Angelo Gennari , responsabile del centro studi CISL, risponde a Vincenzo Galasso (“Se il sindacato è vecchio”).  E’ vero che il sindacato invecchia. Cosa fare per impedire che diventi una specie in via di estinzione come i gorilla di montagna? La replica di Galasso secondo cui esiste un problema di rappresentanza dei non iscritti al sindacato, precari e senza lavoro in primo luogo.
Tante le polemiche suscitate dal documento Prodi, ma nessuno finora ne ha discusso i contenuti. Molte le idee interessanti per i paesi europei e non solo per l’Italia. Dal riconoscimento, difficile per un politico, della necessità di scelte dolorose nel mercato del lavoro e nei sistemi di protezione sociale al rifiuto del protezionismo. La maggior parte di queste decisioni non possono essere delegate all’Europa, ma devono rimanere negli ambiti nazionali. Più debole invece la riflessione sulla capacità di “un’Europa”, comunque riformata, di imporre queste scelte ai paesi membri.
Negli Stati Uniti aumenta la quota di reddito da lavoro incassata dagli individui più ricchi, con una dispersione dei salari decisamente più alta che in Europa. Per valutare l’equità di un sistema sociale però si deve tener conto anche della mobilità sociale garantita negli Usa dagli alti livelli di concorrenza e dall’efficacia del sistema educativo e sempre meno legata alla condizioni economiche e culturali della famiglia d’origine, che invece in Italia contano moltissimo.
Il documento di Prodi accende gli animi. Ma nessuno sembra preoccuparsi dei suoi contenuti. Si rivolge all’Europa. Ecco allora il parere di Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles. Mentre da questa sponda dell’Atlantico si sogna una crescita più forte, dall’altra sponda si aspira a una società con disuguaglianze meno stridenti. Anche perchè potrebbero far degenerare la democrazia. E noi stiamo forse peggio di tutti: disuguaglianze in aumento e minore mobilità sociale che negli altri paesi industrializzati.
Angelo Gennari risponde a Vincenzo Galasso sull’invecchiamento del sindacato. Come curarsi dalla sindrome del gorilla di montagna?
Abbiamo superato quota 11.000 iscritti alla newsletter. Non ci starete tutti nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano. Ma vi aspettiamo in tanti lunedì 17 novembre alle 10, al convegno su “Informazione e Economia“.
Renato Brunetta
risponde alla “sfida liberista” lanciata da Francesco Giavazzi. Per i lettori de lavoce.info pubblichiamo l’intervento di Brunetta e la contro-replica di Giavazzi.
Il Patto di Stabilità e Crescita è moribondo, ferito dai grandi paesi dell’unione monetaria. Viene accusato di terribili misfatti. Eppure studi recenti mostrano che il Patto ha addirittura migliorato il modo con cui i Governi utilizzano le politiche fiscali nel contrastare le recessioni. E non dimentichiamoci che abbiamo tutto da perdere dalla morte del Patto, data la montagna del nostro debito pubblico.
Vige ormai la prassi in Italia di costruire notizie su dati non rappresentativi. Non è solo colpa di un modo approssimativo di fare informazione. E’ il frutto anche di gravi lacune del nostro sistema statistico e di una legge sulla privacy che oscura informazioni chiave per chi vuole svolgere ricerche con metodo scientifico. Cominciamo a documentare questi oscuramenti. Presto nuove puntate.
E’ giusto privatizzare la società che detiene la proprietà della Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica? Apriamo il dibattito con un intervento che ritiene sia meglio tenere la società sotto il controllo pubblico.
Renato Brunetta risponde a Francesco Giavazzi. Attendiamo ora la proposta di legge per abolire gli albi professionali e il ricorso obbligatorio al notaio nella compravendita di auto usate.
Ecco il programma dell’incontro del 17 novembre “Economia ed Informazione”. Vi aspettiamo.
L’eliminazione del vincolo del 3 per cento al disavanzo pubblico previsto dal trattato di Maastricht non è l’obiettivo da perseguire. Non c’è evidenza empirica che esso abbia impedito fin qui l’azione stabilizzante della politica fiscale né che sia stato d’ostacolo alla crescita. Potrebbe essere modificato, ma tutte le proposte avanzate creano serie perplessità . Forse la soluzione migliore è ridurre la complessità e la scarsa chiarezza delle regole, che generano trattative infinite e assegnano alla Commissione un ruolo improprio.
Per conoscere l’andamento dei salari reali gli italiani possono fare affidamento solo sui risultati di un’indagine realizzata dal Corriere della Sera. Che per ovvi motivi non può essere sottoposta a verifiche di attendibilità e replicabilità . Ma un approccio scientifico a questo tema, come ad altri, è problematico perché per applicare i metodi di ricerca riconosciuti internazionalmente mancano i dati necessari, che in Italia non sono raccolti o sono protetti dalla legge sulla privacy.
La società che detiene la proprietà della Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica, dopo la fusione con il Grtn, sarà privatizzata. Una decisione che comporta più svantaggi che vantaggi. Il guadagno in efficienza sarà minimo, mentre si profilano maggiori difficoltà di governance. Diversa la situazione se ad acquistare Terna fosse una società controllata dallo Stato. UnÂ’opzione possibile anche senza aggravi per la finanza pubblica.
Il riaggiustamento dei conti pubblici ricade in prevalenza su comuni e province, secondo una logica centralista che riduce le risorse e impone oneri addizionali senza prevedere l’adeguata copertura, valga per tutti l’esempio del condono edilizio. Ferma da tempo l’attuazione del federalismo fiscale, per gli enti locali è impossibile anche autofinanziarsi. Siamo ben lontani non solo dal riconoscimento del principio costituzionale della pari dignità degli enti territoriali, ma anche dall’attuazione di un corretto rapporto istituzionale fra diversi livelli di governo.