che non ha più lo scudo dell’Angelino Alfano
Dovrà passare spesso dalle parti di MIlano
E allora il mio consiglio, si trovi un avvocato
Con la battuta pronta, ma che abbia anche studiato.

Potemkin

GINO GIUGNI: UNA LEZIONE SCOMODA PER TUTTI, A DESTRA E A SINISTRA *

Gino Giugni è scomparso nei giorni scorsi. Uomo-cerniera fra il movimento sindacale e le istituzioni democratiche, è stato un ottimo politico perché ha sempre esercitato il potere soltanto con l’intento di realizzare il modello di democrazia e di giustizia da lui stesso affinato in una vita di studio e di dialogo aperto con tutte le correnti culturali più vive e feconde. “Padre” dello Statuto dei lavoratori, ha colto già negli anni Novanta la necessità di un adattamento ai tempi nuovi di tutto il diritto del lavoro, compresa la materia dei licenziamenti.

QUANDO L’AMBIENTE GIOCA IN CASA

L’approccio di Italia e Francia alle politiche ambientali non potrebbe essere più diverso. Almeno per quanta riguarda l’edilizia: Oltralpe diventa uno tra i possibili strumenti in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi di crescita eco-compatibile in un’ottica di sostenibilità di lungo periodo. Da noi, invece, il Piano casa è pensato come una misura di sostegno immediato alla crescita del Pil, mentre le questioni di efficienza energetica e ambientale vengono derubricate a corollario. Le tragedie come l’Abruzzo e Messina dovrebbero far riflettere.

SE LA RIPRESA PUNTA SUL VERDE

Con la crisi cresce l’interesse per i cosiddetti lavori verdi, legati allo sviluppo di energie alternative. Non mancano le opinioni critiche, ma dal settore potrebbe derivare un aumento sia della produttività che dell’occupazione. E dunque i green jobs potrebbero permettere di riassorbire parte della crisi occupazionale che colpisce settori più tradizionali dell’economia. In ogni caso, hanno un valore intrinseco di tutela ambientale che ha un suo peso economico. E potrebbero consentire, indirettamente, una redistribuzione di risorse a favore delle generazioni future.

UN NUOVO GIRO DI GIOSTRA PER LA PASSIVITY RULE

In meno di tre anni, la regola di passività nella disciplina dell’Opa è stata cambiata tre volte. Il governo ha infatti appena approvato un nuovo decreto legislativo che la reintroduce come norma generale. La scelta di oggi è più ragionevole di quella del 2008, quando la regola era stata abolita a seguito della crisi finanziaria e con la benedizione della Consob. Soprattutto perché si premia l’autonomia statutaria. Ma qual è il prezzo che si paga per un regolamentatore che appare ondivago e indeciso?

CHI PENSA ALLA PENSIONE

Stati Uniti e Regno Unito sono i due paesi con la previdenza privata più sviluppata. Eppure, all’indomani dello scoppio della crisi finanziaria, si sono impegnati a rafforzare il settore, anche operando forzature di tipo paternalistico. Il tutto preceduto, però, da una prolungata riflessione sulle modalità di funzionamento del sistema e sui correttivi che possano renderlo davvero credibile agli occhi dei lavoratori. Anche in Italia si ipotizza la riproposizione del silenzio-assenso. Ma prima occorre pensare alle precondizioni necessarie al suo successo.

L’UNIONE EUROPEA DOPO IL REFERENDUM IRLANDESE

Il sì dell’Irlanda al nuovo Trattato di Lisbona non risolve tutti i problemi. Gli euroscettici possono in alcuni casi diventare forze di governo e dunque i paesi che credono nell’Unione devono procedere nelle scelte concrete con gli strumenti della cooperazione rafforzata. Ci sono poi i seri pericoli di disintegrazione posti dalla crisi economica e finanziaria. E la necessità di parlare con una voce unica sulle grandi questioni mondiali. Serve un esercizio della funzione d’iniziativa, politica e legislativa, che il Trattato assegna in esclusiva al presidente della Commissione.

DEI PREFETTI NON SI SA NIENTE

Nella settimana passata è emerso. in tutta la sua evidenza, l’attrito tra il Ministro dell’Economia e alcune banche, quali Intesa SanPaolo e Unicredit, relativamente ai Tremonti Bonds. I T-bonds sono strumenti finanziari predisposti nei giorni più caldi della crisi finanziaria dal Ministero dell’Economia per far fronte alla mancanza di adeguata capitalizzazione delle banche italiane. Avere banche con una solida capitalizzazione è importante non solo per la stabilità del sistema bancario stesso, ma anche perché dal livello di capitalizzazione dipende la capacità delle banche di fornire credito a imprese e famiglie. È per tale ragione che anche in altri Paesi si sono predisposti strumenti finanziari simili ai T-bonds. Il costo di sottoscrizione dei T-bonds è dell’8.5%, con maggiorazioni in caso di rimborso ritardato. La gestazione dei T-bonds è stata piuttosto lunga e oggi, passata l’emergenza le banche italiane hanno scoperto che è possibile, data la nuova situazione di mercato, ricapitalizzarsi con altri strumenti meno onerosi dei T-bonds. Per tale ragione molte banche, incluse le due principali, Unicredit e Intesa, hanno deciso di non sottoscrivere i Tremonti bonds. Il Ministro si è molto risentito, ribattendo che tali strumenti non erano stati pensati per le banche, ma per le imprese, affinché esse non si trovassero nell’impossibilità di ottenere finanziamenti dal sistema bancario. Le banche hanno replicato che già adesso non vi è alcuna restrizione al credito per le imprese sane. Viene da domandarsi se sia compito del Ministro dell’Economia dire quale sia il livello ottimale di credito nell’economia italiana, ma lasciamo da parte questa questione per il momento. Ha ragione il Ministro o hanno ragione le banche? C’è o non c’è un significativo razionamento del credito a famiglie e imprese?
Nel decreto che istituiva i Tremonti bonds, il Ministro affidava ai prefetti il monitoraggio delle condizioni del credito verso famiglie e imprese. I prefetti dovevano essere delle cassette postali nelle quali imprenditori e cittadini potevano riversare le loro lamentele in caso di comportamenti “opportunistici” delle banche.
Chi meglio di loro può allora dirimere oggi la controversia tra banche e Ministro? Le cassette postali dei prefetti sono piene, quasi piene o desolatamente vuote? Oggi che le loro parole potrebbero portare chiarezza, dei prefetti (e dai prefetti) non si sa niente. Non pretendiamo “la parola che squadri da ogni lato”. Ci basterebbe solo qualche storta sillaba. Almeno per dissipare il dubbio che l’operazione prefetti fosse in realtà solo un dispetto verso la Banca d’Italia.

Pagina 1065 di 1412

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén