Molte le difficoltà nell’attuazione del decreto che istituiva un meccanismo automatico di perequazione nella distribuzione delle risorse alle Regioni. In vista del federalismo fiscale prossimo venturo, bisogna allora ricordare che il trasferimento di funzioni, la determinazione delle spese da sopprimere sui bilanci dei singoli ministeri, il computo dei finanziamenti necessari e delle regole di perequazione richiede una struttura centrale forte e tecnicamente ben attrezzata.
Opportunamente modificato, il modello contributivo delineato nel 1995 può assicurare a regime equità ed equilibrio finanziario al sistema previdenziale italiano. Con la riforma varata a luglio, invece, il Governo ha fatto altre scelte. Gravi soprattutto la rinuncia all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione previsto per il 2005, la perdita di flessibilità nelle scelte di pensionamento e il disallineamento nel trattamento di donne e uomini.
Il superbonus contributivo concesso ai lavoratori dipendenti del settore privato che continuano a lavorare dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione d’anzianità è come un prestito. Si ottiene una busta paga più pesante che dovrà poi essere ripagata con pensioni più basse di quelle cui si avrebbe avuto diritto continuando a versare i contributi. Il problema è che il tasso a cui viene concesso questo prestito non è affatto vantaggioso. E chi si rendesse conto dell’errore, non potrà tornare sui suoi passi.
Metodo inglese per la prossima Finanziaria italiana. In realtà , in Gran Bretagna si lavora con un’ottica pluriennale, e i piani di spesa non sono fatti sulla base di percentuali di crescita uniformi, che rischiano di essere inapplicabili, come invece avviene in Italia. La discussione se utilizzare come base di riferimento il bilancio tendenziale o il pre-consuntivo è poi un falso problema. Servirebbe piuttosto un approccio integrato che tenga conto di tutte le informazioni disponibili, sul passato e sul futuro.
Una regola stupida? Il tetto del 2 per cento nella crescita della spesa corrente rispetto al preconsuntivo 2004 desta molte perplessità . Le regole servono quando sono facilmente applicabili. Ma il tetto è solo un principio astratto perché taglia in modo indiscriminato spese già previste a norma di legge. Ignora spese sanitarie in corso e i rinnovi contrattuali in atto nel pubblico impiego. Si finiranno per tagliare soprattutto le spese in conto capitale e, pur di difendere le pensioni di anzianità , per sacrificare prestazioni sociali importanti per i cittadini più poveri (come i servizi gestiti dai Comuni). E comunque, nonostante il tetto, i conti della manovra 2005 ancora non tornano. Mentre il bonus contributivo per chi decide di continuare a lavorare non è affatto vantaggioso. Se si hanno problemi di liquidità , meglio indebitarsi con una banca che farsi dare i contributi rinunciando ad aumentare la propria pensione futura. Se la norma porterà a risparmi nella spesa previdenziale, lo farà ingannando i cittadini.
Aggiornamenti sull’attualità :
Riflettendo sul decreto 56/2000 di Massimo Bordignon e Piero Giarda, 23-09-2004
L’attuazione del decreto di Massimo Bordignon e Piero Giarda, 23-09-2004
L’unico elemento finora noto della prossima Finanziaria è che una parte della manovra sarà costituita dall’applicazione di un tetto uniforme del 2 per cento alla crescita della spesa nel 2005 rispetto al pre-consuntivo 2004. Congelare così la composizione della spesa segna una rinuncia a definire priorità e scelte allocative e riduce la politica di bilancio a un fatto puramente finanziario. E comunque non basta per raggiungere gli obiettivi indicati nel Dpef.
Troppi i numeri in circolazione sui costi del federalismo. Dimenticando che non è corretto assumere che tutta la spesa decentrata rappresenti un aggravio di pari ammontare sulla finanza pubblica. Soprattutto, il dibattito perde di vista le questioni davvero rilevanti del processo di decentramento. Per esempio, il fatto che il dualismo economico del paese rende necessario un sistema perequativo efficiente. Oppure il rischio di fenomeni di irresponsabilità finanziaria, in assenza di un quadro di regole condivise tra centro e periferia.
La riunione dell’Ecofin sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita è servita solo a mettere le carte in tavola. Le questioni più importanti sono tutte ancora tutte da affrontare. La proposta della Commissione è un passo in avanti, ma bisogna meglio definire le “circostanze eccezionali” in cui sono concesse deroghe al tetto del 3 per cento di deficit. Utile introdurre un riferimento al debito previdenziale, ma deve valere come regola d’ora in poi, non essere riferita al passato. Lo stesso vale per ogni riferimento all’agenda di Lisbona. Insomma, la filosofia delle riforme deve essere quella di mantenere regole applicabili, quindi molto ben definite, riducendo al minimo la discrezionalità . Al tempo stesso bisogna rimediare a quelle distorsioni del Patto che oggi finiscono per rendere più difficili, anzichè facilitare, le riforme strutturali.
Vincenzo Visco commenta l’analisi di Faini e Giavazzi sugli incentivi fiscali al Sud.
Aggiornamenti sull’attualità :
Le pensioni nel patto di Tito Boeri e Guido Tabellini, 16-09-2004
Il costo della devolution di Massimo Bordignon, 16-09-2004
Le riforme strutturali non possono più essere rinviate. Il Patto di stabilità e crescita puo’ essere un ostacolo alla loro realizzazione perché molte riforme, soprattutto quelle pensionistiche, costano nel breve periodo e pagano nel lungo. Secondo Boeri e Tabellini, nel rivedere il Patto e’ utile introdurre nuovi parametri oggettivi che tengano conto di questi benefici di lungo periodo, come il debito implicito dei sistemi pensionistici. Vito Tanzi, tuttavia, osserva tuttavia che nei paesi che hanno attuato importanti riforme negli ultimi anni il livello della spesa pubblica si è sempre ridotto. Perché spesso la spesa improduttiva è tale da consentire drastiche “cure dimagranti”. Segue la controreplica degli autori.
Nasce un nuovo Patto di stabilità e crescita. Il rischio è che sia così flessibile da non essere mai applicato. Mentre i debiti pubblici dei paesi europei sono già elevati e continueranno a crescere se non si adottano misure per eliminare la distorsione sul deficit di cui soffrono i governi. Per farlo non è però necessaria l’uniformità . Il Patto deve allora diventare un accordo formale per costruire istituzioni nazionali capaci di varare politiche di bilancio virtuose. E, come guardiano del Trattato, la Commissione dovrebbe vigilare sui progressi.