MERCOLEDì 8 LUGLIO 2026

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La soglia dei 15 dipendenti e il 15 giugno

Domenica 15 giugno si può votare sul referendum che vuole estendere anche alle imprese fino a 15 dipendenti la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa.  Perchè le imprese più piccole vengono in genere (non solo in Italia) esentate da queste normative?  E cosa suggeriscono le più recenti ricerche economiche e statistiche sul cosiddetto “effetto di soglia”, vale a dire la crescita delle imprese,intorno alla soglia dei 15 dipendenti? Un contributo di Giuseppe Tattara si aggiunge ad altri interventi già apparsi su lavoce.info.

44 contratti e un collocamento ancora da costruire

Il Governo approva il decreto di legge n.30, di riforma del mercato del lavoro. Riproponiamo due contributi apparsi in dicembre (al tempo dell’approvazione della legge delega) che paiono sempre più rilevanti. Il proliferare dei contratti di lavoro e l’ingegneria contrattuale del mercato del lavoro è un processo che non sembra avere fine. Con la legge 30, il numero di contratti di lavoro sale a 44. Ma finchè il legislatore rincorrerà il mercato, perderà sempre. Meglio sarebbe stabilire un minimo di tutele valide per tutti i tipi di lavoro, e lasciare che il mercato crei qualsivoglia figura contrattuale. E poi parliamo della borsa del lavoro, il nuovo sistema informativo centralizzato, e dei problemi ad esso legati.

sommario 12 giugno 2003

Lavoro nuovamente sotto i riflettori. Tanti numeri in cui orientarsi. 15 il giorno del mese di giugno in cui si vota un referendum che vorrebbe estendere alle imprese fino a 15 dipendenti le norme dell’articolo 18. 30 il numero del decreto approvato in prima lettura dal Governo, di attuazione della legge delega sul mercato del lavoro. 2 milioni i contratti di collaborazione coordinata e continuativa che vengono messi fuori legge dal decreto. 1 anno per adeguarsi. 44 il numero dei contratti di lavoro che esisteranno nel nostro paese, se dovesse entrare in vigore il decreto: una enormità. Continua l’ingegneria contrattuale, un processo che non sembra avere fine. Finchè il legislatore rincorrerà il mercato, perderà sempre. Meglio stabilire per legge un minimo di tutele valide per tutti i tipi di lavoro ed estendere gli ammortizzatori sociali, lasciando che il resto venga stabilito dal mercato e dalla contrattazione collettiva. Alcuni rilievi utili per orientarsi nel voto sul referendum. Che effetti ha la soglia dei 15 addetti sulla crescita delle imprese? Piccoli, quasi impercettibili. Ma questo non vuol dire che abbassandola non si distruggano posti di lavoro. Non solo in Italia le imprese più piccole non sono soggette alle normative sui licenziamenti che valgono per le imprese più grandi. E ci sono validi motivi per questa esenzione dell’industria minore.

Europa senza più alibi

Dopo il taglio dei tassi l’Europa non ha piu’ alibi per non crescere. E non puo’ continuare ad addossare agli Stati Uniti colpe che sono solo sue. Condannare la politica del dollaro debole è solo l’ultima versione dell’antiamericanismo nostrano. In realtà, i livelli dei cambi sono decisi dai mercati e i tagli alle imposte voluti da Bush favoriranno la crescita. Con buona pace dei keynesiani italiani.

Chi ha paura dell’ “eurizzazione”?

I candidati all’ingresso nella Ue dovranno mantenere il tasso di cambio entro i margini di oscillazione del 2,5 per cento, annuncia Solbes. Un’impresa quasi proibitiva per Paesi soggetti ai flussi e deflussi di capitali, tipici dell’integrazione nei mercati finanziari internazionali. L’interesse comune è, invece, riconoscere la diversità di questi Paesi e permettere un loro ingresso nellÂ’euro in tempi ragionevoli. Anche per evitare una nuova fase di instabilità monetaria generalizzata.

Le strade divergenti di Europa e Stati Uniti

Le politiche monetarie e fiscali corrono su binari opposti, mentre il dollaro si deprezza e l’euro si rafforza. Così gli Usa volano verso la ripresa e il Vecchio Continente è sull’orlo della deflazione. Eppure, i fondamentali sono giusti e per tornare a crescere agli europei basterebbe un cambio d’umore, magari determinato da politiche macroeconomiche più ambiziose.

sommario 10giugno 2003


Europa senza più alibi.  Dopo l’ultimo taglio dei tassi deciso dalla BCE, nessuno potrà più chiamare in causa una politica monetaria troppo restrittiva per giustificare una performance economica deludente.  I fondamentali dell’economia sono buoni, ma pesa l’apprezzamento dell’euro che accentua i rischi di deflazione.  Ci vogliono ora politiche fiscali maggiormente ambiziose per imprimere una svolta.   E interventi che affrontino alle radici le cause della stagnazione europea, permettendo di meglio sfruttare i vantaggi dell’allargamento a Est, dunque dell’ampliamento dei mercati.  Integrandosi di più e ampliandosi l’Europa può tornare a crescere.  Ma mentre la Polonia vota a larga maggioranza il sì all’ingresso nell’Unione Europea, la Commissione Europea sembra voler imporre condizioni molto restrittive per l’ingresso dei nuovi membri dell’Unione nell’area dell’euro.  Riaffiorano antiche e ingiustificate paure sulla cosiddetta “eurizzazione” delle ex economie pianificate dell’Est europeo.  In realtà gli attuali paesi di Eurolandia hanno tutto da guadagnare da una relativamente rapida adozione dell’euro da parte dei nuovi membri.

Agenda 2010: il pacchetto di riforme presentato dal governo Schröder.

I punti principali del discorso del 14 marzo tenuto dal Cancelliere tedesco Schröder al Parlamento tedesco. Le conclusioni del Congresso straordinario SPD. Le reazioni e i commenti riportati dalla stampa tedesca

sommario 5 giugno 2003

Governo, sindacati e Alitalia si incontrano mentre il traffico aereo non si è ancora normalizzato, a causa dellÂ’”effetto trascinamento” degli oltre mille certificati medici presentati nei giorni scorsi dagli assistenti di volo. La crisi delle compagnie aeree è un problema europeo, che andrebbe affrontato liberalizzando il settore, permettendo a compagnie a basso costo di accedere ad aeroporti e rotte più accessibili. I certificati medici artefatti sono un problema italico. Contrariamente a quanto spesso sostenuto in questi giorni, possono essere contestati dal datore di lavoro in un’ampia gamma di casi. E i sindacati farebbero bene a prendere decisamente le distanze da queste forme di malcostume che incrinano l’immagine delle organizzazioni dei lavoratori.
A livello europeo non vale, invece, la pena di regolamentare le pensioni pubbliche. Chiudiamo il nostro forum sulla “Maastricht delle pensioni”. Promettendo di continuare a seguire le riforme, paese per paese, il livello giusto a cui queste riforme vanno condotte. Torniamo sul caso tedesco e l’agenda 2010, un tentativo di allungare l’orizzonte dell’azione di Governo. Presto parleremo di pensioni francesi.

Alitalia: un’Italia senza ali

Da sempre molto protetto, il settore aereo dovrebbe approfittare della crisi per avviare una vera liberalizzazione, magari ricorrendo a sostegni economici concordati a livello europeo. Finalmente si aprirebbero spazi maggiori alle compagnie low-cost, con benefici in primo luogo per gli utenti.

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