VENERDì 1 MAGGIO 2026

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Un Dpef di fine legislatura *

Il governo ha approvato un Dpef di “breve respiro e di breve periodo”, molto attento agli interessi politici immediati e poco agli interessi di finanza pubblica, e del paese, di medio periodo. Insomma un Dpef di fine legislatura. Per vari motivi. Delinea un percorso di finanza pubblica “peggiore” di quello che avevamo di fronte prima della tre giorni di “fiera della spesa”. Rimanda l’aggiustamento necessario a raggiungere il pareggio di bilancio interamente al 2009 e al 2010. Invece di sfruttare il ciclo economico positivo, si decide di prendere tempo. Offre un pessimo segnale per la trattativa sulle pensioni.

Le peripezie italiane del signor Wang

Uomini d’affari e manager che intendono arrivare in Italia per motivi di lavoro devono percorrere un iter lento, tortuoso e soprattutto incerto. Molti perciò finiscono per scegliere altri paesi d’Europa. Le politiche di attrazione degli investimenti diretti esteri devono essere mirate oltre che ad attività di comunicazione e promozione, all’accoglienza dei cittadini stranieri. Un primo, urgente, passo consiste nel mettere prefetture, questure, uffici provinciali del lavoro e sedi diplomatiche nelle condizioni di garantire loro un accesso veloce e sereno.

Un’atomica contro le piramidi

I gruppi piramidali sono stati costruiti nel passato. Sono però strutture che durano a lungo. Intanto si è impedito che ne fossero costruite di nuove, mentre il mercato crea forti incentivi ad abbassarle. Il Ddl presentato da alcuni senatori della maggioranza su controllo delle società quotate e contrasto al fenomeno delle cosiddette scatole cinesi si propone invece di smantellare le piramidi per legge. Si tratta di un’atomica giuridica. Che produrrebbe solo un bel mucchio di macerie. Sotto le quali resterebbero i risparmiatori.

“Matrimonio” tra Borse con qualche punto interrogativo

A pochi giorni dal richiamo del governatore sui pericoli dell’isolamento della Borsa italiana, arriva la notizia dell’imminente aggregazione tra le piazze finanziarie di Milano e Londra. Se l’accordo consente a Borsa italiana di essere valorizzata, è conveniente anche per Lse, in particolare per il suo management. Un aspetto delicato dell’operazione è però costituito dall’impatto sulla concorrenza tra mercati. E se per gli investitori i benefici derivano dalla maggiore liquidità di un mercato integrato, resta il punto di domanda degli effetti sui costi di transazione.

Sommario 26 giugno 2007

Abbiamo invitato il Ministro Padoa Schioppa a usare la calcolatrice. Ma l’impressione è che non lo stia facendo. Le variazioni degli obiettivi sul deficit 2007 e sulla manovra 2008 decise al Consiglio dei Ministri di ieri danno per acquisito e duraturo l’extragettito. In realtà, nel caso dell’Iva, solo la metà è attribuibile ad evasione fiscale. Può non durare nel corso del tempo. Quindi meglio usare l’extragettito per ridurre il deficit, come ci chiede l’Europa. Mancano pochi giorni al termine per esercitare l’opzione sulla destinazione del Tfr. Ecco una simulazione su quattro tipologie di lavoratori. La scelta del fondo pensione è vantaggiosa, ma attenzione alle commissioni.
Il progetto di aggregazione tra le borse di Milano e di Londra allontana il rischio di isolamento del mercato italiano. Qualche problema, però, sia sul versante antitrust britannico, sia riguardo ai costi di negoziazione.
L’Unione Europea trova un compromesso per ripartire. C’è chi lo considera un accordo eccessivamente al ribasso. Soprattutto per le regole di voto nel Consiglio, il passo indietro sulla concorrenza, e il ridimensionamento del Ministro degli esteri Europeo. Ma forse bisogna prendere atto che tutti assieme, i 27 paesi proprio non ce la fanno ad andare. E’ tempo di cooperazioni rafforzate.

Unione Europea, decollo riuscito

A Bruxelles è stata evitata una crisi che poteva rivelarsi irreversibile. Ma non solo. Il compromesso raggiunto sul meccanismo di voto è meno negativo di quel che sembra. Buone le decisioni sulle regole di funzionamento dell’Unione che mantengono gran parte delle innovazioni introdotte in sede di accordo costituzionale. La Carta dei diritti fondamentali non sarà inserita nei nuovi testi legislativi, ma avrà comunque valore giuridicamente vincolante e un preciso campo di applicazione. Le zone d’ombra riguardano la politica estera e la sicurezza comune.

