Gli albergatori della Versilia si sono scagliati contro i meteorologi per le loro errate previsioni sul tempo di Pasqua. In questi giorni di vacanza in molte località del centro Italia il sole splendeva e il caldo era quello tipico della primavera inoltrata. Ma gli alberghi erano quasi vuoti a causa delle previsioni di pioggia. Non è possibile essere penalizzati da chi si ostina a prevedere il tempo senza un po di equilibrio, ha dichiarato il sindaco di Forte dei Marmi. E gli amministratori locali non escludono di avanzare richieste di danni contro le meteo-Cassandre.
Eppure il rimedio contro questa eccessiva indipendenza dei vari colonnelli televisivi esiste ed è semplice. Basta richiedere che le previsioni siano approvate da albergatori, ristoratori e gestori di stabilimenti balneari. Anzi, si potrebbe richiedere che siano gli operatori turistici stessi a pagare chi fa le previsioni del tempo. Annunci pioggia? Non ti pago e mi rivolgo a chi è disposto a prevedere che il sole splenderà sempre. Proposta eccessiva? Problemi di conflitti di interesse e affidabilità delle previsioni? Ma no. Nessun timore. In fondo si tratta solo di copiare un modello esistente, ben noto e che ha prosperato per molti anni: quello dei giudizi emessi dalle agenzie di rating.
I commenti alla notizia duna nuova revisione del T.U. del 2008 in materia di sicurezza sul lavoro evidenziano che, al di là dellenfasi sulla questione delle pene, alle istituzioni pubbliche si chiedono azioni di carattere sostanziale e non una super-produzione normativa, che spesso comporta adempimenti solo cartacei. Laccento cade sulla formazione, sulla cultura della sicurezza, sulla capacità organizzativa della pubblica amministrazione nellattività di vigilanza. Si tratta di un segnale preciso della distanza che separa lintervento legislativo che si preannuncia rispetto alle reali attese dei lavoratori, datori di lavoro e operatori del settore della sicurezza.
È uno strano destino quello della sicurezza del lavoro: terreno di tante convergenze ideali e di altrettante divergenze nella realtà concreta. Tutti concordano sul fatto che le norme sono molte, forse troppe per assicurare uneffettiva applicazione, eppure si continua a produrre normazione. Senza considerare che le ripetute modifiche legislative, se da un lato possono migliorare lapparato giuridico formale, dallaltro comportano costi elevati in termini di certezza del diritto, di prassi degli organi di vigilanza e di contenzioso giudiziario.
Tutti sono persuasi che le pene abbiano un valore soprattutto simbolico e di coazione psicologica allosservanza degli obblighi di prevenzione, eppure si continua ad intervenire sullapparato sanzionatorio penale, alzando o abbassando limiti minimi e massimi. Tutti sono convinti che bisogna privilegiare gli investimenti in formazione, informazione, cultura della sicurezza: a questi principi sè ispirata la legislazione a partire dalla metà degli anni 90, ma a distanza di 15 anni dal d. lgs. n. 626/94 si deve constatare che non cè abbastanza formazione e una vera cultura è ancora in gran parte da costruire. Da questo punto di vista, certo non aiuta la sovrabbondanza e la complessità della normativa; la formulazione di regole che, anziché rivolgersi chiaramente ai diretti destinatari (spec. datori di lavoro e lavoratori), spesso sono comprensibili solo da pochi specialisti.
