NellÂ’estate del 2007, ad un convegno in Svizzera, presentavamo per la prima volta il nostro lavoro Inheritance Law and Investment in Family Firms, scritto insieme a Andrew Ellul e di prossima pubblicazione sullÂ’American Economic Review. Il lavoro mostra come leggi restrittive sullÂ’eredità , che obbligano il testatore a lasciare una elevata frazione dei suoi beni a ciascuno dei suoi eredi legittimi, abbiano in genere effetti negativi sullÂ’investimento delle imprese familiari intorno al momento della successione. La conclusione principale del nostro lavoro è che ridurre la quota di legittima ha effetti benefici sullÂ’investimento delle imprese familiari (ne avevamo parlato anche su lavoce). Il problema è molto rilevante in Italia dove la quota di legittima è molto elevata. E proprio per motivare la rilevanza del nostro lavoro, avevamo messo nella presentazione del lavoro un lucido che illustrava la complicata situazione della divisione patrimoniale della famiglia Berlusconi, in cui 5 figli nati da due diversi matrimoni si contendevano i beni del premier. Leggiamo su Repubblica dellÂ’11 febbraio che il governo Berlusconi sta studiando una proposta per ridurre la quota di legittima per attenuare i problemi legati alla sua successione. Dopo le norme ad personam, adesso quelle ad familiam. Come cittadini siamo un po’ perplessi dal vedere che il Parlamento vagli quasi esclusivamente norme legate ai problemi del premier. Come economisti, siamo molto soddisfatti. A chi dice che gli economisti non sanno prevedere le crisi e dare consigli utili per affrontarle sappiamo ora come rispondere. Quelle globali forse no, ma quelle familiari alla grande.
Speriamo davvero che le autorità di sorveglianza di tutto il mondo ricordino che il divieto delle vendite allo scoperto non ha prodotto gli effetti sperati, quando si troveranno a fronteggiare la prossima crisi. Tra lÂ’altro anche il divieto sulle vendite allo scoperto sui titoli di società oggetto di aumento di capitale, ultimo baluardo rimasto in vigore in Italia sino a pochi mesi fa, di fatto ha impedito il buon funzionamento del mercato, anche se introdotto con il buon proposito di limitare la speculazione. In assenza di vendite allo scoperto si sono bloccati gli arbitraggi e la conseguenza è stata che il prezzo delle azioni, durante lÂ’operazione di aumento di capitale, non si è allineato al valore teorico indicato dai diritti per sottoscrivere l’aumento. Un vero problema nel caso di operazioni sul capitale realizzate con il prezzo dei nuovi titoli fissato a livelli sensibilmente inferiori rispetto al loro corso nei giorni precedenti lÂ’aumento di capitale e con il numero di azioni di nuova emissione sensibilmente più elevato rispetto ai titoli in circolazione precedentemente. Risparmiatori e trader poco avvezzi a fare i calcoli nei primi giorni dellÂ’aumento hanno acquistato a piene mani le azioni, attratti dai valori apparentemente a sconto rispetto a quello dei giorni precedenti al lancio dell’operazione. Si è sempre trattato, però, solamente di un "effetto ottico". LÂ’intervento degli arbitraggisti (investitori che vendono le azioni allo scoperto e al tempo stesso acquistano diritti) avrebbe evitato tale distorsione: gli investitori professionisti avrebbero infatti acquistato diritti e venduto azioni (pur non avendole in portafoglio) fino al completo allineamento dei valori. Ma visto la tecnicità dellÂ’argomento, passiamo a un esempio concreto: Seat Pagine Gialle nella primavera del 2009 ha lanciato un aumento di capitale da 200 milioni (iniziato il 30 marzo e terminato il 17 aprile), con azioni di nuova emissione offerte a 0,106 euro, livello sensibilmente più basso rispetto ai 3-5 euro dei corsi dei titoli nei giorni precedenti lÂ’operazione (5,96 euro il giorno che ha preceduto lÂ’inizio dellÂ’aumento). Nelle prime sedute di aumento di capitale le azioni dell’azienda che edita le Pagine Gialle sono volate fino a toccare un massimo a 1,1 euro (il primo giorno, in particolare, hanno guadagnato oltre il 100% salendo a 0,61 euro). Ma una volta terminata l’operazione, le azioni sono scivolate a 0,17 euro, esattamente il valore che più o meno avevano sempre indicato i diritti. Insomma chi ha comprato nei primi giorni dell’operazione ha avuto solo l’illusione di guadagnare e, a meno che abbia venduto in giornata, ha accusato una sonora perdita. Si potrebbero fare altri esempi citando gli aumenti di capitale di Pirelli Real Estate e Tiscali. Tutte operazioni il cui minimo comun denominatore è stato il fatto che il prezzo delle azioni di nuova emissione è stato notevolmente inferiore a quello pre-aumento di capitale e il numero delle azioni emesse è stato consistente. Concludendo, appare chiaro che durante gli aumenti di capitale lÂ’intervento degli arbitraggisti favorisce lÂ’efficienza del mercato ed evita amare delusioni ai piccoli risparmiatori.