Ma ha vinto la Polonia*

Il punto su cui il vertice di Bruxelles doveva trovare una soluzione era quello delle regole di voto in Consiglio. Dire che il sistema della doppia maggioranza sarà adottato tra dieci anni equivale a dire che non entrerà mai in vigore. Proprio come vuole il governo polacco. Perché per quella data si danno due possibilità. O il meccanismo attuale avrà provocato un fallimento tale che le regole dovranno essere riviste ben prima del 2017. Oppure i ventisette Stati membri avranno imparato a farlo funzionare e non ci sarà alcuna necessità di cambiarlo.

Un buon compromesso dal Consiglio europeo

Si è salvata la sostanza delle innovazioni del Trattato costituzionale, realizzando un sistema più funzionale di decisone e di organizzazione dei poteri. E si è saputo dare risposte adeguate a un’opinione pubblica che chiedeva maggior controllo sulle scelte dell’Unione e maggiori garanzie sulle sfere di autonomia delle politiche nazionali. Le puntigliose precisazioni a tutela delle prerogative degli Stati membri non attenuano l’importanza dei nuovi poteri dell’Unione in materia di politica estera e di difesa e di sicurezza interna.

Sommario 25 giugno 2007

E’ una settimana molto importante quella che si apre oggi per la politica economica di questa legislatura. Due Consigli dei Ministri saranno chiamati a varare le linee direttrici del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef), fissando i saldi della Finanziaria 2008. Nel frattempo si avvia a conclusione il negoziato sulla riforma delle previdenza, decisivo per le pensioni di chi inizia oggi a lavorare.
Questa settimana si sta aprendo in un clima in cui il Ministro dell’Economia è sempre più isolato.  Quattro ministri del suo Governo lo hanno di fatto sfiduciato invocando maggiore collegialità e sostenendo che “le risorse messe a disposizione sono troppo limitate”, seguiti a ruota dal segretario della CGIL, Guglielmo Epifani, secondo cui “non si può trattare con la calcolatrice”. Un Ministro dell’Economia ha, invece, il dovere di richiamare a tutti il vincolo di bilancio. Questo corrisponde anche a un preciso obiettivo istituzionale, come la tutela della trasparenza dei conti pubblici e il rispetto dei trattati sottoscritti dal nostro paese. Serve anche ad impedire che le pressioni di breve respiro della politica conducano a scelte che si rivelerebbero incoerenti con quegli stessi obiettivi.
Tommaso Padoa Schioppa fa dunque bene a richiamare gli impegni presi con Bruxelles e i rischi associati alla mancata applicazione della riforma delle pensioni del 1995, allora approvata con il consenso dello stesso sindacato. Bene che si batta anche affinché la revisione dei coefficienti di trasformazione d’ora in poi sia automatica, basata su regole certe, permettendo così ai lavoratori di pianificare meglio il loro futuro. Sottraendo queste scelte a chi gioca a procrastinare gli aggiustamenti necessari a rendere il sistema pensionistico sostenibile, si riduce anche il rischio politico che grava sulle generazioni future. Il Ministro dell’Economia farà bene anche ad imporre che ogni euro in più prelevato dal cosiddetto “tesoretto”, creatura tutta politica, sia accompagnato da un incremento di pari importo della manovra correttiva da varare in autunno, che non potrà comunque essere inferiore allo 0,5 per cento del Pil per rispettare gli impegni presi con Bruxelles. Dal canto suo dovrà impegnarsi per aumentare la trasparenza dei nostri conti pubblici evitando d’ora in poi annunci fra di loro contraddittori, come quelli che si sono succeduti negli ultimi dodici mesi.

La lotta all’evasione aiuta a far ricco il fisco

L’interpretazione dei risultati eccezionalmente positivi registrati dalle entrate tributarie nel 2006 è molto controversa. Tuttavia, qualche risposta si può dare guardando all’andamento del gettito Iva. Ciclo economico e manovre tributarie spiegano meno del 50 per cento dell’aumento. Mentre il miglioramento della tax compliance è confermato da diversi indicatori. E per la prima volta il livello di efficienza nella raccolta del tributo è in linea con quello degli altri paesi europei. Ma solo un impegno costante può garantire che sia un risultato duraturo.

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