Tutti reclamano più attività di vigilanza e maggiori controlli, eppure si progettano procedure di certificazione e di attestazione che consentano di evitare o ridurre lincidenza o la frequenza dei controlli. Non cè dubbio che le procedure di certificazione possano servire a sviluppare buone prassi e modelli organizzativi virtuosi in materia di sicurezza, così come i sistemi di certificazione della qualità dei prodotti e dei processi produttivi sono idonei a selezionare le buone imprese, che però non va dimenticato – rimangono pur sempre sottoposte alla verifica ed eventualmente alla sanzione del mercato. La certificazione ai fini della sicurezza intende creare un vantaggio competitivo rispetto alle imprese che ne sono sprovviste e un affidamento pubblico che dovrebbe giustificare una minore esigenza di controllo, ma allora non si comprende perché, secondo la modifica dellart. 27 T.U. del 2008, il possesso di tale certificazione non rappresenti più un requisito indispensabile, solo privilegiato, per la partecipazione a gare dappalto pubblico e per laccesso ad agevolazioni, finanziamenti e contributi pubblici. Sembra di capire, cioè, che i sistemi di certificazione relativi alla sicurezza non prevedano sanzioni in termini di mercato né tanto meno verifiche pubbliche, anche perché dapprima sera pensato di affidare allINAIL i concreti poteri accertativi, ma il riferimento pare scomparso dallo schema di decreto approvato del Governo.
La Banca Mondiale chiede ai paesi industrializzati di destinare lo 0,7 per cento dei pacchetti anticrisi per interventi a sostegno di infrastrutture e welfare nei paesi in via di sviluppo più esposti. E alcune nazioni aumentano di conseguenza gli stanziamenti. Non l’Italia, dove la progressiva riduzione delle risorse rischia di togliere alla struttura di cooperazione qualsiasi incentivo a riformarsi. Soprattutto, manca un impegno politico esplicito e coerente. Sugli aiuti allo sviluppo, l’Italia agisce come una economia piccola o in transizione, non da presidente del G8.
I terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. Si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche, prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi e esaminando la frequenza degli eventi in quella zona. Perché nei terremoti c’è una certa regolarità, un ritmo. Ma la previsione non serve a ordinare un’evacuazione, serve a sapere dove le case vanno costruite secondo criteri antisismici. E il problema più grave dell’Italia è proprio l’inadeguatezza delle infrastrutture anche di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste.
I sindaci di Milano e Brescia hanno deciso: Renzo Capra se ne deve andare dal vertice di A2A. Ai più questo nome non dirà molto. Si tratta di una persona ben oltre la soglia della pensione, che per decenni ha gestito ASM Brescia (da un paio di anni fusa con la AEM Milano in A2A), facendone probabilmente la migliore tra le imprese municipalizzate del paese. Allavanguardia per servizi quali il teleriscaldamento o lo smaltimento dei rifiuti, con profitti ragguardevoli, ecc. Non perfetta, forse, ma tra le imprese politicizzate forse una numero uno. L’ha guidata per decenni, passando attraverso amministrazioni di vari colori, che mai lo hanno messo in discussione. Ora, a un anno dalle elezioni che hanno segnato un ulteriore passaggio di mano del Comune di Brescia (dalla sinistra alla destra), viene allontanato. Pare non abbia più la fiducia dellazionista di riferimento.
Non si tratta di una impresetta. Bensì unimpresa quotata in Borsa, la maggiore impresa energetica del paese a parte Eni ed Enel. Se fosse avvenuto appena fatte le elezioni, forse sarebbe stato meno grave. Ma unentrata a gamba tesa di questo tipo è ancora più grave.
E interessante vedere come segua una vicenda simile a Roma, dove il sindaco Alemanno ha allontanato lamministratore delegato di unaltra impresa quotata, Acea, colpevole di
? Bah, forse di averla resa troppo impresa rispetto a quello che era in precedenza.
In questo periodo in cui lintervento pubblico assume forme sempre più sguaiate, anche in queste imprese locali la politica avanza. E lo fa nei modi meno nobili e per fini, a dir poco, poco chiari.E necessario reclamare rispetto sia per i piccoli azionisti, sia per quanto di imprenditoriale si è riusciti a fare anche nel settore pubblico. Questa aria di restaurazione e di rinnovati appetiti spartitori preoccupa e non poco.
