VENERDì 8 MAGGIO 2026

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Una Section 201 all’europea

L’Unione europea è uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di prodotti tessili e dellÂ’abbigliamento. Preoccupa perciò l’aumento delle importazioni dalla Cina. Nel lungo periodo la liberalizzazione del commercio aumenterà il benessere mondiale, ma resta il problema di come governare la transizione. Negli Stati Uniti, una clausola speciale permette di sussidiare le aziende in crisi a causa dell’improvviso aumento della concorrenza internazionale. L’Europa potrebbe studiare una misura di sostegno simile, fruibile anche dalle piccole imprese.

Chi ha paura della Cina?

La Cina ha conosciuto negli ultimi vent’anni una crescita dirompente, che ha portato il paese asiatico a superare i suoi problemi di povertà e a integrarsi sempre più nell’economia mondiale. E’ un successo che influenza tutto il mondo, ma che dà luogo anche a diffuse preoccupazioni, per lo più ingiustificate. Molti paesi infatti possono beneficiare dello sviluppo cinese, a patto che sappiano far tesoro di un insegnamento: le economie devono rimanere flessibili e pronte a garantire efficaci reti di protezione sociale ai perdenti.

Libri nell’uovo di Pasqua

Si parla molto di loro, ma chi sono realmente i neoconservatori? Un punto chiave della loro dottrina è “esportare” la democrazia. Che è un valore universale, ma non necessariamente deve avere le forme occidentali. Piuttosto, occorre far leva sulle peculiarità di ogni paese e sui germi della libera discussione politica sparsi in ogni continente. Il caso Enron: più degli imbrogli finanziari, sono state decisive le responsabilità di una gestione e di scelte strategiche errate. Tre letture pasquali proposte da Jacopo Allegrini, Pierangelo D. Martinelli e Stefano Tasselli.

Sommario 24 marzo 2005

La richiesta di introdurre misure protezionistiche nel decreto sulla competitività ha diviso la coalizione di Governo.
Per dare una risposta ai problemi delle imprese italiane sempre più in difficoltà di fronte alla concorrenza internazionale i dazi non servono. Il tessile-abbigliamento è stato protetto per quaranta anni, senza che ciò abbia consentito a buona parte del settore di diventare competitivo a livello internazionale. Servono invece misure di struttura che accrescano la flessibilità dei mercati del lavoro e del capitale e consentano alle risorse produttive di spostarsi dai settori in declino ai settori di vantaggio comparato. Il decreto per la competitività punisce le imprese che delocalizzano: una misura sbagliata e controproducente. Ancora sul Patto di stabilità e crescita: dall’ambiguità dell’accordo vantaggi per i paesi maggiori.

Aggiornamenti: anticipiamo ai nostri lettori i principali contenuti del documento Ocse sulle politiche sociali che verrà presentato questo fine settimana a Parigi ai ministri del welfare.

Se flessibilità fa rima con ambiguità

L’attuale meccanismo decisionale sulle procedure di deficit eccessivo contiene un conflitto di interessi che va a vantaggio dei paesi più potenti e che è destinato ad accentuarsi con questa riforma, che contiene criteri ampi e flessibili. La disparità di trattamento, infatti, si aggrava quando la soglia di maggioranza si abbassa e i voti sono distribuiti in modo meno uniforme. Probabilmente lo scenario sarebbe diverso se nelle decisioni i paesi avessero lo stesso peso, o se la Commissione avesse più voce. I rischi di ambiguità nella nuova versione del Patto sarebbero minori.

Tu quoque Bruno

 

Ma che gli fa al Berlusca il Bruno Vespa?
Ogni volta che lo ospita in salotto
Mentre sorveglia che la pace non si increspa
Finisce a combinare un quarantotto.

Il clima è da briscola tra amici
Ampie poltrone, un pubblico plaudente
Suona Apicella e tutti son felici
E non è ammesso il quesito impertinente.

Bruno si aggira con aria compiaciuta
Che il suo salotto ospita il Monarca
Con lÂ’espressione servile ma anche astuta
Sorride e la schiena gli si inarca

E quello si rilassa e si racconta
Le prime palazzine su in gran fretta
Le tv che ti introducono a chi conta
Presidente, la sa una barzelletta?

Tutto procede in un grande minuetto
Assieme a Bruno, novello cicisbeo
Bianco di cipria, stretto nel corpetto
Che di autentico gli rimane solo il neo.