Se per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna valessero gli stessi criteri usati per giudicare la vulnerabilità dei paesi emergenti, sarebbero tutti indicati a rischio default. Per fortuna, i mercati sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi. Verosimilmente per l’appartenenza all’euro, l’accesso ai mercati finanziari e a linee di credito intergovernative, per le banche centrali nazionali all’interno dell’euro-sistema e l’assenza di recenti episodi di insolvenza. Ma fino a quando riusciranno a volare gli euro-porcelli?
Non si parla della crisi nelle facoltà di economia italiane. Rimane una sostanziale impermeabilità dei contenuti dei corsi di microeconomia e macroeconomia. Perché? Contano certo le resistenze di studenti e docenti e il perpetuarsi degli steccati corporativi all’interno della disciplina. Ma la verità è che una buona didattica non è in alcun modo incentivata dal nostro sistema universitario e non lo sarà nemmeno dopo la riforma Gelmini.
Dopo il fallimento di Lehman Brothers molti paesi hanno reagito alla crisi vietando la vendita di titoli allo scoperto. L’evidenza empirica indica che nel migliore dei casi il divieto non ha influito significativamente sui prezzi, ma ha danneggiato la liquidità del mercato. Un danno particolarmente grave perché si è verificato quando la liquidità già scarseggiava e gli investitori la cercavano disperatamente a causa del congelamento di molti mercati nel settore del reddito fisso. Una lezione che le autorità di sorveglianza faranno bene a ricordare in futuro.
Valutare la ricerca è indispensabile. E per farlo la comunità accademica giudica la qualità delle pubblicazioni scientifiche attraverso due metodi: la recensione dei pari e gli indicatori bibliometrici basati sulle citazioni. I secondi hanno il vantaggio di essere più democratici ed economici dei primi, ma anche due gravi limiti. Non esistono infatti dati di buon livello per tutte le discipline e manca un metodo bibliometrico standard. Meglio allora affidarsi a una saggia cooperazione tra revisione dei pari e bibliometria.
La vicenda Fiat rappresenta una cartina di tornasole della capacità del paese di mantenere sul territorio italiano il quartier generale, e una parte sostanziale della produzione, di una multinazionale nata e cresciuta in Italia. Se invece di lavorare a un progetto di ampio respiro si continuerà a invocare la responsabilità sociale e ad addossare alle imprese oneri che sono di competenza dello Stato, senza neppure fornire una controparte infrastrutturale e istituzionale adeguata, a quella di Termini seguiranno altre chiusure.
“Da quando siamo noi alla fiat la fiat non ha ricevuto un euro dallo stato” – Luca Cordero di Montezemolo (Presidente Fiat dal 30 maggio 2004)
ll Trattato europeo vieta gli aiuti di stato, così che i governi non hanno più la possibilità di elargire, in silenzio, contributi ai loro “campioni nazionali”. In realtà un governo può chiedere alla Commissione europea di autorizzare in via straordinaria il pagamento a imprese di somme anche importanti per favorire investimenti in regioni ad alta disoccupazione, per incentivare la formazione di forza lavoro oltre quanto le imprese farebbero normalmente, ecc.
Si noti che la nozione di “aiuto di stato” comunque non comprende i piani di incentivazione alla rottamazione, i quali, in quanto sussidi al consumo, non rappresentano fondi direttamente trasferiti alle imprese. È una differenza soprattutto formale, ma in realtà ha una sua importanza.