La crisi ci insegna non solo che un problema di esternalità finanziaria può condurre a effetti devastanti sui bilanci delle banche quando i prezzi degli asset cominciano a scendere. Ma anche che la necessità di svendere attività fortemente illiquide, può aggravare la situazione, esacerbando i problemi di liquidità. Ma come prevenire gli eccessi di espansione della leva e del credito? Ricordando che dove c’è un’esternalità, c’è una imperfezione del mercato. Che richiede una regolamentazione. E le nuove regole non possono prescindere dal concetto di rischio aggregato.
Ogni anno in Italia un numero rilevante di bambini e ragazzi è coinvolto nella dissoluzione del proprio nucleo familiare. La legge 54 del 2006 ha stabilito che la modalità ordinaria di affido dei minori fosse quella della condivisione tra i due genitori. Due recenti lavori econometrici riferiti agli Stati Uniti mostrano che si è trattato di un provvedimento lungimirante. Ha effetti positivi sull’andamento scolastico dei figli dei separati e più in generale sugli incentivi alle coppie affinché stabilizzino la loro relazione attraverso il matrimonio.
La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione. Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse. Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all’estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie). Siamo certi che tutti gli italiani apprezzeranno luso di queste risorse e potranno essere incoraggiati dallo stesso Governo e dai media a devolvere allo scopo quanto risparmieranno personalmente con lelection day.
Ricordiamo che per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro, per quella dellIrpinia (1980) 32 miliardi, per quella in Umbria e Marche (1997) 4 miliardi.
Alla luce di questa catastrofe, in cui edifici recenti sono crollati come castelli di carte, è fondamentale rivedere il piano casa: questo riduce i controlli formali ex ante e non rivede affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Alle Regioni il compito, nel recepire il piano, di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisismici, imponendocontrolli sui cantieri e ad opere completate .
La trasparenza funziona meglio se accompagnata da meccanismi di premio che garantiscano un buon uso dellinformazione, sia da parte delle organizzazioni che raccolgono e pubblicano informazioni sul proprio operato, sia da parte dei cittadini. E chiaro però che, senza informazioni che permettano di misurare e valutare ad esempio la qualità dei servizi pubblici, è impossibile pensare ad incentivi efficaci, meritocrazia, e meccanismi di premio. E questa riflessione è valida sia in regimi di trasparenza che di opacità. You can manage what you measure e la trasparenza obbliga chi è sottoposto alla lente di ingrandimento a raccogliere dati ed informazioni che possono mettere in luce inefficienze organizzative ed incoerenza fra politiche pubbliche ed obiettivi. La raccolta di informazioni costringe a riflettere su problemi strategici di rilievo che vengono spesso accantonati a favore della gestione del quotidiano.
Condivisibile è anche la preoccupazione di sottoporre coloro che gestiscono la cosa pubblica a regimi di trasparenza particolarmente stringenti e costantemente aggiornati, non solo per verificare ex ante che vi siano le caratteristiche adatte agli incarichi pubblici, ma anche affinché al momento del voto laccountability funzioni davvero.
Come riportare i prezzi dei prodotti al fine di dare ai consumatori la possibilità di confrontare i scegliere è un buon esempio per chiarire in quale formato linformazione sia realmente utile ed utilizzabile. Spesso è proprio su questi dettagli che si combattono le battaglie più accese fra regolatori e regolati.
I dati sulle forze di lavoro relativi agli ultimi due trimestri del 2008 non segnalano solo l’aumento della disoccupazione. Evidenziano una crescita della sotto-occupazione e del tasso di inattività, soprattutto al Sud e anche fra gli uomini. Un fenomeno destinato a peggiorare nei prossimi mesi, ma nessuno ne parla. Il rischio è che l’abbassamento ulteriore del tasso di attività marginalizzi ancora di più proprio le regioni più povere e con più basso tasso di occupazione rispetto a politiche orientate esclusivamente a contrastare la disoccupazione.