Ma qui giace l’insidia più nascosta
Che non ti aspetteresti, a tradimento.
Mentre reciti lÂ’ennesima risposta
Ti nasce dentro uno strano sentimento

Vorresti ricambiar la cortesia
Di chi è tanto fedele e comprensivo
Potresti dedicargli una poesia
Vorresti essere ancora più espansivo

Ma poi ricordi che Bruno è un giornalista
Lo so, non sembra, ma questo è il suo mestiere
Qual è il regalo che certo lo conquista?
Uno scoop che varca le frontiere!

EÂ’ presto fatto, la fantasia non manca
Serve in diretta il grande patatrac
Annuncia che l’Italia è troppo stanca
E a Settembre si ritira dallÂ’Iraq

Il risveglio è stato una tragedia
Presidente, c’è George che l’ha cercata
Tony ha chiesto se è vero o è una commedia
E pure Ciampi aspetta una chiamata

E va beh, lei dice “ero distratto”
Ma Santo Dio, non è la prima volta
Firmò da Vespa, maledetto, quel contratto
Ma tanto quando è lì Lei non mi ascolta!

Wolfowitz: Let’s Change the Rules! L’appello

Click on the title to read the appeal and decide if you want to join it.

La controversa designazione di Paul Wolfowitz alla presidenza della Banca mondiale mette in luce i limiti dell’attuale sistema di nomina dei vertici delle istituzioni multilaterali. Un appello affinché i governi si impegnino a rivedere meccanismi di decisione ormai anacronistici, rendendoli più trasparenti e capaci di selezionare i candidati più adatti alla carica che dovranno ricoprire.

L’Italia nel nuovo Patto

L’Italia deve battersi per un Patto più flessibile, ma con un ruolo rafforzato della Commissione. Le nuove regole varate dai ministri finanziari dell’Unione restano troppo indulgenti verso alcuni paesi e non premiano abbastanza chi vara riforme strutturali. Ma affidare il giudizio sul loro rispetto all’Ecofin è svantaggioso per il nostro paese. Perché ogni riforma sarà giudicata perfetta, ogni investimento essenziale. E senza la garanzia che i deficit eccessivi saranno osservati da vicino da un’istituzione indipendente, le agenzie di rating alzeranno lo spread sui titoli italiani.

Quanto costa la competitività

E’ un luogo comune che le risorse per il rilancio della competitività siano limitate. Perché la competitività si crea attraverso il mercato, con un insieme combinato di riforme strutturali a costo quasi zero. Vale anche per l’Italia, che deve passare a un modello di sviluppo basato sullÂ’innovazione. Punto di partenza è promuovere la concorrenza in tutti i settori e costruire un contesto economico che agevoli cambiamento. Invece di insistere sul sostegno generalizzato alla domanda, sarebbe più utile impiegare le risorse per far fronte ai costi sociali di breve periodo.

Sommario 21 marzo 2005

Il Consiglio europeo vara la riforma del Patto di stabilità. Il vero problema è chi eserciterà la nuova discrezionalità del Patto. Francia e Germania premono per dare questo potere all’Ecofin, cioè ai governi. Questo non è nell’interesse dell’Italia che dovrebbe chiedere di rafforzare il ruolo della Commissione europea. Si discute anche di competitività e crescita: ma è davvero possibile rivitalizzare il progetto di Lisbona? Infine il bilancio dell’Unione: con 25 paesi, le vecchie regole non funzionano più. La trattativa sul nuovo bilancio pluriennale apre un lungo braccio di ferro che rischia di affossare le istituzioni comunitarie.

Il Ministro dell’economia accoglie con nonchalance l’annuncio della probabile bocciatura dell’Irap (la terza imposta del nostro sistema tributario) da parte della Corte di Giustizia europea. E’ vero che l’Irap rappresenta una zavorra per la crescita? E quali le alternative possibili? La bocciature, da parte di Eurostat, dei nostri conti pubblici ha due conseguenze spiacevoli: la possibile violazione dei parametri di Maastricht e, ben più grave, la perdita di credibilità dei nostri conti pubblici.

Il mercato del lavoro italiano cresce, soprattutto grazie agli immigrati, ma sembra aver perso per strada il Mezzogiorno, che nel 2004 ha distrutto più di 70 mila posti di lavoro. Occorre più contrattazione decentrata.

Mentre i Governi europei sembrano essersi pronunciati a favore della candidatura di Wolfowitz a Presidente della Banca Mondiale, ospitiamo un appello di economisti europei che chiedono di cambiare le procedure di selezione, sempre meno adatte al loro compito.

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