Anche a prescindere dagli incentivi, comunque, la Fiat ha beneficiato negli ultimi anni di una serie di trasferimenti pubblici, come segue.
L’affermazione del Presidente Luca Cordero di Montezemolo è dunque FALSA.
Â
Â
1) “Aiuto di Stato N 322/2003” (approvato nel luglio 2003)
38,2 milioni di euro concessi a Fiat nel periodo 2003-2005 per formazione di lavoratori.
Â
2) “Aiuto di Stato N 236/2004” (approvato nell’agosto 2004)
Modifica allÂ’aiuto precedente, che prevedeva (oltre ai 38 milioni a Fiat) anche 55,5 milioni a Comau. Nel 2004 la Commissione prende atto che “uno dei beneficiari dell’aiuto è cambiato, in quanto parte dell’aiuto originariamente destinato a Comau sarà destinato a Fiat Auto per il piano di formazione dei lavoratori trasferiti da Comau a Fiat Auto” …”Parte dell’aiuto originariamente previsto per Comau sarà destinato a Fiat Auto, cui sono stati trasferiti 1559 dei 1997 ex lavoratori di Comau.”
Si tratta di 5,1 milioni di euro, “una sovvenzione a fondo perduto da erogarsi nel periodo 2004-
settembre 2006”.
A questo si deve anche aggiungere il provvedimento della Commissione europea “N 541/2006” (approvato nel giugno 2007) che approva “altri” aiuti destinati alla formazione a favore di Fiat Auto per il periodo 2006-2008, “per un importo di 23,88 milioni di euro” (che in realtà in parte si sovrappongono a quelli precendenti, poiché solo una parte di essi era già stata pagata). Ma senza questo provvedimento specifico nel periodo di presidenza di Luca Cordero di Montezemolo questi aiuti non sarebbero arrivati.
Â
3) Aiuto a Termini Imerese, Legge 488 (5,3 milioni di euro, Â concesso nel febbraio 2006)
Importo nominale di 5,307 milioni di euro, concesso il 19 febbraio 2006 in base alla legge 488 del 1992. Non richiedeva autorizzazione specifica perché nel 1999 era già stato approvato il piano generale di aiuti legato alla legge 488 (autorizzazione della Commissione N715/1999).
Â
4) “Aiuto di Stato N 635/2008” (approvato dalla Commissione europea nell’aprile 2009) per Termini Imerese.
“Le autorità italiane intendono concedere agevolazioni al progetto di Termini Imerese nella forma di una sovvenzione diretta per un importo nominale complessivo di 46.301.000 euro, corrispondenti a un valore attualizzato alla data di notifica di 40.981.130 euro. Le autorità italiane prevedono di erogare l’aiuto in tre tranche annuali, dal 2009 al 2011.”
Data la situazione attuale è lecito domandarsi se sia già stato pagato.
Â
Tutte le informazioni si basano su documenti ufficiali della Commissione europea, che si trovano sul sito ufficiale della Commissione – DG Concorrenza – per gli aiuti di stato, all’indirizzo http://ec.europa.eu/competition/elojade/isef/index.cfm
Si intitola “Tremonti: istruzioni per il disuso” il libro scritto da cinque economisti. Passa in rassegna in modo impietoso le affermazioni contenute negli scritti del nostro ministro dell’Economia. E dimostra che le sue tesi e le sue previsioni sono molto spesso lontane dalla realtà di dati, numeri e statistiche. Eppure si tratta proprio di quelle stesse affermazioni che hanno contribuito a rendere il ministro l’intellettuale più influente della attuale maggioranza. Perché allora in pochi finora hanno messo in luce le sue incongruenze?
I 500 euro proposti da Brunetta per combattere il fenomeno dei bamboccioni erano probabilmente solo una provocazione. Però non è sbagliata l’idea di offrire una dote ai neo-maggiorenni. Per pagare gli studi all’università o correggere le imperfezioni del mercato del credito per iniziare un’attività o comprare una casa. Altri paesi già prevedono misure simili. Per importarli anche in Italia occorre però trovare i finanziamenti necessari. Che si potrebbero ricavare agendo sulla tassa di successione sulle eredità più sostanziose.