SABATO 22 AGOSTO 2026

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Sommario 26 aprile 2006

La fusione tra la spagnola Abertis e l’italiana Autostrade allarma molti politici nostrani, timorosi di perdere un altro campione nazionale. Ma invece di preoccuparsi dei “campioni” nazionali o europei che siano, bisogna tutelare il mercato, e regolare in modo stringente il settore, sia quando gli operatori sono nazionali che quando sono multinazionali. Intanto, Anas decide sul rinnovo di due concessioni autostradali senza ricorrere a una trasparente procedura di gara. E Il Comune di Bologna si accinge ad introdurre il “ticket” di ingresso nel centro storico, che, anziché regolare efficacemente il traffico, sembra un regalo a chi ci vive. E non si tratta di ceti popolari.

Molte preoccupazioni dallÂ’estero sui nostri conti pubblici. Non rischiamo di uscire dall’euro, ma ci vuole un governo subito per far risalire lÂ’avanzo primario. Qualche innovazione istituzionale (spacchettamento del Ministero dellÂ’Economia, indipendenza dellÂ’Istat, rafforzamento del servizio bilancio del Parlamento) può servire mentre non c’è bisogno di una commissione anche con nomi altisonanti.

Rifacciamo due conti sul voto. Non sono aumentati i votanti. Solo i voti validi.

Perché non diremo addio all’euro

Due commenti del Financial Times predicono l’uscita dell’Italia dall’euro. Meritano una risposta.  Sono scenari che hanno bassissime probabilita’ di realizzarsi. Perché gli aggiustamenti di finanza pubblica che il nostro paese è chiamato a compiere sono alla nostra portata. E perché c’e’ sempre piu’ consapevolezza del fatto che i nostri problemi di competitività e di crescita si possono risolvere solo attraverso riforme strutturali. Nel lungo periodo, beneficeremo delle incisive riforme previdenziali varate negli anni ’90.

Ma i conti non tornano

A quindici giorni dalle elezioni i numeri forniti dal ministero dell’Interno continuano a suscitare dubbi. Il dato che colpisce maggiormente è la percentuale di partecipazione al voto. Il ministero indica per la sola Italia un’affluenza dell’83,6 per cento. Nostri calcoli la fissano a circa l’82 per cento. Inferiore dell’1,72 per cento rispetto al 2001. Con buona pace della retorica sulla “straordinaria mobilitazione degli elettori”. Vero invece che i voti validi sono aumentati. Ma solo perché il sistema era più semplice?

Le elezioni viste da lontano

Così i giornali stranieri giudicano la situazione italiana dopo il voto di aprile. In Germania si sottolineano le difficoltà di Governo per la risicata maggioranza del centrosinistra al Senato e l’eterogeneità della coalizione. Ma anche l’impegno europeista di Prodi. Le Monde ritorna sui due punti che hanno permesso la rimonta finale di Berlusconi: la televisione e il Nord. Per l’Economist la vittoria di misura dell’Unione rende ancora più delicata la situazione dell’economia. E il Wall Street Journal teme per la legge sul conflitto d’interessi.

Le regole dell’associazione

Le associazioni di categoria hanno reagito con severità nei confronti dei soggetti coinvolti nelle recenti vicende giudiziarie. Tuttavia, nessuno si è chiesto cosa fare prima, per evitare che si ripetano i fenomeni patologici. Invece, una associazione che sappia definire in anticipo rigorosi standard di comportamento con idonee procedure di monitoraggio e di sanzione, non diverrebbe certo immune dalle illegalità, ma sarebbe in grado di ricostituire quel capitale di fiducia del quale le nostre relazioni economiche hanno oggi straordinario bisogno.

Il Codice da Borsa

Il nuovo Codice di autodisciplina delle società quotate è molto buono. Ribadisce che “la creazione di valore per gli azionisti” è l’obiettivo prioritario cui devono tendere gli amministratori. Introduce il concetto di auto-valutazione periodica del cda e la figura del consigliere guida degli indipendenti. Riafferma l’autonomia del processo decisionale di ogni singola società. Suggerisce di “aggirare” la nuova norma sull’obbligatorietà del voto segreto. E su tutto ciò Borsa Italiana si impegna a esercitare il proprio controllo.

Norme antiscalata: tanta confusione e qualche vero pericolo

Si è detto che con le misure antiscalata previste dalla Finanziaria 2006 lo Stato si sia precostituito uno strumento per potere uscire dal capitale delle società partecipate, senza perderne il controllo. La norma tace o è ambigua su molti punti, finendo per creare una situazione di incertezza legale che si ripercuoterà sul mercato e sull’appetibilità delle società in mano pubblica. Ma è davvero in grado di ostacolare le scalate? Se lo Stato cedesse le partecipazioni, l’intero meccanismo difensivo cadrebbe come un castello di carte.

Le tasse al tempo del caro-petrolio

In questa fase di turbolenza politico-istituzionale siamo invitati a ricordare che il primo nodo da sciogliere è la tenaglia della scarsa crescita economica e dello squilibrio dei conti pubblici che stringe l’economia italiana. A ciò si aggiunge la tegola dei record del prezzo del petrolio. Invece di ascoltare le non originali proposte di ridurre il prelievo fiscale sui prezzi dei carburanti, il nuovo Governo dovrebbe varare al più presto riforme di struttura, volte a liberalizzare il più possibile i mercati dell’energia. E riordinare l’intera tassazione del settore.

Il match point del doppio turno

Il problema dell’Italia non è la sostanziale equivalenza in termini di consenso delle due coalizioni. Anzi, significa che il sistema politico italiano ha ormai trovato un suo schema bipolare e competitivo. La questione è invece la legge elettorale, che va cambiata. Il maggioritario a doppio turno, già utilizzato nell’elezione dei sindaci, unisce due pregi: limita la capacità di ricatto dei partiti estremisti e consolida gli incentivi all’aggregazione tra le forze politiche in due schieramenti contrapposti. E va abbandonato il bicameralismo perfetto.

Sommario 20 Aprile 2006

Non è per niente preoccupante il fatto che il paese sia spaccato in due. Avviene in tutti i sistemi bipolari. Il problema è che la legge elettorale ci ha consegnato una maggioranza che non ha i numeri per governare con tranquillità in una delle due Camere. Bisogna tornare al maggioritario. La finanza pubblica non permette al nuovo governo di sterilizzare con tagli fiscali gli effetti del caro-petrolio. In ogni caso è meglio liberalizzare il settore e procedere a un riodino organico della tassazione dell’energia.

L’agenda del nuovo governo sarà dominata dalla necessità di emendare i non pochi difetti della legge di tutela del risparmio e di recepire la controversa direttiva europea in materia di offerte pubbliche di acquisto. Tra i temi che dovranno essere affrontati: l’importanza del microcredito in un mondo che tende sempre più ad essere dominato dai grandi conglomerati finanziari, le perplessità sollevate dalle recenti norme anti-scalata che i difensori ad ogni costo dei privilegi nazionali vorrebbero mantenere o addirittura rafforzare. In ogni campo, ma soprattutto in quello finanziario, l’autodisciplina è tanto importante quanto le norme imperative. E’ una partita che si gioca sul nuovo codice di autodisciplina delle società quotate, su come la corporate governance delle banche può tutelare i risparmiatori da conflitti di interesse sempre più ampi e pervasivi e sul comportamento delle associazioni di categoria di fronte alle violazioni di loro associati.

Andrea Montanino commenta “Dopo il voto” di Tito Boeri, proponendo al governo di rinegoziare il Programma di stabilità.

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