Circa un terzo dell’aggiustamento complessivo previsto dalla Finanziaria proviene dall’aumento delle entrate ordinarie. Non c’erano alternative perché gli impegni comunitari impongono interventi di tipo permanente e sarebbe stato impossibile concentrare tutto sulla spesa. Nonostante la dichiarata volontà di riportare sotto controllo i conti pubblici, resta il rischio che l’inasprimento fiscale di oggi sia seguito da ulteriori sgravi che renderanno inevitabili nuovi aggravi domani, in un circolo vizioso da cui non possono più salvarci le una tantum.
Mentre si attendono indicazioni credibili sulla prevista riforma dell’Irpef, la manovra già varata prevede maggiori entrate per sette miliardi e mezzo. Dovrebbero arrivare dalla cosiddetta manutenzione della base imponibile e dall’inasprimento di micro-tributi esistenti. Ma la revisione degli studi di settore per i lavoratori autonomi e piccola impresa difficilmente potrà dare un gettito rilevante nel 2005. E gli interventi sul reddito da fabbricati sono estemporanei. Il gettito più certo verrà ancora una volta dall’inasprimento di tributi esistenti.
L’obiettivo fondamentale del patto di stabilità interno diventa non più il saldo, ma le spese, che comprendono ora anche quelle in conto capitale. E’ una scelta che estende a livello locale decisioni nazionali. Ma è in contraddizione con la contrazione dei trasferimenti erariali in atto da vari anni e con sane norme di federalismo fiscale. Inoltre, un vincolo sulla spesa in conto capitale dovrebbe essere calcolato rispetto alla media di almeno un triennio, per evitare effetti iniqui.
Salvo sorprese, il prossimo anno inizieranno i negoziati formali per l’ingresso della Turchia nella Ue. Non mancano le obiezioni. Quelle economiche insistono sul fatto che si tratta di un paese povero, prevalentemente agricolo e con una forte dinamica demografica. Questi problemi potrebbero però essere già superati quando l’adesione sarà effettiva. Mentre i vantaggi sarebbero notevoli e non solo per Ankara. La Turchia può divenire una fondamentale via di approvvigionamenti energetici. E il potenziale di scambi e d’investimento non è ancora sfruttato a pieno.
Dopo l’ingresso ufficiale nella Ue, i tre grandi paesi dellÂ’Europa centrale hanno iniziato a seguire politiche fiscali meno rigorose, anche per l’imminenza di elezioni nazionali. Il rischio è di una deriva populista che porti a una spirale deficit pubblico-inflazione-deprezzamento del cambio-servizio del debito sempre più alto. Impraticabile un’adesione rapida all’euro, saranno i mercati internazionali dei capitali a impedire l’adozione di politiche scellerate. Ricordando però che il mercato provoca aggiustamenti bruschi e spesso traumatici.
Sembra ormai vicina ad una soluzione la crisi Alitalia. Tuttavia, non è ancora tempo per nutrire facili illusioni, come sottolinea Carlo Scarpa (Alitalia: bene così, ma non facciamoci illusioni). Ricostruiamo  la dinamica della crisi nel corso degli ultimi mesi con interventi di Francesco Cavalli, Francesco Gazzoletti e Daniele Nepoti  (Come si dice Malpensa in cinese?), Andrea Goldstein (Per Alitalia, guardiamo all’estero), Marco Ponti (Vola solo il deficit e Alitalia: un’Italia senza ali), Carlo Scarpa, (All’Alitalia serve chiarezza), Mario Sebastiani (Perchè Alitalia resta a terra).
LÂ’occupazione è in leggera crescita e non sembra essersi verificata la crisi delle collaborazioni autonome. Ma la normativa non sembra essere riuscita a scremare le collaborazioni fasulle. Né si sono avuti risultati nell’emersione del sommerso. Restano da definire ammortizzatori sociali e regime previdenziale adatti ai lavoratori precari e un nuovo quadro delle tutele. Va dunque perfezionato in ogni sua parte un progetto di regolazione del mercato del lavoro, adeguato alle nuove sfide della competitività e del rilancio del paese.
La diversificazione dei modelli contrattuali non è riuscita a stimolare l’offerta di lavoro. Nella riforma gli strumenti di lotta allÂ’esclusione sociale si sono confusi con quelli finalizzati a conciliare la domanda di flessibilità delle imprese con la tutela dei lavoratori. Meglio sarebbe allora lasciare alla contrattazione collettiva la facoltà di decidere in quali casi, a quali condizioni e entro quali limiti è lecito, per i singoli lavoratori e per i singoli datori di lavoro, contrattare individualmente condizioni di lavoro adatte alla situazione specifica.
Prima di rifinanziare i progetti di incentivazione alla diffusione della cultura informatica tra i giovani italiani, andrebbero valutati i risultati ottenuti con le iniziative già attuate. L’effetto di alfabetizzazione addizionale sembra infatti aver riguardato solo il 3 per cento dei sedicenni. Se invece gli incentivi fossero assegnati casualmente a persone “simili”, non solo per età , ma anche per background familiare e livello di istruzione, l’eventuale variazione delle abilità informatiche potrebbe essere ascritta più rigorosamente alla partecipazione al programma.
Luci e ombre dal mercato del lavoro italiano. Continua a crescere, anche se rallenta, l’occupazione. Diminuisce il tasso di disoccupazione. Ma cala anche il rapporto fra occupati e popolazione in età lavorativa, l’indicatore su cui ci siamo impegnati a Lisbona e che conta per la crescita del reddito pro-capite. Prematuro tracciare un bilancio sulla riforma Biagi a un anno dalla sua approvazione, soprattutto perchè l’Istat non ha ancora reso disponibili i dati sull’andamento occupazionale delle diverse tipologie contrattuali. Ma il lavoro dipendente cresce meno di quello autonomo: non sembra perciò esserci stato il travaso dalle collaborazioni coordinate e continuative al lavoro dipendente. Mentre il part-time è in diminuzione. E molti aspetti importanti della riforma permangono inapplicati.
I nuovi posti di lavori creati sono a bassa produttività . Serviranno gli incentivi all’acquisto di computers ad aumentare la produttività ? Legittimo nutrire qualche dubbio in merito.
Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sul decreto 56/2000 che serve a ripartire le risorse fra le Regioni e sul modo con cui va correttamente attuato.
Aggiornamenti sull’attualità :
Alitalia: bene così, ma non facciamoci illusioni
La Turchia e l’Unione di Stefano Manzocchi, 1-10-2004
Quando l’Europa non è più di moda di Giancarlo Perasso, 1-10-2004