GIOVEDì 14 MAGGIO 2026

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Riforme e controriforme

Avviata per introdurre le logiche del mercato e della regolazione incentivante in settori dominati da monopoli, la riforma dei servizi pubblici locali è stata progressivamente svuotata dei contenuti innovativi. Nelle norme recentemente approvate dal Senato non c’è traccia di concorrenza. Ci sono invece contraddizioni e discriminazioni tra operatori che inevitabilmente daranno luogo a un lungo contenzioso. In una incertezza normativa che rafforza il partito dei contrari al processo di liberalizzazione.

La difficile marcia verso il mercato

Pur tra mille cautele, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali inizia nel 1999. Un disegno di legge stabilisce il principio della gara pubblica per affidarne la gestione a società di capitale. Il progetto viene presto abbandonato per l’opposizione di operatori ed enti locali. Con la Finanziaria 2002 ne sono stati riproposti i punti fondamentali, fermati questa volta da una procedura di infrazione comunitaria e dal ricorso alla Corte costituzionale di alcune Regioni. Né le proposte ora in discussione sembrano avere maggiore chiarezza d’intenti.

sommario 6 novembre 2003

Mentre l’attuazione del federalismo fiscale è ferma ai blocchi di partenza, la Finanziaria decurta i trasferimenti agli enti locali, soprattutto ai comuni più piccoli. Un modo per decentrare l’onere politico dell’aggiustamento dei conti pubblici che rischia di far esplodere i debiti locali oppure di ridurre prestazioni essenziali ai cittadini. I comuni andrebbero, invece, spinti ad assegnare tramite gara i servizi pubblici locali. Ma il testo recentemente approvato dal Senato è animato solo dal desiderio di conservare lo status quo. Nella seconda parte della legislatura aumentano le voci che si ergono a difesa delle posizioni di monopolio. Anche resistendo al tentativo di Bruxelles di aumentare la concorrenza nelle libere professioni.

Avvisiamo i nostri lettori che da sabato 8 novembre sarà disponiblile in tutte le librerie il libro “www.lavoce.info. Un anno di interventi e analisi dell’economia italiana” edito da Laterza.

Gare avanti adagio

Dal 2004 i servizi di trasporto pubblico saranno assegnati tramite gara. L’Europa sembra orientarsi verso una soluzione di concorrenza controllata. In Italia, a parte i ritardi delle Regioni, non sempre si riescono a premiare le aziende più efficienti. Perché i criteri di ammissibilità sono spesso ritagliati sulle caratteristiche dei vecchi concessionari, cosicché è scoraggiata la partecipazione di altre imprese. Intanto però il settore si sta ristrutturando attraverso acquisizioni, incorporazioni e alleanze.

Una seria dimenticanza

Negli Stati Uniti torna l’associazione tra investimenti in tecnologie dell’informazione e crescita della produttività. In Italia, nonostante gli annunci sul sostegno alla digitalizzazione dell’economia, dalla tecno-Tremonti scompaiono gli incentivi alle imprese per l’installazione di nuove attrezzature informatiche. Aumenta così il divario che separa il nostro da altri paesi europei, più consapevoli che queste tecnologie sono strumenti di riorganizzazione industriale indispensabili per non perdere competitività.

Basilea 2, un rinvio opportuno

Il testo definitivo dell’Accordo si avrà solo a fine giugno 2004. Nel frattempo si approfondiscono alcune questioni come la modalità di trattamento delle perdite attese e inattese e il credito al consumo. Sono temi che stanno particolarmente a cuore alle aziende italiane. Per la quasi totalità si tratta infatti di piccole e medie imprese che temono la rarefazione del credito bancario. E Basilea 2 potrebbe così diventare un’occasione propizia per spingerle ad adottare strutture societarie e ad aprirsi al mercato mobiliare.

Ma il problema è il Codice civile

A rendere necessario il decreto salva-calcio è un articolo del codice civile. Tutela i creditori imponendo la liquidazione o la ricapitalizzazione di una società sulla base di soli dati contabili. Garantisce pochi benefici, ma ha alti costi perché scoraggia l’attività imprenditoriale attraverso società di capitali. Oltre alle squadre di calcio penalizza molte piccole e medie imprese. E infatti una simile regola non esiste nella maggior parte dei paesi europei. Sarebbe perciò più opportuno abolirla del tutto dal nostro diritto societario.

Stadi vuoti, conti in rosso

Uniche responsabili dell’attuale crisi sono le società di calcio. Perché si sono affidate ad artifici contabili invece di affrontare il problema dei costi superiori ai ricavi. Dovuto non tanto agli stipendi dei calciatori quanto agli ammortamenti. Ma la vera questione è che in Italia gli introiti derivano soprattutto dai diritti televisivi, lasciando del tutto in secondo piano la vendita dei biglietti per le partite. Lo dimostra il confronto con i bilanci delle squadre straniere.

sommario 4 novembre 2003

Il decretone di accompagnamento alla Finanziaria 2004 non manca certo di sorprese per le piccole imprese. Tra le sue righe si trovano sgravi fiscali per incoraggiarle a quotarsi in Borsa, ma durano 15 mesi: ne potranno beneficiare solo coloro che avevano già deciso di quotarsi. Altrove si scopre che spariscono le agevolazioni della tecno-Tremonti all’installazione di nuove attrezzature informatiche, mentre appaiono incentivi per piccole imprese che realizzano “sinergie informatiche”. Come si potrà stabilire chi è sinergico e chi no? Il rischio di bocciature di queste misure da parte delle autorità comunitarie è molto alto. Sembra ormai sicuro che questo sia il destino del decreto salvacalcio: come a suo tempo anticipato da lavoce.info, non passerà l’esame di Bruxelles. Utile, a questo punto rivedere quelle norme del codice civile che gravano sulle piccole imprese imponendo la liquidazione o ricapitalizzazione di una società in base a soli dati contabili. Meglio che i presidenti delle squadre di calcio si lamentino di meno delle moviole e si occupino dei loro bilanci. L’unica buona notizia per le piccole imprese viene dal rinvio dell’accordo su Basilea 2. Una opportunità in più per adeguarsi alla nuova normativa.

Ecco il programma dellÂ’incontro del 17 novembre su Economia ed Informazione. Vi aspettiamo.

La Borsa e la Finanziaria 2004

La manovra finanziaria prevede riduzioni di aliquote d’imposta per agevolare la quotazione in Borsa anche di società medio piccole. Sono interventi opportuni, anche se non mancano alcune contraddizioni. In particolare, appare criticabile la scelta di limitare a quindici mesi la durata dello sgravio. Si finisce per premiare solo quotazioni già avviate dal momento che chi volesse iniziare oggi le procedure non avrebbe tempo sufficiente a centrare il traguardo di fine 2004.

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