DOMENICA 23 AGOSTO 2026

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Ma il pubblico non ha colpe

La spesa del settore pubblico per R&S è sullo stesso livello degli altri Paesi. Mancano invece gli investimenti privati e in particolare quelli dell’industria manifatturiera. I motivi? Imprese troppo piccole, che operano in settori a scarso contenuto tecnologico, oltre al basso livello di istruzione della forza lavoro. La soluzione non è allora nei generosi incentivi ai privati, ma in una politica di valorizzazione del capitale umano. E rinunciando a proteggere le produzioni industriali più tradizionali.

Perché l’università torni alla ricerca

Servono centri di eccellenza con più ricercatori e più giovani, finanziati attraverso un sistema di distribuzione dei fondi pubblici sul modello inglese. E il riconoscimento della distinzione tra “research” e “teaching universities”. Evitando le relazioni troppo strette con l’industria che impediscono l’esplorazione di opportunità radicalmente nuove. Se l’accademia fa bene il suo mestiere, sono le imprese stesse che si preoccupano di costruire con i ricercatori legami proficui per entrambi.

I rischi della Golden Rule

Investimenti in grandi opere e ricerca fuori dalla spesa pubblica e quindi dai vincoli imposti dal Patto di Stabilità: è una ricetta che non garantisce il rilancio dellÂ’economia, come dimostra il caso-Giappone. Può diventare invece un’ottima scusa per abbandonare il rigore nei conti pubblici. Perché la “regola d’oro” funziona bene solo se la si applica come nel Regno Unito, ovvero mantenendo la sostenibilità della politica fiscale.

sommario 1 luglio 2003

Si inaugura la Presidenza Italiana dell’Unione Europea. Il Governo ha da tempo caldeggiato la proposta di escludere la spesa per ricerca dal computo del deficit pubblico, ai fini del rispetto del Patto di Stabilità e Crescita. Sarebbe però forse più opportuno finanziare a livello europeo i programmi di ricerca di base, perchè questi generano effetti positivi su tutti i paesi dell’Unione. La Convenzione e la parziale riforma della politica agricola completata in questi giorni offrono spazio per una gestione di questi beni pubblici a livello comunitario. In Italia, i problemi della ricerca vanno risolti non tanto destinando più risorse pubbliche alla ricerca e sviluppo, quanto incoraggiando lÂ’accumulazione di capitale umano. Formazione e riforma dellÂ’università sono due componenti chiave di una strategia per superare un modello di specializzazione sempre più vulnerabile. Non guasterebbe poi la rinuncia a tentazioni colbertiste che poco farebbero se non proteggere le imprese che operano in settori tradizionali, lontani dalla frontiera tecnologica. Occorre anche migliorare l’utilizzo delle risorse esistenti: molte imprese non ricorrono ai finanziamenti pubblici disponibili, perchè scoraggiate dagli oneri burocratici. Per la ricerca universitaria, che deve essere in primo luogo “ricerca pura” e non applicata, occore invece utilizzare al meglio le risorse scarse  puntando sulla formazione di “centri di eccellenza”.

Bulimia

Ma che ingordigia, Signor Cavaliere,
l’ho ancor negli occhi, con tutta la corte
non truppe azzurre bensì rossonere
lo sguardo fisso: “O Manchester o morte!”

Ci aveva descritto la sua visione,
di esser costretto a continue vittorie
il cupo destino, la maledizione,
la sua bulimia a cercar nuove glorie.

Pensai, starà calmo le prossime sere,
la Coppa è ormai vinta, si è tolto un bel cruccio;
macchè, Lei già allunga la mano al Corriere
s’è tolto alla fine dai piedi il Ferruccio

Certo, era tempo che lei lo marcava,
tipo tranquillo, ma tipo molesto
le suscitava una voglia di clava
quel direttore del Manifesto

Nelle colonne di via Solferino
qualche sorpresa era sempre in agguato
certo, non massi, al più un sassolino
piccola taglia ma assai acuminato.

Contro la guerra o su certi processi,
o a richiamar gli azionisti distratti
quando è servito dir no a certi eccessi
il buon Ferruccio non è sceso a patti.

Che può la coerenza unita al potere!
Lei, così attento a certi contagi
tutti gli sforzi di farlo tacere
per poi ritrovarsi al Corriere quel Biagi!

Così un altro pezzo di Italia civile
arretra e si assesta su ambigue frontiere
E’ troppo urlare che brucia il fienile?
Dopo la Rai è toccato al Corriere.

Quel che accade in consiglio comunale…

Egregio Signor sindaco Albertini,
i milanesi son suoi cittadini,
ricordano ciò che lei gli promette
e non fa nemmeno se alle strette:

è commissario per l’inquinamento
ma il respirare è sempre più un tormento;
pur di fare approvare il comunale
bilancio, fa qualche «scherzo banale»:

emendamenti fotocopia in bianco,
chiede la polizia in aula al prefetto
per sedare l’«opposizione-branco»

che vuol solo il rispetto della legge!
L’Ulivo ha dei cittadini rispetto,
ed il suo ultimo alibi più regge!

RAI

Ciao Paolo
Ingenuamente avevamo sperato
stai un pò a veder che su quella poltrona
fatto un pò d’ordine, steso il bucato
ci hanno mandato una brava persona

L’identikit sembra quello più adatto
colto, perbene, senza estremismo
il Paolo Mieli non teme ricatto
e poi ha creato il cerchiobottismo!

ma sin da subito han precisato
che non gradivano un indipendente
e che il suo solo e vero mandato
era di fingersi il Presidente

Chi decideva e deciderà
continua ad essere il fido scudiero
l’abbronzatissimo arcigno Saccà
che prende ordini solo al maniero

Quando il buon Mieli ha alzato la voce
sui giornalacci di moglie e fratello
è incominciato un rombo precoce
hanno iniziato a fare un macello

Guarda sto qui, si è proprio montato
meriterebbe una bomba all’uranio
pensa che vuole esser pagato
gli stessi soldi di Alda d’Eusanio.

Così è finita anche questa puntata
certo qualcuno oramai delinque
tanto la Rai va smantellata
e rimarremo con Canale cinque.

Gli scambi di energia vanno all’asta

Il recente regolamento europeo prevede che la gestione degli scambi di energia elettrica sia effettuata attraverso meccanismi di mercato. Una soluzione che non piace ai grandi consumatori italiani perché li priva del sussidio implicito garantito finora dal razionamento delle quantità. Ma per l’Italia potrebbe essere l’occasione per uscire dalla condizione di Paese meno competitivo in Europa in questo settore.

Gli enti locali ci regalano il black-out

Le interruzioni di corrente elettrica registrate in questi giorni rivelano un rischio “crisi californiana” per l’Italia. Dove si produce poca energia e dove i progetti per costruire nuove centrali o nuove linee per l’importazione sono bloccati da comunità e enti locali. Poco lungimiranti, questi ultimi, di fronte a opere necessarie, ma forti dei poteri che la riforma costituzionale del 2001 ha loro attribuito sull’intero sistema energetico nazionale.

Il bicchiere mezzo pieno dell’occupazione

Il processo di espansione del mercato del lavoro iniziato a metà degli anni Novanta non si è interrotto. Aumenta, però, il divario tra Nord e Sud, mentre dietro gli aumenti di occupati nelle costruzioni potrebbe esserci l’emersione di lavoro irregolare. Le limitazioni ai co.co.co previste dalla Legge 30 sono comunque un segno di coraggio, giustamente dimostrato in un momento di crescita occupazionale.

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